Grisendi, il reggiano che dà le pagelle agli arbitri di A

Tutto ciò che fa discutere sul mondo arbitrale

Re: Grisendi, il reggiano che dà le pagelle agli arbitri di

Messaggioda Observer il mer nov 04, 2020 9:52 am

Se avessi anche lontanamente immaginato di scatenare questo putiferio, mai avrei segnalato questo articolo. Solo che, essendo di 1 paginata in un quotidiano di interesse interregionale, difficile non vederlo.

Premetto che il mio è un discorso general generico, e non si deve attagliare alla situazione oggetto di questa discussione (ovvero al Collega, che nemmeno conosco).

Iniziamo con lo sfatare un mito: non è vero che un Arbitro che ha fatto al massimo l’Eccellenza o la CAI non possa essere un eccellente, straordinario OA in serie A. Ascoltato e alle volte anche rispettato.

Perché? Perché la prima qualità di un OA di serie A deve essere la consapevolezza del ruolo. Cioè devi sapere che vai a svolgere la funzione di “taglia clip” e che la tua maggiore competenza richiesta dalla Commissione è di saper stare al tuo posto, e di saper usare molto bene VLC o Quick Time. Fine, stop, punto. Poi devi essere uno che ha tanto tempo libero, da dedicare a questo hobby. Perché la commissione ti designa a qualsiasi ora del giorno e della notte, non tiene nel minimo conto la professione che svolgi, per quanto nobilitante possa essere, e una volta che ti sei fatto Milano Napoli in giornata per andare a vedere la gara al San Paolo, rientri IN SERATA e senza pernotto, a differenze delle quaterne, e il giorno dopo mezza giornata la devi passare a fare il tecnico video perché ti arriva la gara e la devi scomporre in micro episodi. E mediamente, un OA di serie A che funziona bene, tra quelli che conosco, segnala almeno una 50ina di episodi. Il tutto, per essere ben valutato ovviamente.

Che ci fa la commissione con gli episodi? Si forma una idea sulla prestazione, e li usa per didattica. Per questo alla commissione non importa un fico secco della valutazione dell’OA perché rivedono l’episodio e lo valutano ex novo. E nel caso, diventa argomento di Brief nel raduno successivo di Coverciano (almeno, per come era organizzata AIA pre COVID19).

Gli OA non fanno nemmeno più il colloquio, e per questo non avete idea di come je rode, perché il rito del passaggio delle maglie deve avvenire in modi diversi, fantasiosi laddove capita, e surrettizi. Alle volte se sei uno che sta simpatico alla società di Casa, le maglie te le fa avere il dirigente addetto all’Arbitro. Altre volte se ceni con la terna, te le portano i ragazzi (se gli stai simpatico, e soprattutto se accettano di cenare con l’OA). Altrimenti finisci il tuo mestiere, e te ne torni a casa. A meno che tu non abbia la congiunta, nel qual caso racconti all’OT quello che scriverai nella relazione, e poi tiri su le tue robe e te ne torni a casa lo stesso.

Quindi, in linea di principio, la seconda caratteristica che qualifica un buon OA è la consapevolezza della vacuità del proprio ruolo, e l’empatia. Ho conosciuto persone davvero in gamba, che comprendono lo stato d’animo del Collega che magari pensa di aver commesso un errore, e che portano il tablet in spogliatoio per rivedere l’azione assieme. E cercare di trovare un punto di analisi comune tra OA e AE sull’episodio, aiutando nel contempo il collega a fare quella che si chiama “decompressione” dall’episodio. Perché uno che canna a dare un rigore in serie A, se ne accorge. E lo sa, e se lo vive sulla pelle. E da quel momento in poi, una parte del suo cervello sarà ospitata dalla paura dello stop tecnico, e dal senso di inadeguatezza per l’errore commesso. In questo senso, l’OA poteva ai tempi quando scendeva in spogliatoio essere di grandissimo ausilio se persona dotata di empatia, e di competenza in materia, per aiutare il Collega nel percorso di accettazione dell’errore e dell’analisi oggettiva.

E qui veniamo all’ultima qualità di un OA di serie A, ovvero la competenza tecnica. Preparare la gara, e sapere di calcio esattamente come la preparano le quaterne. Ed anche qui, ho conosciuto un sacco di persone coscienziose e preparate che preparavano la gara come si deve, e che magari per hobby conseguivano il patentino UEFA B di allenatore dilettante, per imparare i moduli di gioco, gli schemi su pallone inattivo, allo scopo di mettere a disposizione del collega la propria competenza e esperienza sull’analisi di episodi oggettivi, che magari per l’AE sono ormai scontati perché entrati nella routine di una sua “comfort zone” mentale.

