Rosetti: "Parte VAR in Champions, fuorigioco Ok, sul mani.."

Tutto ciò che fa discutere sul mondo arbitrale

Rosetti: "Parte VAR in Champions, fuorigioco Ok, sul mani.."

Messaggioda BlueLord il mer gen 23, 2019 8:43 am

«Avevamo il dovere di anticipare i tempi. Di dare agli arbitri e al calcio europeo uno strumento importante per diminuire errori che possono costare caro ai club e agli arbitri stessi. L’abbiamo fatto». Si parte subito, dagli ottavi. La Var entra in Champions League e il nuovo designatore Uefa, Roberto Rosetti, già responsabile della VAR al Mondiale, ci spiega la rivoluzione.

Era ora, no?
«In questo calcio sempre più veloce, tecnico e difficile da “leggere”, è inevitabile ricorrere alla tecnologia. Un gol in chiaro fuorigioco o segnato con la mano non sarebbe più accettato. Non dimentichiamo mai, però, che la Var non è perfetta, non risolve tutti i problemi. In campo e al video ci sono sempre uomini che possono sbagliare, anche se con l’allenamento e la futura specializzazione del ruolo lo faranno sempre meno.Mala Var sarà decisiva su situazioni oggettive come il fuorigioco: qui è impossibile pretendere la precisione umana in situazioni al limite. Esi eviterà un paradosso inaccettabile».

Quale?
«Che tutti in tempo reale possano rivedere quello che è successo, e l’unica persona che dovrebbe, per decidere al meglio, non può farlo. Sa cosa succedeva? Che a fine partita gli arbitri andavano subito a consultare i messaggi degli amici, per capire com’era andata. Purtroppo a posteriori».

Si dice: si perde tempo, il calcio si snatura…
«No, come dimostrano gli studi dell’Ifab su oltre mille partite. Si perde molto più tempo per punizioni (quasi 9’ a partita), sostituzioni, calci di rinvio (6’), rimesse laterali (7’). Ma poi, se chiedessimo a un giocatore, un allenatore, un tifoso, se è disposto a perdere un minuto e mezzo per avere una decisione corretta, cosa direbbe? Io risponderei: anche due minuti. Serve per eliminare falli gravi e violenze, per salvaguardare bellezza del gioco e incolumità dei calciatori. Proteste e simulazioni sono diminuite. E il tempo perso può essere interamente recuperato».

La Var le avrebbe fatto comodo al Mondiale 2010, quando il suo assistente convalidò un gol che sul megaschermo era fuorigioco.
«Certo. Chiesi agli arbitri di Serie A di pensare ai tre errori più gravi della loro carriera e se avrebbero potuto essere risolti dalla Var: è risultato che la tecnologia avrebbe corretto il 94%. È sui gravi errori che si decide una carriera. Non c’è arbitro che non voglia la Var».

A costo di perdere centralità?
«Non la perderà. Deciderà sempre lui. I Var al video possono solo raccomandare una revisione. Non ha senso che un arbitro possa prendere decisioni al buio, a meno che non siano oggettive. Deve rivedere, decidere e spiegare ai giocatori».

Come sarà l’arbitro di Champions?
«Forte leadership e personalità. Utilizzo del Var e capacità di comunicazione. Deve sapersi mettere in discussione perché, in caso, deve avere la forza di cambiare la sua decisione. Naturalmente deve essere preparato tatticamente e tecnicamente, essere un atleta e saper gestire la sua “squadra”».

Squadre fisse di arbitri in Champions?
«Dipende dai casi e dall’esperienza nel progetto. L’obiettivo è che parlino lo stesso linguaggio tecnico. Per la lingua c’è l’inglese, ma dove possibile creeremo squadre della stessa nazione. Rocchi potrebbe avere la sua “squadra” italiana».

Addio agli arbitri di porta?
«Sono incompatibili con la Var. Stiamo uscendo da una fase di transizione in cui lo stesso arbitro a volte aveva la Var, altre no, altre ancora gli arbitri di porta, o senza… Una confusione».

Sarà una Var meno «spettacolare» che al Mondiale?
«Avremo un Var e un Assistente Var al video, come in tutti i campionati europei, e non 4 come a Mosca. Inoltre lavoreranno sul luogo, in un van attrezzato. Non è possibile la gestione centralizzata per questioni di connettività. E ci sono una cinquantina di tv, non una come in A o al Mondiale».

Ceferin ha cambiato idea da settembre a novembre. Ha fatto bene, ma è stato lo stesso sorprendente…
«Il presidente ha un forte senso di responsabilità verso il calcio europeo. È una persona seria. Aveva bisogno di garanzie di operatività, perché ogni nazione ha un proprio broadcaster, e di tecnologia. Io gli ho dato le mie sugli arbitri. Ha fatto bene a cambiare idea quando la situazione è cambiata».

