Vedi ultimo messaggio Intervista a Marcello Nicchi sulla Gazzetta dello Sport

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Tanto per iniziare, una proposta: «Sarebbe altrettanto bello se Figc e Coni sfruttassero le prossime giornate di campionato per lanciare una campagna contro le aggressioni subite dagli arbitri». E sul tavolo di Marcello Nicchi, numero uno dell’Aia, sbucano dei fogli. «Ecco, legga i dati sono aggiornati a fine aprile: in questa stagione ben 347 direttori di gara sono stati oggetto di violenza. E molti di questi sono minorenni. Vogliamo fare qualcosa? Oppure l’unico problema che interessa ai vertici è il nostro 2% per l’elezione del presidente federale? Bene, a questi signori mando un avviso: non arretriamo di un millimetro, ci difenderemo in tutte le sedi e in ogni modo. E poi è bene che se ne occupi il prossimo consiglio: stiamo lavorando per arrivare alla nuova governance».

Ci sta dicendo che con Sibilia (Lnd), Gravina (Lega Pro) e Tommasi (Aic) avete individuato il nome del nuovo presidente Figc?
«Procediamo per gradi: entro maggio illustreremo il programma e raccoglieremo le firme necessarie per la richiesta dell’assemblea elettiva al Commissario Fabbricini. Il candidato arriverà con una piena condivisione, ma non sarà nessuno di noi. Troveremo una persona all’interno del nostro mondo, niente magistrati o tecnici. E vorremmo votare entro i primi di agosto in modo da affrontare il nuovo campionato senza incertezze».

Nel frattempo Fabbricini sta trattando il nuovo c.t., siete d’accordo?
«Lui è libero di farlo, ma secondo noi è un errore. Si può andare avanti con Di Biagio, poi toccherà al nuovo presidente scegliere l’allenatore per l’Italia».

Ma non c’è il rischio che i migliori non aspettino?
«Se uno vuole davvero la panchina azzurra, ogni mese è buono».

Come mai non avete individuato un candidato comune lo scorso gennaio?A quest’ora non c’era il commissario…
«Non siamo stati bravi, ma possiamo rimediare. Anche perché chi è arrivato lo ha fatto con modi perentori, dandosi scadenze ben più lunghe di quelle previste. Di fatto ci hanno fatto un assist per ricompattarci».

Con Fabbricini e Malagò non è stato certo un amore a prima vista…
«Da parte mia c’è il massimo rispetto per il loro ruolo, semmai non è accaduto lo stesso nei nostri confronti».

Si spieghi.
«Le sembra normale che, con tanti problemi, come prima cosa abbiano pensato a buttarci fuori dal Consiglio federale? E perché? A parte la Serie A, tutte le altre componenti ci vogliono. E poi è pure una questione di tempi sbagliati: parlare di questa cosa sul finale della stagione, quando ogni gara è decisiva, turbando la serenità degli arbitri. Un clamoroso autogol».

Ma è così importante per l’Aia quel 2%?
«Sì, perché applica il principio della rappresentanza democratica previsto dal 2004 nella legge Melandri. Ripeto: rappresentanza democratica. Da 14 anni nessuno l’ha mai messo in discussione, neppure il commissario ad acta Napolitano, figlio di Giorgio ex presidente della Repubblica, che nel 2012 varò il nuovo statuto Figc».

Secondo Malagò siete più indipendenti e autonomi senza quel 2% e Calciopoli, da lei evocata come rischio, lo dimostrerebbe.
«Non replico al presidente Coni. Semmai ricordo un po’ a tutti che, ai tempi di Calciopoli, i dirigenti della A chiamavano designatori e presidente Aia, lamentandosi degli arbitri, facendo ricusazioni. Cose squallide. Adesso le risposte le diamo negli incontri ufficiali, ma forse qualcuno ha nostalgia del passato e ci vuole sotto le loro dipendenze. Ma non passeranno, sappiamo difenderci».

Lo sciopero è una ipotesi sul tavolo?
«Mai usata questa parola e non lo farò ora. Dico questo: la violenza e le minacce sono roba seria. Speriamo di avere presto una Figc in grado di capire le priorità».

A proposito d’insulti, ha sentito Daniele Orsato dopo Inter-Juventus.
«Ecco, le sembra normale quello che è accaduto? Un grande arbitro come Daniele è rimasto due giorni barricato in casa con i figli, tra insulti e telefonate poco simpatiche. Tutto per una serata non felice, un cartellino non dato. Può capitare, i primi a perdere il sonno per gli errori sono proprio gli arbitri. Ma ha sentito una sola parola di solidarietà verso Orsato da Figc, Coni, Lega di A? Zero assoluto, nonostante il linciaggio continuo con notizie inventate, tipo il fratello juventino. Per non parlare delle bufale su Tagliavento con i labiali fasulli. Orsato ha le spalle larghe e tornerà più forte di prima, ma io penso ai ragazzini».


Quali ragazzini?
«Il diciassettenne picchiato una settimana fa ad Ancona in Terza categoria da un giocatore di 31 anni. Il presidente di sezione lo ha trovato in pronto soccorso con il ghiaccio sull’occhio, era ancora vestito da arbitro. E così via, ma tanto basta togliere il 2%...».

Sembra quasi un’ossessione questa percentuale...
«Lo è per qualcuno, non c’era nessuno motivo di aprire questo fronte. Vorrei capire perché, la storia degli statuti non regge».

Cambiamo discorso, capitolo Var: adesso tutti salgono sul carro del vincitore...
«Noi siamo partiti in anticipo perché abbiamo un gruppo di arbitri fantastico. Dobbiamo lavorare ancora, migliorare, ma i risultati sono ottimi e un calcio senza Var non è possibile. Per carità, abbiamo sbagliato e lo faremo ancora. Capita ai giocatori, succede agli arbitri.Mai vantaggi della tecnologia sono evidenti».

Nelle semifinali di Champions è accaduto di tutto, i club italiani gridano al complotto.
«Ma no, ci sono state delle sviste pesanti e molte ai danni delle nostre squadre,maè frutto della casualità. Certo, gli errori gravi sarebbero stati cancellati con la Var. E per questa ragione sono convinto che quanto prima avremo la tecnologia anche in Uefa».

Fonte:
Francesco Ceniti per La Gazzetta dello Sport del 04/05/18, pag.18

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