E questo prescinde la categoria massima di tuo impiego, questo è solo e soltanto legato a con quanto amore e coscienza svolgi il tuo ruolo.

Per converso, ci sono i fenomeni. Ci sono quelli che entrano in spogliatoio forti della loro esperienza di Arbitri di 3 categoria e pontificano. E iniziano a dire che la notifica del provvedimento disciplinare al campione che prende 20 milioni di euro al mese non è stata incisiva. Che la fase di Proximity non andava bene. E che bla bla bla … fino ad arrivare al bordo del calzettone troppo basso, o allo stemma dell’AIA storto sulla divisa.

Ecco, quando un fenomeno arriva in serie A, di solito dura poco. Perché inizia a essere “fuori dal gruppo” e a non integrarsi. E dopo che il primo Arbitro va a lamentarsi da Rizzoli, e il secondo Arbitro pure … allora scatta il campanello di allarme. E il fenomeno dura poco.

Ecco, essere un fenomeno, o essere una persona innamorata dell’AIA coscienziosa e competenze, prescindono dalla massima categoria di impiego. Sono qualità naturali dell’essere umano.

Di solito, geo politica a parte, a questo servono le congiunte per gli OA. Mica per valutare la competenza tecnica. Ma solo a saggiare la grammatura umana della persona OA.

Questa è la mia esperienza, e questo vi racconto per quello che ho visto nei miei quasi 40 anni di tessera.
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Re: Grisendi, il reggiano che dà le pagelle agli arbitri di

Messaggioda ATAF il mer nov 04, 2020 10:24 am

Grazie Obs.
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Re: Grisendi, il reggiano che dà le pagelle agli arbitri di

Messaggioda emiro1965 il mer nov 04, 2020 11:59 am

Piacevole lettura.
S’è fatta ’na certa , Mo' parte la giostra , Sai quanto te costa , È l’ultimo giro, Sì l'ultimo giro. SUBURRA, la serie
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Re: Grisendi, il reggiano che dà le pagelle agli arbitri di

Messaggioda President il mer nov 04, 2020 12:22 pm

Davvero interessante! Grazie.
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Re: Grisendi, il reggiano che dà le pagelle agli arbitri di

Messaggioda Dreamer il mer nov 04, 2020 2:53 pm

È sempre un piacere leggere i tuoi interventi, grazie Obs!
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Re: Grisendi, il reggiano che dà le pagelle agli arbitri di

Messaggioda Edwin il mer nov 04, 2020 6:44 pm

quanta verità Observer :ok
grazie per i tuoi contributi!
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Re: Grisendi, il reggiano che dà le pagelle agli arbitri di

Messaggioda divisarossa il mer nov 04, 2020 10:15 pm

Observer ha scritto:Se avessi anche lontanamente immaginato di scatenare questo putiferio, mai avrei segnalato questo articolo. Solo che, essendo di 1 paginata in un quotidiano di interesse interregionale, difficile non vederlo.

Premetto che il mio è un discorso general generico, e non si deve attagliare alla situazione oggetto di questa discussione (ovvero al Collega, che nemmeno conosco).

Iniziamo con lo sfatare un mito: non è vero che un Arbitro che ha fatto al massimo l’Eccellenza o la CAI non possa essere un eccellente, straordinario OA in serie A. Ascoltato e alle volte anche rispettato.

Perché? Perché la prima qualità di un OA di serie A deve essere la consapevolezza del ruolo. Cioè devi sapere che vai a svolgere la funzione di “taglia clip” e che la tua maggiore competenza richiesta dalla Commissione è di saper stare al tuo posto, e di saper usare molto bene VLC o Quick Time. Fine, stop, punto. Poi devi essere uno che ha tanto tempo libero, da dedicare a questo hobby. Perché la commissione ti designa a qualsiasi ora del giorno e della notte, non tiene nel minimo conto la professione che svolgi, per quanto nobilitante possa essere, e una volta che ti sei fatto Milano Napoli in giornata per andare a vedere la gara al San Paolo, rientri IN SERATA e senza pernotto, a differenze delle quaterne, e il giorno dopo mezza giornata la devi passare a fare il tecnico video perché ti arriva la gara e la devi scomporre in micro episodi. E mediamente, un OA di serie A che funziona bene, tra quelli che conosco, segnala almeno una 50ina di episodi. Il tutto, per essere ben valutato ovviamente.

