Vedi ultimo messaggio Allegato(i) Fabio Maresca “Ho visto i miei sogni tramutati in obiettivi”

“Mettersi sempre in discussione, anche quando le cose vanno bene”. E’ uno dei motti dell’arbitro della CAN A Fabio Maresca, nominato internazionale a dicembre 2019, a coronamento di un percorso che ha affrontato con caparbietà e determinazione, peculiarità del suo carattere temprato. Di maestri ne ha avuti tanti, tra cui l’indimenticabile Stefano Farina. Tutti gli hanno lasciato tanto, facendogli maturare quel bagaglio di esperienza che insieme alla sua fame di arrivare lo hanno portato nell’élite arbitrale.



Fabio, 38 anni, 23 nell’AIA, appartiene da sempre alla Sezione di Napoli. E’ approdato in CAN PRO nel 2010 e vi è rimasto tre anni, al culmine dei quali è stato promosso in CAN B, con una permanenza di altri tre anni. A conti fatti è alla CAN A dalla Stagione Sportiva 2016 – 2017. Diversi i riconoscimenti che ha ottenuto in questi anni. Si ricorda, in data 29 maggio 2016, il Premio ‘Giorgio Berardi’, quale miglior arbitro debuttante nella massima serie, ritirato presso la Sezione AIA di Bologna, nonché il Premio ‘Stefano Farina’, assegnatogli il 21 maggio 2018 presso il Salone d’Onore del CONI come miglior giovane emergente nella massima serie. L’ultimo importante riconoscimento che si è aggiudicato è stato il Premio Nazionale ‘Luca Colosimo’, in qualità di miglior arbitro non internazionale della massima serie, che risale al 23 maggio 2019.

Fabio, lo scorso dicembre è arrivata la nomina ad arbitro internazionale. Te l’aspettavi?
“Ho lavorato tanto per raggiungere questo obiettivo, credendoci fortemente. Negli ultimi due anni ho vissuto grandi emozioni avvicinandomi al traguardo partita dopo partita, infine la telefonata di Nicola Rizzoli che non dimenticherò”.

Ci puoi dire chi è stata la prima persona che hai chiamato appena appreso della nomina?
“Farei un torto a qualcuno… ho visto nelle persone che mi amano e che mi hanno aiutato nella mia vita e nella mia carriera una gioia addirittura superiore alla mia; la famiglia è la pietra miliare della mia vita, tutto inizia e finisce lì”.

Quali ringraziamenti ti senti di fare e a chi dedichi questo importante traguardo?
“Innanzitutto ringrazio Nicola Rizzoli che ha creduto in me e ha proposto il mio nome. Insieme a lui, ad Andrea Stefani e Gabriele Gava, due anni e mezzo fa - e dallo scorso luglio con Danilo Giannoccaro - abbiamo iniziato un percorso di perfezionamento che mi ha permesso di fare un ulteriore salto di qualità. Ringrazio il Presidente dell’AIA Marcello Nicchi che ha avallato questa scelta e un pensiero speciale va alla persona che mi ha cresciuto come arbitro sin dai tempi del Settore Giovanile, Paolo Gregoroni. Ringrazio la Squadra della CAN A e la mia amata Sezione di Napoli. La dedica è per Stefano Farina, gli devo tanto, ha fatto la differenza nella mia vita. Con Stefano sono stato promosso dalla CAN D alla CAN PRO, poi alla CAN B e infine alla CAN A. L’ultima volta che l’ho visto a dicembre 2016 mi disse di continuare a lavorare e a tenere duro perché nessun traguardo mi era precluso. Al fischio finale del derby di Milano, ho guardato il cielo per ringraziarlo. Riteneva difatti questa partita la massima espressione del calcio italiano e che quindi era un onore arbitrarla”.

Facciamo un piccolo passo indietro. Chi è Fabio Maresca fuori dal mondo arbitrale?
“Spero e credo di essere la stessa persona che intraprese l’attività arbitrale per caso 23 anni fa. Sono diventato un arbitro prima di essere un uomo e adesso non saprei più separare l’uno dall’altro, quest’esperienza mi arricchisce ogni giorno di più da tutti i punti di vista”.

Fabio, dai campi di periferia ora ti proietti in Europa. Avresti mai immaginato di arrivare così lontano quando hai iniziato la carriera da arbitro?
“Mi ritengo un uomo fortunato perché ho visto i miei sogni via via tramutarsi in obiettivi, non accontentarsi mai è una nostra caratteristica vincente”.

Cosa hai perfezionato in questi anni che ti ha permesso di fare il salto di qualità?
“La vera forza a questi livelli è quella di mettersi continuamente in discussione, soprattutto quando le cose vanno bene. Bisogna cercare sempre di fare un gradino in più, ogni volta ripartire da zero e rilanciare”.

Quali sono, secondo te, gli ingredienti che fanno grande ed unico un arbitro?
“Rimanere sé stesso fuori dal campo e trovare sé stesso sul terreno di gioco. Credo che quanto più spontanei e autentici riusciamo ad essere in partita, tanto più siamo credibili”.

Che consigli ti senti di dare ai ragazzi che da poco hanno terminato il corso e che a breve inizieranno a ‘fischiare’?
“Abbiate il coraggio di vivere il sogno dedicandogli impegno, serietà e tempo. Non tutti possiamo arrivare in Serie A, godetevi il viaggio, è quello che ci rende felici, non la destinazione (cit.)”.

Fonte:
L'Arbitro - 06/2019 - Pagg. 7-8

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