Grisendi, il reggiano che dà le pagelle agli arbitri di A

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Re: Grisendi, il reggiano che dà le pagelle agli arbitri di

Messaggioda andre-rm il gio nov 05, 2020 11:53 pm

divisarossa ha scritto:piuttosto è un peccato che chi finisce in C o in D debba ripartire dalla sezione come osservatore.
Sarebbe piu utile mandarlo a visionare dalla categoria appena sotto, tipo in D chi ha finito in C e alla cai chi finisce in D.
Porterebbe un apporto immediato della sua esperienza, nel ruolo che ha appena terminato. Fresco di campo.
Esser visto in D o alla cai da un osservatore di 60 anni che non vede il campo da 25 secondo me non è molto formativo specialmente nel ruolo di assistente che ha una evoluzione costante.
A parte qualche rara eccezione diventa uno scrivere bene la relazione, piuttosto che fare attività formativa e di giudizio della prestazione.


Con il massimo del rispetto, io credo che ogni associato che si rispetti, non solamente per quelle due domande ai quiz nei raduni, dovrebbe studiare il Regolamento Associativo e le Norme di Funzionamento degli OOTT.

Quello che tu dici è già previsto, già nelle NFOT da parecchio tempo. Chi fa 4 anni in CAN C, a richiesta inizia il suo percorso dalla CAN D. Chi fa meno di 4 anni alla CAN C o almeno 3 alla CAN D, inizia dalla CAI, sempre a domanda.
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Re: Grisendi, il reggiano che dà le pagelle agli arbitri di

Messaggioda Observer il ven nov 06, 2020 10:01 am

andre-rm ha scritto:Quello che tu dici è già previsto, già nelle NFOT da parecchio tempo. Chi fa 4 anni in CAN C, a richiesta inizia il suo percorso dalla CAN D. Chi fa meno di 4 anni alla CAN C o almeno 3 alla CAN D, inizia dalla CAI, sempre a domanda.


non son voluto intervenire prima, per non monopolizzare la discussione.

verissimo quello che dice andre.

mi viene in mente un esempio illuminante: collega appena dismesso dalla CAN PRO (allora si chiama così) entra nel ruolo OA in CAND. Il primo anno a sportilia le mummie (i colleghi anziani) lo guardano come un ectoplasma, mentre chi invece ha meno anni e magari ci ha arbitrato assieme pacche sulle spalle, abbracci e il rituale: "ma che ci fai qui".

persona di elevatissima struttura etica e morale. di grandissima competenza tecnica, un punto di riferimento per tutte le terne che visionava, che ne parlavano in maniera eccellente. A prescindere dai voti che assegna, cartina di tornasole che hai avuto in spogliatoio qualcuno che ti ha lasciato qualcosa a parte un numero.

poi come tutti, anche lui si è dovuto tarare nel fare le valutazioni, nella differenza tra essere OA e OT (tanti ... soprattutto tra gli effettivi, confondono i due ruoli che sono immensamente diversi) nel saper tenere alta la soglia di attenzione in spogliatoio senza mai sforare i 15 minuti di colloquio accademico senza sbrodolarsi ... 10 AE e 5 AA poi a seconda delle situazioni tecniche e di cosa è successo in campo ovviamente ci si tara anche in questo.

ma persona di altissimo valore, manager d'azienda, livello di cultura elevatissimo.

infatti ... è stato ulteriormente valorizzato e non si è fermato a fare l'OA solo in D.

una delle persone che stimo di più nel ruolo ... tanto come OA che come OT.

per questo vi dico sempre che mamma AIA in fondo è una mamma generosa: se hai qualcosa da dare e da dire, geo politica a parte trova sempre il modo di permetterti di esprimerti.
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Re: Grisendi, il reggiano che dà le pagelle agli arbitri di

Messaggioda cecco25 il ven nov 06, 2020 12:22 pm

RSM_Assistant ha scritto:
cecco25 ha scritto:Argomentazione priva di senso logico , con quale assunto dici che chi la pensa in un modo sta a casa , chi la pensa in un altro allo stadio .