Parliamo del protocollo?
«Che dice clear and obvious mistake, cioè errore evidente e ovvio. Il protocollo è unico in tutto il mondo, ma poi bisogna applicarlo. Definisce il quadro generale e dice che la Var deve intervenire solo se l’immagine al video evidenzia un errore. Noi diamo linee tecniche specifiche per ogni categoria di situazioni. Ed è importante spiegare e comunicare agli addetti ai lavori ma anche ai tifosi. Prenda il fallo di mano…».

Non facile da gestire.
«Quando il braccio è vicino al corpo, o in una posizione congrua della dinamica del movimento, non è da punire. Diverso se il braccio è distante dal corpo in posizione innaturale o all’altezza o, addirittura, sopra il livello delle spalle. Il difensore non può ampliare il proprio corpo utilizzando le braccia per fare ostacolo. La Var interviene quando l’immagine contraddice la decisione dell’arbitro e non coincide con le linee interpretative. L’Ifab sta lavorando per definire meglio il tutto.

E il fuorigioco?
«In teoria è perfetto per la Var perché richiede una valutazione oggettiva. Abbiamo il miglior software in 3D, il CrossAir, che definisce la proiezione del corpo sul campo nel modo più preciso possibile. Un problema quasi eliminato. E la tecnologia presto ci darà strumenti più affinati».

Al Mondiale è sembrato che il protocollo fosse «allargato»: nel dubbio, controlliamo sempre al video. No?
«Non mi piace la definizione “nel dubbio andate a vedere”. È inesatto. Occorre avere immagini ed evidenze perché il controllo video in campo abbia un senso. Non deve essere un contentino. Quando un contatto è basso ed evidente, tipo sgambetto o pestone, c’è sempre un’interpretazione ma supportata da un’immagine che evidenzia il fatto, e si può intervenire, forse ampliando un po’ il concetto di “chiaro e ovvio”. Invece un contatto alto, una spinta, una carica, dipendono dall’intensità e dalla forza e l’intervento Var è più difficile. Diverso, infine, se la situazione è fuori dal controllo visivo dell’arbitro perché è un missed incident. In ogni caso, il protocollo per ora non cambierà ed è unico per tutti. Il calcio è pieno di situazioni al limite, e l’uniformità assoluta è utopia».

Cosa dirà ai suoi arbitri prima di cominciare gli ottavi?
«Decidete sempre con coraggio senza pensare alla Var. Ma, quando ci sarà una valutazione errata, quello che conta è uscire dal campo con la decisione corretta. Prima la giustizia».

L’Italia è così importante nella Var perché la moviola è nata qui?
«La Figc ha dato un contributo essenziale. Io lavoro in stretto contatto con i manager arbitrali europei e Rizzoli. In Italia, quando ero responsabile del progetto, il protocollo Ifab era solo un testo scritto: l’abbiamo fatto diventare realtà. Cominciando dalla prima partita, Italia-Francia. Gli olandesi sono i pionieri, ma l’Italia è il punto di riferimento. In preparazione del Mondiale è stato fatto un gran lavoro con Velasco Carballo, presidente degli arbitri spagnoli. Inoltre la collaborazione con il capo degli arbitri Fifa, Collina, è ottimale».

Collina di cui lei ha preso il posto.
«Ha fatto un eccellente lavoro. La proposta di sostituirlo è stata inaspettata, una grande responsabilità che premia il lavoro fatto. L’Uefa è il top. Gli obiettivi sono chiari. Garantire qualità arbitrale. Lavorare su una nuova generazione di arbitri (da agosto 13 giovani hanno debuttato in Champions). Una sfida difficile ma abbiamo idee e visione. Occorre alzare il livello e sappiamo come farlo, anche con la Var».

Fonte:
La Gazzetta dello Sport del 23/01/19, pag. 22
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Re: Rosetti: "Parte VAR in Champions, fuorigioco Ok, sul man

Messaggioda giampy1972 il mer feb 06, 2019 6:18 pm

Aria fresca.

Basta con i Collina.
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Re: Rosetti: "Parte VAR in Champions, fuorigioco Ok, sul man

Messaggioda emiro1965 il mer feb 06, 2019 6:39 pm

Decidete sempre con coraggio senza pensare alla Var. Ma, quando ci sarà una valutazione errata, quello che conta è uscire dal campo con la decisione corretta. Prima la giustizia
Pigghiete ‘u bune jurne cume vene che i malamende nen manghene
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