Che ci fa la commissione con gli episodi? Si forma una idea sulla prestazione, e li usa per didattica. Per questo alla commissione non importa un fico secco della valutazione dell’OA perché rivedono l’episodio e lo valutano ex novo. E nel caso, diventa argomento di Brief nel raduno successivo di Coverciano (almeno, per come era organizzata AIA pre COVID19).

Gli OA non fanno nemmeno più il colloquio, e per questo non avete idea di come je rode, perché il rito del passaggio delle maglie deve avvenire in modi diversi, fantasiosi laddove capita, e surrettizi. Alle volte se sei uno che sta simpatico alla società di Casa, le maglie te le fa avere il dirigente addetto all’Arbitro. Altre volte se ceni con la terna, te le portano i ragazzi (se gli stai simpatico, e soprattutto se accettano di cenare con l’OA). Altrimenti finisci il tuo mestiere, e te ne torni a casa. A meno che tu non abbia la congiunta, nel qual caso racconti all’OT quello che scriverai nella relazione, e poi tiri su le tue robe e te ne torni a casa lo stesso.

Quindi, in linea di principio, la seconda caratteristica che qualifica un buon OA è la consapevolezza della vacuità del proprio ruolo, e l’empatia. Ho conosciuto persone davvero in gamba, che comprendono lo stato d’animo del Collega che magari pensa di aver commesso un errore, e che portano il tablet in spogliatoio per rivedere l’azione assieme. E cercare di trovare un punto di analisi comune tra OA e AE sull’episodio, aiutando nel contempo il collega a fare quella che si chiama “decompressione” dall’episodio. Perché uno che canna a dare un rigore in serie A, se ne accorge. E lo sa, e se lo vive sulla pelle. E da quel momento in poi, una parte del suo cervello sarà ospitata dalla paura dello stop tecnico, e dal senso di inadeguatezza per l’errore commesso. In questo senso, l’OA poteva ai tempi quando scendeva in spogliatoio essere di grandissimo ausilio se persona dotata di empatia, e di competenza in materia, per aiutare il Collega nel percorso di accettazione dell’errore e dell’analisi oggettiva.

E qui veniamo all’ultima qualità di un OA di serie A, ovvero la competenza tecnica. Preparare la gara, e sapere di calcio esattamente come la preparano le quaterne. Ed anche qui, ho conosciuto un sacco di persone coscienziose e preparate che preparavano la gara come si deve, e che magari per hobby conseguivano il patentino UEFA B di allenatore dilettante, per imparare i moduli di gioco, gli schemi su pallone inattivo, allo scopo di mettere a disposizione del collega la propria competenza e esperienza sull’analisi di episodi oggettivi, che magari per l’AE sono ormai scontati perché entrati nella routine di una sua “comfort zone” mentale.

E questo prescinde la categoria massima di tuo impiego, questo è solo e soltanto legato a con quanto amore e coscienza svolgi il tuo ruolo.

Per converso, ci sono i fenomeni. Ci sono quelli che entrano in spogliatoio forti della loro esperienza di Arbitri di 3 categoria e pontificano. E iniziano a dire che la notifica del provvedimento disciplinare al campione che prende 20 milioni di euro al mese non è stata incisiva. Che la fase di Proximity non andava bene. E che bla bla bla … fino ad arrivare al bordo del calzettone troppo basso, o allo stemma dell’AIA storto sulla divisa.

Ecco, quando un fenomeno arriva in serie A, di solito dura poco. Perché inizia a essere “fuori dal gruppo” e a non integrarsi. E dopo che il primo Arbitro va a lamentarsi da Rizzoli, e il secondo Arbitro pure … allora scatta il campanello di allarme. E il fenomeno dura poco.

Ecco, essere un fenomeno, o essere una persona innamorata dell’AIA coscienziosa e competenze, prescindono dalla massima categoria di impiego. Sono qualità naturali dell’essere umano.

Di solito, geo politica a parte, a questo servono le congiunte per gli OA. Mica per valutare la competenza tecnica. Ma solo a saggiare la grammatura umana della persona OA.

Questa è la mia esperienza, e questo vi racconto per quello che ho visto nei miei quasi 40 anni di tessera.

per lo stesso motivo per cui credo che prima o poi si uscirà dall'ottica che il var possono farlo solo ex arbitri top o arbitri in attività.
Una volta che si individua dove e quando intervenire, basta anche un buon arbitro di C, che comunque ha annusato il professionismo, e che ha buona dimistichezza con questi sistemi informatici, per essere un eccellente var. Con una preparazione specifica, condividendo le esperienze e i raduni con gli arbitri top. Ha piu stimolo a migliorarsi uno che ambisce a vedere grandi palcoscenici ed esser protagonsita davanti al monitor o chi, arrivato a 45 anni, è logorato mentalmente da tanti anni ad alto livello? Idem l'osservatore
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Re: Grisendi, il reggiano che dà le pagelle agli arbitri di

Messaggioda RSM_Assistant il gio nov 05, 2020 4:00 pm

cecco25 ha scritto:Argomentazione priva di senso logico , con quale assunto dici che chi la pensa in un modo sta a casa , chi la pensa in un altro allo stadio .