Caro collega,
il mio post ha un senso molto logico e gli assunti sono concreti e sono 3, cosa che tu non hai saputo cogliere per cui proverò a spiegartelo:
1) Io non ho mai detto che “…..chi la pensa in un modo sta a casa , chi la pensa in un altro allo stadio…..” ma bensì che l’Arbitro il quale pensa ed è convinto che un O.A. che non ha raggiunto sul campo i medesimi livelli di chi visiona sia soggetto a che “…..gli arbitri che va a visionare che potrebbero dargli consigli e non viceversa…..” presto o tardi (più presto che tardi aggiungo) “…..le partite le guardano in televisione (e senza la tessera in tasca), mentre coloro ai quali ".....potevano dare consigli e non viceversa....." se le guardano allo stadio, seppure in tribuna (e con la tessera in tasca)…..”;
2) Quanto sopra succede perché una simile “forma mentis” la si trova in una persona supponente, superba, presuntuosa ed irrispettosa del lavoro degli altri. Superbia, supponenza, presuntuosità e poco rispetto inevitabilmente portano l’interessato a soffrire della sindrome del “Marchese del Grillo” (io sono io, e voi non contate un c…biiiiip…o!) ed a perdere il contatto con il reale: perché “…..lui non sbaglia…..”, perché “…..lui è il migliore…..” e se qualcuno dice che sbaglia è perché “…..gli remano contro…..”, ecc. ed ogni qualvolta che un O.A. coglierà su di lui un’imperfezione, un errore (magari veniale) giù con fiumi di giustificazioni, di perché, di percome perché sono gli altri che sbagliano non essendo arrivati al suo livello (io sono io, e voi non contate un c…biiiiip…o!). Quando poi si ritrovano a casa, regolarmente gridano sempre al complotto, al solito monopolio dei raccomandati, ecc. ecc.;
3) ciò che ho detto l’ho detto per esperienza personale e penso che era facilmente intuibile. Se non sono stato chiaro mi spiego meglio assicurandoti che, se non ci fosse la legge sulla privacy, potrei citarti almeno 8 nomi tra Arbitri conosciuti e semiconosciuti che ora sono a casa grazie alla sindrome del “Marchese del Grillo”.
A costo di sembrare ripetitivo, ti ribadisco che tutti (io compreso) abbiamo qualcosa da insegnare agli altri, e tutti gli altri hanno qualcosa da insegnare a noi (me compreso), e bisogna avere l'umiltà e l'intelligenza di saper cogliere quel poco o tanto che ti può dare chi ti stà davanti, e che può aiutarti a migliorare poco o tanto che sia.

cecco25 ha scritto:un medico chirurgo laureato solo ai primi 6 anni e non specializzato é difficile che possa insegnare ad uno che si é specializzato in qualsivoglia specializzazione facendo anche i 5 anni successivi


Esempio che lascia il tempo che trova, potrei risponderti che gli antichi romani non si diplomavano geometri, non conseguivano lauree in architettura o ingegneria, non frequentavano master eppure hanno costruito ponti e acquedotti che vengono usati ancora oggi, mentre opere di rinomati ingegneri crollano dopo poco più di 60/70 anni.
A Rimini (RN), per fare un esempio, c’è il Ponte Tiberio costruito dai romani tra il 14 ed il 21 d.c. che non solo è ancora in piedi, ma viene regolarmente usato.


