Il titolo dice comunque già molto: la condotta gravemente sleale, concetto di scorrettezza alquanto recente (appena 20 anni... nulla in confronto ad altre parti del Regolamento che possono risalire agli inizi del secolo scorso); ma se ne è a lungo sentita la necessità, nell'ambito di ciò che si prefigge di punire: ovvero, il sanzionare il calciatore che, scorrettamente e slealmente, neghi alla squadra avversaria la concreta possibilità di segnare una rete (il cosiddetto professional foul).
E fin qui, fila tutto liscio: un calciatore non può assolutamente infrangere quello che è lo spirito dello sport e dell'agonismo evitando agli avversari una rete con infimi mezzucci, per cui, in base al Regolamento, deve essere espulso. Ma... è sempre così? Non voglio certo dilungarmi in questioni filosofiche — sarebbe anche controproducente: ma mi limiterò a citare l'essenziale. Ebbene, come è noto, la condotta gravemente sleale si configura soltanto in presenza dei FALLI, e non di generiche infrazioni alle Regole. Ed essendo per definizione un fallo (Reg. 12, G.P. AIA d/r 1) una delle infrazioni specificate alla Regola 12, le infrazioni che possono generare condotta gravemente sleale sono davvero poche: i falli cosiddetti "di contatto", passibili di calcio di punizione diretto, il fallo di mano, l'ostruzione e il gioco pericoloso. L'ostacolare il portiere che rinvia è un fallo, ma logicamente è impossibile "usare" questo fallo per impedire una rete avversaria.
Questo infatti salta fuori in diversi altri topic del forum, dove è stato stabilito, ad esempio, che...
• In questo topic un calciatore perde una scarpa, e successivamente, senza di essa, gioca il pallone e priva così gli avversari di una rete. Il calciatore è ammonito (
) perché giocando con un equipaggiamento irregolare commette una scorrettezza, e NON un fallo... quindi non può sussistere condotta gravemente sleale;• In questo topic un calciatore evita una rete attaccandosi alla traversa: ma non può essere espulso per lo stesso motivo di cui sopra;
• Et similia...
E adesso, sorge il mio problema... PERCHÉ? Io intendo questo quando dico che la regola non adempie al proprio scopo ed è del tutto inefficiente: la logica, la ratio che sta dietro a tutto è quella secondo cui il gesto di negare un gol alla squadra avversaria commettendo un'infrazione alle Regole sia talmente deprecabile che il calciatore deve addirittura essere mandato via dal recinto di gioco (
): ed è anche ciò che io condivido in toto. Ma allora... perché simili cavilli? Propongo quindi la seguente casistica: un attaccante dribbla il portiere ed è a 4 metri dalla porta vuota e spalancata; non ha che d'insaccare, ma un difensore avversario, non potendo arrivare in tempo, usa come ultimo asso nella manica quello di emettere un fischio con la bocca: credendo che sia quello dell'arbitro, o comunque essendone distratto, l'attaccante perde l'attimo e incespica il pallone, che quindi può essere recuperato dal portiere in ripresa. Logicamente calcio di punizione indiretto in favore dell'attacco per aver "distratto verbalmente un avversario". Ma, poiché questo è un puro comportamento antisportivo, e non un fallo... non è passibile di condotta gravemente sleale, e il difensore malefico se la cava con un giallo.E tutto ciò sarebbe corretto? Qual è la differenza fra un calciatore che con le mani ferma il pallone sulla linea e il calciatore che impedisce un'altrettanto sicura rete distraendo un avversario/aggrappandosi alla traversa/calciando un oggetto contro il pallone/ecc.? Solo perché il fallo di mano sembra più "grave"? E allora che dire dell'ostruzione? È "peggio" un calciatore che semplicemente ostacola la progressione dell'avversario, parandoglisi davanti senza neanche toccarlo, o un calciatore che commette una delle precedentemente menzionate scorrettezze? Eppure sono entrambe punite, come se non bastasse, con un provvedimento tecnico identico... ovvero il calcio di punizione indiretto. Si possono accettare le esistenti esenzioni per i quattro falli peculiari del portiere, perché in fondo gli è concesso il privilegio di giocare il pallone con le mani nella propria area, per cui almeno è "giusto" impedirgli di ricevere un cartellino per aver usufruito di questo diritto (all'interno della propria area il portiere non può essere colpevole di scorrettezze in merito al contatto mani/pallone); inoltre quando ad esempio un portiere blocca con le mani un passaggio di piede di un compagno, ferma al 99% delle volte un pallone diretto verso la propria porta... quindi significherebbe espellere quasi sempre il portiere per questa infrazione, avendo impedito agli avversari di beneficiare di un'autorete, che sarebbe scaturita se lui non avesse fermato il pallone. Ma non qui!
Concludo infine con questo estratto del Regolamento:
Regolamento ha scritto:Tuttavia un calciatore sarà espulso se impedisce la segnatura di una rete o
un’evidente opportunità di segnare una rete toccando volontariamente il pallone
con la mano. La sanzione non è dettata dal fatto che il calciatore ha toccato
volontariamente il pallone con la mano, ma dall’intervento inaccettabile e sleale
che ha impedito la segnatura di una rete alla squadra avversaria.
Al Regolamento, almeno da quanto si legge, poco frega il fatto che il calciatore abbia toccato il pallone con le mani: importa solo che ha commesso un gesto "inaccettabile e sleale"... e perciò è espulso. Cosa cambia quindi dai casi prospettati? Assolutamente nulla: ma per alcuni casi è rosso, per altri no. Va bene che la regola è recente in confronto ad altre (es. il fuorigioco), che perciò adesso, dopo varie modifiche, sono perfettamente efficienti e hanno espresso il massimo della propria potenzialità... ma accidenti, sono stati pur sempre 20 anni per la condotta gravemente sleale! Altrimenti, vorrebbe dire che l'IFAB la considera perfetta così com'è: ma in questo caso... sebbene io debba applicare il Regolamento, e così sempre farò... mi si lasci il diritto di dire, almeno fra me e me: "Mah!".
E voi che ne dite? Spero non siano solo miei vaneggiamenti!
