Rizzoli spinge Rocchi in finale

Tutto ciò che fa discutere sul mondo arbitrale

Rizzoli spinge Rocchi in finale

Messaggioda BlueLord il gio giu 14, 2018 8:05 am

«Difficile, ma non impossibile. E Orsato come VARista può prendersi la rivincita»

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Quattro anni dopo è bello andare in giro per i colli bolognesi: sfidare la pioggia e salire sul San Luca senza una Vespa special, ma in bici da corsa. Bello sì, ma quanta nostalgia se ripensi al Pan di Zucchero, a Rio de Janeiro e soprattutto al Mondiale del 2014 che ti avrebbe incoronato «re dei fischietti». Perché Nicola Rizzoli, oggi designatore degli arbitri di Serie A, è ancora il «campione in carica», l’ultimo arbitro ad aver diretto la finale di una Coppa del Mondo. Il passaggio di consegne (si spera) arriva con una telefonata, quando le pendenze del santuario più famoso di Bologna hanno smesso di mordere i polpacci. «Ciao, Gianluca (Rocchi, ndr). Sto pedalando, ansimo per questo. No, no, dimmi pure. Ma è bellissimo, dirigere Spagna-Portogallo è una grande cosa, segno di piena fiducia dei vertici Fifa. E poi guarda, in Brasile debuttai più o meno allo stesso modo: era il 13 giugno (ieri, ndr) e feci Spagna-Olanda, sappiamo come è finita… Ti abbraccio, a dopo».

Rizzoli, si è per caso pentito di essersi ritirato?
«No, ogni cosa ha un inizio e una fine. Era giusto dare spazio ad altri che sono colleghi e amici. Certo, il campo manca
tantissimo, specie in momenti simili. Però è splendido uguale condividere le emozioni in un’altra veste: nel 2014 chiamavo io, ora rispondo».


Azzurri a casa,ma arbitri italiani in prima fila.
«Fa piacere ed è una gratificazione per il lavoro svolto. Pure sulla Var siamo all’avanguardia: non è un caso che per la gara inaugurale ci siano ai monitor Irrati e Orsato»

Lei è l’ultimo arbitro ad aver fischiato una finale senza aiuto tecnologico. L’avrebbe detto?
«No, perché nel 2014 non c’erano le condizioni per questo passo. Ma il progresso cammina veloce ed è normale adeguarsi. Qualcuno sostiene che il calcio con la Var è snaturato, meno romantico. Allora perché usiamo tablet, telefonini e tutto il resto che prima non c’era? La tecnologia è utile, lo dicono i numeri: 117 errori evitati sono tanti».

Percentuale di sbagli scesa allo 0,89 tra A e Coppa Italia. E lei sostiene che si può far meglio…
«Migliorarci è la nostra bussola».

Che Var avremo nel 2018-2019?
«Cercheremo d’intervenire con più uniformità, quando la scelta dell’arbitro in campo non è supportabile. Per chiarire: un contatto anche minimo fa rientrare l’episodio tra quelli interpretabili e allora resta la decisione live. Se invece si basa su qualcosa che le immagini smentiscono, è tempo di Var».

Due esempi concreti?
«Il recente rigore dato alla Francia contro l’Italia: il fallo di Mandragora è minimo. In generale come penalty può essere discutibile, ma va supportata la scelta di chi è in campo esarebbe accaduto lo stesso se non l’avesse fischiato. Viceversa, in Bologna-Chievo è stato assegnato un angolo che non c’era: Verdi tocca il pallone, mentre da dietro è travolto dal difensore. Lì errore evidente, era rigore. Il Var doveva far rivedere l’azione all’arbitro a cui spetta sempre la decisione finale».

Altre cose per migliorare la Var?
«Abbiamo girato le nostre proposte all’Ifab. Due in particolare, fatte con Roberto Rosetti, responsabile del progetto italiano e anche della Fifa. La prima: dare la possibilità ai tecnici di richiedere la Var su un paio di episodi a gara. La seconda: usare la tecnologia sui secondi gialli, cosa adesso vietata».

Saranno accolte?
«Molto difficile: le eventuali modifiche al protocollo andrebbero a impattare su tutte le Federazioni. La prima è considerata pleonastica, visto che tutti gli episodi sono già vagliati dagli arbitri. Servirebbe a svelenire il clima, ma è una cosa solo italiana: in altri Paesi non c’è diffidenza verso i fischietti. Sulla seconda c’è una questione di metodologia: il primo giallo potrebbe essere ingiusto, andrebbero controllati entrambi».

Ha parlato di mancanza di fiducia verso di voi. Quanto fa male al calcio italiano questo atteggiamento?
«Moltissimo, denota poca cultura sportiva che poi si riverbera in modo drammatico nelle categorie minori. Gli arbitri aggrediti sono una vergogna, se ne parla pochissimo: ragazzini picchiati per un rigore non dato da dirigenti di 50 anni o da calciatori. Scherziamo? Bisognerebbe prendere posizione e la Figc dovrebbe sanzionare in modo esemplare gli autori delle violenze».

La fotografia è: lei e il presidente Nicchi minacciati con proiettili spediti in busta, Orsato assediato.
«Orsato ha fatto una buona stagione, purtroppo ha sbagliato una gara (Inter-Juventus, ndr) che avrebbe dato adito a polemiche comunque. Ma i grandi arbitri ripartono dagli errori, si fortificano. Orsato potrebbe prendersi una rivincita al Mondiale, fare la finale da Var. Sarebbe un giusto riconoscimento alla sua professionalità».

E Rocchi? Quante possibilità ci sono di un bis italiano?
«È difficilissimo, non impossibile. Gianluca deve pensare match dopo match. Una semifinale è alla portata, ma non mettiamo limiti…».

Propositi per la nuova stagione?
«Migliorare la comunicazione, spiegare sempre di più regolamento e direttive. Spesso gli addetti ai lavori veicolano messaggi sbagliati. E si alimenta la confusione tra i tifosi. Sul fallo genuino, ad esempio, che porta al rigore,ma non al rosso, c’è stata parecchia disinformazione».

È designatore da un anno e le tocca pedalare. A proposito: il Pan di Zucchero lo aveva scalato nel 2014?
«No, avevo altro in testa. Ma il San Luca credo sia più tosto…».

Fonte:
Francesco Ceniti per La Gazzetta dello Sport del 14/06/18, pag. 29
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