Ci ha lasciati Stefano Farina, aveva 54 anni

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Re: Ci ha lasciati Stefano Farina, aveva 54 anni

Messaggioda Observer il ven mag 26, 2017 10:42 pm

Acri mi ha commosso. E mi ha ricordato quanto sia importante vivere ogni istante della nostra vita, perché una volta passato quell'istante non ritorna più.

E mi è venuto in mente il mio burbero presidente, e quanto ci voleva bene.
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Sono solo i superficiali a non giudicare mai dalle apparenze (O. Wilde - Aforismi)
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Re: Ci ha lasciati Stefano Farina, aveva 54 anni

Messaggioda BlueLord il dom lug 09, 2017 8:55 pm

Mi ha colpito molto il ricordo di Stefano Farina scritto da monsignor D'Ercole, suo amico personale da anni, che ha presenziato ai funerali.
Dall'ultimo numero de l'Arbitro, da poco pubblicato sul sito AIA, mi fa piacere postarlo anche qui:

S.E. Mons. Giovanni D’Ercole ricorda Stefano Farina
“Non sto mollando di un centimetro”

“Non sto mollando di un cm”. Così mi scriveva per WhatsApp Stefano Farina il 5 maggio a pochi giorni dalla morte, quando ormai aveva capito bene quale era la diagnosi della sua malattia irreversibile. Il giorno successivo, il 6 maggio, mi ha mandato un altro messaggio augurandomi buon giorno come di consueto. E’ un testo che qualcuno gli aveva probabilmente postato: “Non ti arrendere! Il tuo problema di oggi sarà il tuo miracolo di domani. Credi nelle promesse di Dio e ringrazialo”. Il 13 maggio gli invio un video sull’impressionante processione notturna a Fatima con una scia umana infinita e lui mi risponde: “Grazie! Bellissima”. Così giorno dopo giorno ci siamo accompagnati l’un l’altro a distanza in maniera virtuale, nella speranza mia di potergli rendere visita a Genova in ospedale dove solo poche persone ormai riuscivano a vederlo. Purtroppo è morto più in fretta del previsto e l’ultimo scambio di messaggi che registro nel mio cellulare è il seguente: “Piano piano si esce dal tunnel” cui rispondo: “ Con l’aiuto di Dio e la nostra amicizia” e lui : “Grazie tvb”. Poi, alla notizia della sua morte ho letto i commenti di tanti e ho scoperto la stima di cui giustamente nutriva quest’arbitro di calcio diventato dirigente lanciato con tutta probabilità verso altri traguardi, per meriti faticosamente acquisiti sul campo. Fin dal mio primo incontro con Stefano Farina ho avuto la sensazione di avere di fronte una persona tutta d’un pezzo, dal carattere non facile, ma schietta e sincera, vera nella sostanza e non diplomatica nei modi perché senza finzioni e compromessi. E’ stata una sensazione, dicevo, che poi è diventata consapevolezza e questo ha fatto crescere la nostra relazione in un clima di reciproco rispetto e stima sino alla fine, all’epilogo difficile dellam malattia e delle ultime speranze mai tramontate non arrendendosi davanti alla prepotenza del male che l’ha distrutto a piccoli colpi con il definitivo e veloce attacco conclusivo che l’ha visto spegnersi prima del previsto. Posso dire a ragione che se n’è andato da vivo e, se anche apparentemente pare che abbia trionfato la morte, nella lotta il vero vincitore è lui. In effetti, la vicenda umana dell’amico Stefano Farina, arbitro arrivato al top della classifica e poi chiamato a essere dirigente stimato e ben voluto e guida di giovani in carriera per me non finisce con la sua morte. Di lui non resta solo il ricordo di un professionista serio e motivato, ma anche l’esempio d’un uomo coerente fino all’impossibile e di un credente che non s’arrende davanti alle contraddizioni della vita e alle fatiche dì un percorso cristiano che mostra le sue difficoltà quando occorre seguire il Vangelo senza facili accomodamenti. L’ho visto sempre lucido ed esigente con se stesso, altrettanto scomodo nel riprendere gli altri e nel chiedere a tutti quell’onestà interiore e quella coerenza di prassi quotidiana che non sempre paga in termini di immediato successo umano e di guadagno monetizzabile, ma rende persone libere interiormente e credibili in ogni loro passo. Persone che non si piegano alle regole del “fanno tutti così” perché hanno carattere e capacità propositiva. Tutti mi dicevano il giorno del funerale che questa nota distintiva del carattere gli veniva dall’eredità del padre, il “vigile” del paese da tutti stimato per la integra condotta e fedeltà al dovere. Ho capito qualcosa in più di lui dagli anziani che lo aspettavano per l’ultimo saluto davanti alla chiesa di Ovada per il funerale. Era un coro unanime di stima e di rispetto. Se n’è andato così un uomo che avrei voluto vivesse di più perché era riuscito a farsi stimare e soprattutto amare anche da chi all’inizio faceva fatica ad accettarne le spigolosità di temperamento. Ho visto piangere molti dei suoi ragazzi che