Vedi ultimo messaggio Nicchi: «La VAR subito e gli arbitri parleranno»

«Per una settimana si è parlato del nulla: era stata una bella partita, meritava un finale diverso. Gli arbitri sono la parte
più responsabile del sistema calcio, senza di noi tutto si ferma. Ho visto esempi scellerati e letto dichiarazioni fuori luogo di tesserati e giornalisti. Volete che gli arbitri parlino? Ci stiamo pensando. Ma come si fa nel 2017 a fare titoli e intere trasmissioni sulla sudditanza psicologica? Poteva andar bene 40 anni fa quando la tv non dimostrava gli errori dei direttori di gara. Ora se sbagliamo lo si sa dopo una manciata di secondi. E chi commette una svista rischia di andare a casa: parliamo di persone che fanno l’arbitro a tempo pieno». Marcello Nicchi, presidente dell’Aia, non nomina mai Juventus-Inter e il diluvio di discussione piovuto sul capo degli italiani dopo la direzione di Nicola Rizzoli. Ma affonda lo stesso i colpi annunciando novità importanti: una «sperimentazione» degli arbitri che li porterebbe almeno una volta al mese a spiegare le scelte; l’idea di usare la moviola on line (con la possibilità di cambiare la decisione se sbagliata) già nella prossima finale di Coppa Italia; la conferma che Rizzoli dirigerà anche nella prossima stagione. E altro ancora. Fischio d’inizio.

Quale sarebbe la sede giusta per far parlare gli arbitri?
«Si può valorizzare la riunione annuale che abbiamo con capitani e allenatori. La mia idea è questa: facciamola una o due volte ogni mese con calendario stabilito in estate. In quel giorno, dopo che il giudice sportivo ha deliberato, noi daremo tutte le spiegazioni, facendo vedere i filmati a supporto».

Spesso i club mandano i rincalzi e i giornalisti sono tenuti fuori.
«E io li vorrei dentro in modo che possano fare domande e ascoltare cosa dicono calciatori o allenatori. Ci sarebbero vere lezioni di regolamento. Servono, perché è sconosciuto alla maggior parte dei tesserati. E si fanno danni, ex arbitri compresi che non sono aggiornati sulle direttive. E’ un effetto domino: il tifoso si fa un’idea su una informazione sbagliata. Per non parlare della giungla di social e web, dove passa di tutto».

E quindi lì voi spieghereste anche eventuali errori?
«Certo. Quando c’è da chiedere scusa, lo facciamo. Ma devono essere errori chiari, non episodi interpretabili come quelli che hanno scatenata l’ultima gazzarra e portato un ex arbitro, che ha un cognome pesante come Lo Bello, a definire Rizzoli un don Abbondio. Rizzoli, quello che ha diretto la finale mondiale... Un delirio che purtroppo è stato pubblicato. In compenso nessuno ha detto nulla sul fatto che gli arbitri in A siano spesso circondati dai giocatori: non si può fare. E aggiungo: tirare una pallonata verso il direttore di gara è gravissimo. Forse non lo fanno neppure in Terza categoria».

C’è quindi un’apertura su un tema delicato come restituire la parola agli arbitri?
«Non c’è bisogno di restituire nulla: in questi anni abbiamo autorizzato tante interviste nella speranza di favorire un clima diverso. Ora è stato fatto un passo indietro, non per colpa nostra. Ma spiegare è sempre utile, specie ora che è in arrivo la VAR. Quindi troviamo una soluzione anche per anestetizzare certe imboscate».

A cosa si riferisce?
«Perché mandare una troupe sotto casa di un arbitro in modo da cercare lo scoop (il riferimento è alle Iene, ndr)? Rizzoli ha cercato di tenere un profilo basso, senza fuggire. Magari ha detto qualche frase di troppo, ma è facile estrapolare quelle sbagliate in un discorso di un’ora. Ecco perché vogliamo che gli arbitri spieghino, ma nelle sedi giuste. E con i professionisti del settore».

L’Italia è lanciata verso l’introduzione della VAR già nella prossima stagione. Che ne pensa?
«Spero arrivi presto. Vorrei averla già nella prossima finale di Coppa Italia. Chiederemo l’autorizzazione alla Fifa. Potremmo averla».

Per lei la Var è utile?
«Certo, sugli episodi chiari ci evita degli errori. I primi a non volerli sono gli arbitri. Sono curioso di vedere cosa accadrà quando sarà a regime, magari le polemiche si sposteranno sui registi tv. Come accaduto di recente. Comunque la VAR è una svolta».

Prima ha parlato di calciatori e tecnici che non conoscono il regolamento, un esempio?
«In Italia a ogni fallo si va dall’arbitro per protestare. Non si può fare, è giallo automatico. A chiedere spiegazioni è tenuto solo il capitano: in modi garbati e deve mantenere una certa distanza. Il nostro modello di riferimento in situazioni simili è Orsato: li ferma a un metro da lui. Altrimenti passano messaggi sbagliati e le conseguenze le pagano i giovani arbitri».

Intende il problema violenza?
«Ovvio, al 31 gennaio ci sono già state 200 aggressioni. La Sicilia ha il triste primato con 49. Ecco perché i calciatori e gli allenatori professionisti hanno una enorme responsabilità. Non si può accerchiare l’arbitro, mandarlo a quel paese, mettergli una mano addosso, o parlarne male quando si perde. E’ mancanza di cultura sportiva. E spero si prenda esempio dal rugby dove hanno appena radiato un giocatore che aveva colpito un arbitro donna. È ora di farlo pure nel calcio».

Al di là delle polemiche, il vostro campionato come sta andando?
«Bene, specie se si fa rumore dopo una gara senza errori evidenti. Ma non basta. La Var ci aiuterà, ma ora non c’è».

Dopo quello che è accaduto in Juventus-Inter è a rischio la deroga per Rizzoli?
«Rizzoli non ha bisogno di nessuna deroga: è stato confermato internazionale fino al prossimo 31 dicembre e quindi andrà avanti di sicuro. Semmai la deroga potrebbe averla Damato che ha lasciato il posto in Europa a Irrati: ci sembra giusto che continui fino ai 45 anni».

Gli addizionali con la Var saranno pensionati?
«Sì. Andranno ai monitor».

Elezioni Figc, l’Aia è per Tavecchio o Abodi?
«Restiamo lontani dalla guerriglia di questi giorni. Non abbiamo deciso, lo faranno i delegati. Tavecchio è stato corretto con noi, insieme abbiamo lavorato bene. Nulla da dire sul presidente, semmai non ci piace quello che ruota intorno a lui».

Fonte:
Francesco Ceniti per La Gazzetta dello Sport del 18/02/17

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