Vedi ultimo messaggio Nicola Rizzoli fra VAR, arbitraggio e lezioni di vita

Secondo un noto proverbio spagnolo, c’è una differenza abissale tra chi parla di tori e chi, invece, ha messo piede per davvero in un’arena e l’ha condivisa con l’animale. Una metafora, questa, usata anche dall’ex arbitro internazionale Nicola Rizzoli, ospite lunedì sera di una serata organizzata dalla Commissione arbitri della Federazione ticinese di calcio alla SUPSI di Canobbio.

Le persone che commentano le partite, infatti, hanno un passato da giocatore, ad alti livelli o meno, ma chi giudica le decisioni dell’arbitro spesso e volentieri non si è mai messo nei panni di quest’ultimo. E fa tutta la differenza del mondo. Un incontro, quello promosso dalla Commissione arbitri, a cui hanno partecipato circa duecento persone, tra direttori di gara e appassionati di calcio. La carriera dell’italiano è stata costellata da grandi successi, basterebbe citare la finale di Champions League del 2013 tra Borussia Dortmund e Bayern Monaco a Wembley e l’ultimo atto del Mondiale brasiliano a Rio de Janeiro, tra Germania e Argentina. Di più, per quest’ultimo evento il 48.enne modenese fu scelto dal nostro Massimo Busacca.

Il legame con il Ticino

«Il mio legame con la Svizzera e il Ticino, per questo motivo, è forte e quando posso vengo sempre molto volentieri nel vostro Cantone» racconta proprio Rizzoli. Quella dell’ex fischietto è stata una sorta di lezione, di sport ma anche di vita. È stato detto a più riprese: i punti di contatto non mancano. Sono stati tanti i temi snocciolati durante la serata, come sono tante e crescenti le sfide per la categoria, aumentate con l’uso della tecnologia. A Canobbio Rizzoli ha puntato molto sul lavoro che sta dietro, spiegando come lo scendere in campo sia solamente la punta dell’iceberg. «Occorre essere disposti a faticare, avere sempre fame e fare quello sforzo in più per trovarsi nella posizione migliore e poter giudicare in maniera corretta». Lavoro e studio, perché a detta dell’attuale designatore arbitrare di Serie A più informazioni si hanno e minore sarà la possibilità di prendere una decisione sbagliata.

No alla diplomazia

«Le decisioni che prendete non devono essere diplomatiche» prosegue Rizzoli. «Siate coscienti delle vostre scelte e fate di tutto affinché siano giuste. Poi, ovviamente, si può anche sbagliare».

Già, l’errore. Un cruccio con cui, giocoforza, deve convivere un arbitro. «Può capitare, ma si deve comunque andare avanti. Chiudere quella porta e passare oltre, altrimenti le difficoltà aumentano in maniera esponenziale».

E poi gli aneddoti, legati a sfide epiche. Come il silenzio assordante delle squadre schierate nel tunnel prima della finale dei Mondiali, a Rio de Janeiro. «Di solito i giocatori si incitano e si caricano; lì no, la tensione era davvero troppa». Momenti da pelle d’oca, ha spiegato, per cui vale la pena arbitrare e che ripagano dei mille sacrifici necessari per farcela. Aneddoti legati anche al giocatore «preferito» da dirigere: «Ho incrociato tutti i migliori giocatori, ma cito indubbiamente Roberto Baggio. Aveva, anche in campo, delle qualità umane incredibili e con lui tutto era più facile».

O ancora i momenti che precedono una battaglia, vissuti con la propria terna arbitrale, la pausa di metà tempo in cui gli sms su alcune scelte non mancavano e le pressioni dei giocatori nel tunnel degli stadi. «Ognuno deve trovare il proprio sistema per rimanere sempre concentrato e convivere con lo stress di una partita» chiarisce Rizzoli. «Io, per esempio, agli inizi parlavo da solo».

Il ruolo del VAR

Un capitolo della serata, va da sé, è stato dedicato anche al VAR. Attraverso un video, si è potuto vedere e sentire come lavorano gli arbitri nei frangenti in cui vivisezionano in pochi secondi un’azione di gioco. «La tecnologia è un supporto, un’opportuna per sbagliare meno» la chiosa di Rizzoli. «Ma la decisione in ultima istanza è giusto che la prenda chi è in campo». Per la chiosa finale Nicola Rizzoli si è rivolto, sorridendo, ai presenti: «Ognuno ha la sua finale in campo e nella vita, godetevela. E divertitevi anche».

fonte: corriere del ticino

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