Vedi ultimo messaggio Michael Oliver al Daily Mail

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Riporto dalla pagina facebook “Roba da Arbitri” la traduzione di uno stralcio dell’intervista concessa al Daily Mail da Oliver. Sotto c’è il link per l’intervista completa, ovviamente in inglese. Diversi spunti interessanti, tra cui il dover dichiarare la squadra per cui il singolo elemento in organico fa il tifo.

INTERVISTA A MICHAEL OLIVER.

La federazione Inglese ha autorizzato Michael Oliver, uno dei loro arbitri più famosi a dare una intervista ufficiale al Daily Mail. E' in inglese ma abbiamo tradotto per voi le parti principali. Eccole:

"Amo il mio lavoro, amo lavorare con i migliori calciatori, nel miglior campionato, nei migliori stadi di fronte al pubblico migliore al mondo".

"Sono un tifoso sfegatato del Newcastle United quindi capisco i tifosi, so cosa vuol dire quando un arbitro ti da una decisione contro. E nei fatti ogni decisione contro il Newcastle da parte dei miei colleghi è una decisione sbagliata (ride)".

Non se la prende coi tifosi, perchè li capisce, sa che la loro è una reazione spontanea e non indirizzata a lui in maniera personale. Nemmeno quando le contestazioni diventano davvero cattive e pesanti. Parla volentieri della gara fra Juventus e Real Madrid di tre anni fa. “Era chiaramente un rigore, nessun dubbio in merito”.

Ricorda meno volentieri quanto seguì alla gara, e in particolare gli insulti e le minacce rivolte a sua moglie Lucy, anch’essa un arbitro, “vai a lavare i piatti, ammazzeremo tuo marito”. Ricevettero lettere e chiamate minatorie dai tifosi Juventini, “morirete tutti, te e quel f.....o b......o di tuo marito”.

Parla del VAR. “So benissimo che il VAR è diventato quasi un’ossessione per alcuni. Io sono a favore. E sono convinto che per quanto sia criticato, se lo togliessimo, sentiremmo gli stessi che ora si lamentano dire: “ah quello sarebbe stato un rigore col VAR”. Avranno sempre una scusa da usare per attaccare gli arbitri”.

Contesta la visione secondo la quale il VAR si sta sostituendo agli arbitri: “alla fine a prendere la decisione sono sempre io. In campo ci sono io. Se prendo la decisione giusta subito, il VAR non sarà mai interpellato. Se invece interviene, mi da una seconda occasione per correggermi. Non ci vedo nulla di male”. “E’ vero ci sono polemiche, soprattutto sulla definizione di “chiaro errore”, ma ci sarà sempre, non faremo mai contento tutti. Rimarrà sempre un’opinione, una cosa soggettiva. Se fossimo tutti assieme su Zoom a riguardare un episodio, diciamo 16 persone in tutto, ci divideremmo 8-8, 9-7 o 10-6, non ci sarà mai unanimità”.

“Credo che il VAR tutto sommato sia di grande aiuto per il calcio. Ci sono decisioni più giuste. I giocatori ti accettano di più, soprattutto se rivedi la decisione al monitor. E soprattutto più occhi guardano la decisione, non solo i tuoi. Di conseguenza sei doppiamente sicuro di aver presto la decisione giusta”.

“Il calcio è anche diventato uno sport più corretto. Non ci sono più tante trattenute in area come 3 o 4 anni fa, proprio perchè i giocatori sanno che c’è il VAR. Inoltre non ci sarà mai più una squadra che vince per un gol in fuorigioco all’ultimo minuto”.
“Inoltre, ma altrettanto importante, gli arbitri grazie al VAR ricevono meno contestazioni e insulti”.

Non nasconde però che ci siano ancora errori da parte degli arbitri. “E’ inevitabile. Penso alla gara di qualche settimana fa fra Liverpool e Everton, che arbitravo io. E in particolare all’infortunio di Virgil van Dijk in seguito ad un intervento di Jordan Pickford”. “Io e gli altri arbitri ci siamo distratti a causa di un fuorigioco difficile da valutare, e ci siamo completamente dimenticati di Pickford e dell’espulsione che avremmo dovuto dargli. E per questo non posso che chiedere scusa, siamo uomini e sbagliamo anche noi”.

_____

Parla poi dei suoi colleghi arbitri e dell’approccio che hanno alle gare, soprattutto da un punto di vista di personalità. “Ogni arbitro è diverso. Ognuno ha il proprio stile. Molti mi criticano dicendo che sono una persona “gentile ma distaccata”, come se non mi divertissi nel fare quello che faccio, ma non è così. Cerco solo di distaccarmi dai giocatori, dallo show per essere il più obiettivo possibile. Non c’è bisogno, da parte dell’arbitro, di essere parte dello show. Sono alla mia 11esima stagione in Premier League, ormai mi conoscono tutti no? (ride)”.

Parla poi dei giocatori. “Ci conosciamo tutti, non ci chiamiamo mai per numero e nemmeno loro mi chiamano arbitro”. Pensate a Kane, lo conosco da anni. In campo lo chiamo “Harry” e lui mi chiama “Michael”. Non ci vedo nulla di male. Alla fine quando arbitri questi campioni per molti anni, e più volte a stagione, è normale formare una relazione amichevole con loro, fa parte del nostro lavoro. E no, non penso che non sia professionale come qualcuno dice”. Se c’è un fallo o un rigore, lo do a prescindere e non considero se un giocatore è Harry, Kevin, Mike o chiunque altro. Alla fine arbitrare è una cosa molto “reattiva”, non hai nemmeno il tempo di pensare, devi prendere una decisione in un secondo, come fa la gente a pensare che gli arbitri facciano favoritismi?”.

Parla poi delle accuse sulle regola del fuorigioco che, secondo alcuni, “sta rovinando il calcio”. “Sento gente parlare di come sia assurdo fischiare fuorigioco per un’ascella, un dito, etc. etc. – ma non capisco seriamente questo dibattito. La regola è chiara: è fuorigioco o non lo è. Punto”. Pensate se cominciassimo a tollerare alcune cose, cosa dovremmo dire: “ah ok tu hai i piedi grandi quindi sei perdonato?”, oppure se introducessimo una tolleranza di 10 cm cominceremmo a ricevere proteste quando sono 11 perchè la gente direbbe “ma dai è solo un centimetro in più”. Il fuorigioco è una cosa fattuale, e così deve rimanere, senza tolleranze o interpretazioni.

Parla poi nuovamente della sua squadra del cuore, il Newcastle United. “Non lo arbitro mai, noi arbitri di Premier dobbiamo sempre dichiarare la nostra squadra del cuore o se un familiare lavora per un club. In questo modo non veniamo mai designato per queste squadre, è normale. Nel mio caso non arbitro mai il Newcastle, ma nemmeno il Sunderland, per ovvie ragioni”. “Se poi consideriamo che il Newcastle è spesso coinvolto nella lotta per non retrocedere, questo significa che ogni stagione, arrivati a Marzo o Aprile, la commissione non mi designa mai per una gara di una squadra coinvolta nella stessa lotta. Mi sembra giusto così, non vorrei nemmeno farlo, non ne vale la pena”.

Chiude parlando del suo futuro: “se mi piacerebbe arbitrare la finale del Mondiale? Ovviamente sì, ma ci sono troppe cose fuori dal mio controllo. E poi io tifo l’Inghilterra, e spero che ci arrivino loro, piuttosto che io”.

Intervista in inglese:
https://www.dailymail.co.uk/sport/footb ... -1J9FhKGS0

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