mi aveva invitato a incontrare in qualche raduno, arbitri della serie C e poi della serie B ai quali mi chiedeva di tanto in tanto di non tenere conferenze e insegnamenti teorici, bensì comunicare esperienze di vita, stare con loro per aiutarli a guardare nella direzione giusta e con lo spirito giusto di chi dalla vita non cerca solo successo e guadagno. Lo sport ha le sue regole, entrare in competizione esige forza di volontà e pazienza. Ci sono momenti di gloria e occasioni di cocente sconfitta; ti ritrovi a dover lottare per andare avanti e, man mano che avanzi, diventa sempre più faticoso arrivare alla meta. Nonostante questa fatica inevitabile, se sai di avere un maestro che ti stima e un dirigente imparziale che non guarda a simpatie o a condizionamenti di ogni genere per favorire uno più di un altro, ci si sente più motivati e anche perdere ha il sapore di una vittoria, avendo fatto tutto il possibile. Per come ho conosciuto Stefano, da questo punto di vista lascia un esempio da imitare per coraggio e per verità di vita. Non si può non riconoscere questo suo tratto di umanità improntato a giustizia, che fa onore allo sport e a chi vuole difenderne con la propria testimonianza i valori educativi indispensabili per le nuove generazioni che avanzano sempre più bisognose di modelli cui ispirarsi. Si affollano in questo momento nella mente ricordi e sensazioni che ripercorrono le tante occasioni che ho avuto modo di condividere con lui ; avrei voglia di raccontarle tutte perché hanno lasciato in me traccia di indimenticabile amicizia; faccio fatica a dire tutto ciò che Stefano mi ha comunicato con le sue confidenze e le sue richieste di aiuto; sarebbe anche utile per tutti entrare nel percorso spirituale che egli ha fatto non senza dubbi ed esitazioni grazie a diversi momenti e incontri con persone e luoghi di spiritualità che l’hanno portato a sentire la fede cristiana non come un abito da mettere in qualche momento, ma come una amicizia del cuore da coltivare con Gesù, che - posso assicurare - Stefano ha sentito a suo modo presente accanto nel trascorrere dell’esistenza. E qui mi fermo, per rispetto della nostra intima riservatezza che abbraccia un’esperienza cristiana maturata negli anni e che è diventata per lui il vero motore d’ogni suo passo sorreggendolo nello sforzo finale. Gli ultimi giorni quasi tutti i giorni ci sentivamo per messaggi whats app. e ora lo ricordo nelle mie preghiere assieme alla sua famiglia e in modo speciale ai suoi figli. A proposito di famiglia, mi faccio violenza ma voglio raccontare uno dei miei incontri con Stefano che hanno dato l’impronta a tutta la nostra relazione amicale e non solo. Ero ai primi contatti con il mondo degli arbitri della serie A e B, mondo conosciuto per caso grazie all’amico Alfredo Trentalange. Stefano Farina era uno di loro. Il suo legame matrimoniale entra in crisi e si costruisce una nuova relazione. Gli scrivo una lettera dicendogli che dal punto di vista cristiano non era il massimo per un credente. Temo che la nostra amicizia finisca per naufragare prima d’iniziare la traversata. Non mi parla mai della lettera ricevuta e, con mia meraviglia, m’invita a benedire la casa dove si trasferisce con la sua nuova famiglia. Accetto e, per coerenza, prima della benedizione dico a lui ed a Emy: “come amico sono qui con voi, ma come prete non posso approvare”. Nessun commento, ma mi resi conto subito che c’era la consapevolezza dell’errore e la richiesta di aiuto per la fatica della vita in tutta la sua complessità. Mi è bastato questo per imbastire un’amicizia che è diventata con il tempo anche accompagnamento spirituale con quella comprensione per le situazioni matrimoniali difficili di cui parla ora papa Francesco. Da quel momento abbiamo cercato insieme di percorrer la via possibile del Vangelo mai nascondendo la verità o riducendone le esigenti implicanze, e tuttavia cercando nella maniera possibile la fedeltà dell’amore e confidando nella misericordia di Dio di cui la Chiesa è depositaria e dispensatrice. Grazie Stefano per la tua amicizia! Nell’attesa di rincontrarci riposa in pace!

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Re: Ci ha lasciati Stefano Farina, aveva 54 anni

Messaggioda BlueLord il sab set 16, 2017 5:45 pm

Un'intervista inedita all'ex arbitro internazionale Stefano Farina. Così l'AIA ha voluto ricordarlo a Colli del Tronto, nel corso dell'Assemblea organizzativa e tecnica dei Presidenti di Sezione.

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Re: Ci ha lasciati Stefano Farina, aveva 54 anni

Messaggioda aladar il sab set 16, 2017 6:22 pm

Che grande perdita. Non credo di sbagliare dicendo che un buon 50% del futuro dirigenziale dell'AIA se ne sia andato con lui.
Se volevo stare muta, facevo la pianista!
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