Caro collega,
il mio post ha un senso molto logico e gli assunti sono concreti e sono 3, cosa che tu non hai saputo cogliere per cui proverò a spiegartelo:
1) Io non ho mai detto che “…..chi la pensa in un modo sta a casa , chi la pensa in un altro allo stadio…..” ma bensì che l’Arbitro il quale pensa ed è convinto che un O.A. che non ha raggiunto sul campo i medesimi livelli di chi visiona sia soggetto a che “…..gli arbitri che va a visionare che potrebbero dargli consigli e non viceversa…..” presto o tardi (più presto che tardi aggiungo) “…..le partite le guardano in televisione (e senza la tessera in tasca), mentre coloro ai quali ".....potevano dare consigli e non viceversa....." se le guardano allo stadio, seppure in tribuna (e con la tessera in tasca)…..”;
2) Quanto sopra succede perché una simile “forma mentis” la si trova in una persona supponente, superba, presuntuosa ed irrispettosa del lavoro degli altri. Superbia, supponenza, presuntuosità e poco rispetto inevitabilmente portano l’interessato a soffrire della sindrome del “Marchese del Grillo” (io sono io, e voi non contate un c…biiiiip…o!) ed a perdere il contatto con il reale: perché “…..lui non sbaglia…..”, perché “…..lui è il migliore…..” e se qualcuno dice che sbaglia è perché “…..gli remano contro…..”, ecc. ed ogni qualvolta che un O.A. coglierà su di lui un’imperfezione, un errore (magari veniale) giù con fiumi di giustificazioni, di perché, di percome perché sono gli altri che sbagliano non essendo arrivati al suo livello (io sono io, e voi non contate un c…biiiiip…o!). Quando poi si ritrovano a casa, regolarmente gridano sempre al complotto, al solito monopolio dei raccomandati, ecc. ecc.;
3) ciò che ho detto l’ho detto per esperienza personale e penso che era facilmente intuibile. Se non sono stato chiaro mi spiego meglio assicurandoti che, se non ci fosse la legge sulla privacy, potrei citarti almeno 8 nomi tra Arbitri conosciuti e semiconosciuti che ora sono a casa grazie alla sindrome del “Marchese del Grillo”.
A costo di sembrare ripetitivo, ti ribadisco che tutti (io compreso) abbiamo qualcosa da insegnare agli altri, e tutti gli altri hanno qualcosa da insegnare a noi (me compreso), e bisogna avere l'umiltà e l'intelligenza di saper cogliere quel poco o tanto che ti può dare chi ti stà davanti, e che può aiutarti a migliorare poco o tanto che sia.

cecco25 ha scritto:un medico chirurgo laureato solo ai primi 6 anni e non specializzato é difficile che possa insegnare ad uno che si é specializzato in qualsivoglia specializzazione facendo anche i 5 anni successivi


Esempio che lascia il tempo che trova, potrei risponderti che gli antichi romani non si diplomavano geometri, non conseguivano lauree in architettura o ingegneria, non frequentavano master eppure hanno costruito ponti e acquedotti che vengono usati ancora oggi, mentre opere di rinomati ingegneri crollano dopo poco più di 60/70 anni.
A Rimini (RN), per fare un esempio, c’è il Ponte Tiberio costruito dai romani tra il 14 ed il 21 d.c. che non solo è ancora in piedi, ma viene regolarmente usato.
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Re: Grisendi, il reggiano che dà le pagelle agli arbitri di

Messaggioda kocis il gio nov 05, 2020 6:58 pm

Certo Quagliabella, concordo con te. Ma ti ricordo che se non vanno al campo in visione diretta, i 500€ di diaria non li prendono.
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Re: Grisendi, il reggiano che dà le pagelle agli arbitri di

Messaggioda Observer il gio nov 05, 2020 7:47 pm

kocis ha scritto:Certo Quagliabella, concordo con te. Ma ti ricordo che se non vanno al campo in visione diretta, i 500€ di diaria non li prendono.


e non dimenticarti le maglie :lol:

ovviamente ragazzi ... si scherza neh!
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