Spero tu stia scherzando, perchè il tuo ultimo esempio non è condivisibile per niente, perchè in questo modo mi stai dicendo che può operare a cuore aperto anche uno non laureato o che non abbia studiato ma un minimo se ne intende o ha passione.

riguardo i primi 3 punti è sempre molto tutto soggettivo perchè ti posso fare 19-20 nomi, esempi di arbitri di serie A, che la pensano nello stesso modo mio riguardo che, chi va a visionare un arbitro di serie A-B deve quantomeno aver fatto l'arbitro a livello nazionale .
Perchè credo che un osservatore, che ha calcato come arbitro, i campi di seconda categoria della regione, come fa ad andare a vedere un arbitro di serie C che sta arbitrando in un contesto totalmente differente con delle dinamiche totalmente differenti da affrontare?
credi sempre in ciò che fai e se ad un tratto tutto sembra perduto non ti fermare perchè se vali veramente, il campo, prima o poi, lo riconosce
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Re: Grisendi, il reggiano che dà le pagelle agli arbitri di

Messaggioda MrSoul il ven nov 06, 2020 12:52 pm

Ma infatti... Nell'antica Roma non esisteva il concetto di laurea come la intendiamo noi, ma ponti e acquedotti li progettava chi aveva le competenze per farlo, non certo contadini o pescivendoli.
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Re: Grisendi, il reggiano che dà le pagelle agli arbitri di

Messaggioda Observer il ven nov 06, 2020 2:48 pm

scusate se mi permetto di intervenire, ma fare l'osservatore arbitrale non è una professione come fare lo psichiatra o l'architetto.

è una mansione sportiva, per la quale si può avere o non avere attitudine mentale.

per questo a me sembra che stiate in realtà dicendo più o meno la stessa cosa. ovvero che deve essere una persona competente a svolgere questa funzione.

Siamo fermi ed abbarbicati da un punto molto diverso ovvero: aver arbitrato nella categoria nella quqle sei impegnato, è un pre requisito necessario e sufficiente per svolgere questa funzione?

secondo me no.

secondo altri si.

chi ha ragione? onestamente non lo so. ma è bello confrontarsi su questo.
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Re: Grisendi, il reggiano che dà le pagelle agli arbitri di

Messaggioda BlueLord il ven nov 06, 2020 2:56 pm

Non c'è una risposta in assoluto, tanto che per arbitri dei massimi livelli in tutti i contesti sarà sempre impossibile trovare qualcuno pari a loro in quanto a carriera oppure di livello superiore, allora che facciamo, per questo motivo non li va a visionare nessuno? Fare l'osservatore non vuol dire per me necessariamente dover appartenere ad un livello superiore ed indottrinare il visionato su qualsiasi aspetto: può essere un semplice scambio di visioni, con consigli che possono essere dati sulla base di esperienze pregresse, che magari anche se non di serie superiore, possono essere universalmente valide. In ogni caso, rifacendosi poi ai responsabili della commissione specifica, si può cercare di rendere i parametri quanto più oggettivi possibili per una valutazione che tenda almeno a presentare punti in comune di analisi, per tutti gli elementi di un determinato gruppo. Qui non è necessario che si sia superiori: se si è arbitrato anche a bassi livelli, si capisce cosa venga richiesto agli elementi. Poi francamente l'arbitraggio nelle serie inferiori per molti aspetti è chiaramente anche più difficile, quindi di base una infarinatura ce la hanno tutti.
Chiudo con un parere assolutamente personale, potresti trovare un ex internazionale nelle vesti di osservatore assolutamente incapace, mentre magari qualcuno che si è ritirato prima anche molto in basso molto più addentro il ruolo, ci sono anche tante variabili. Poi è chiaro che, di base, non è che un osservatore vada a fare il colloquio dopo la gara esordendo con frasi come "io sono meglio di te...". Io questa cosa non la vedo, così come l'età non dovrebbe porre vincolo, un osservatore potrebbe essere anche più giovane dell'arbitro che va a visionare (questo è raro, ma potrebbe accadere).
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Re: Grisendi, il reggiano che dà le pagelle agli arbitri di

Messaggioda Observer il ven nov 06, 2020 4:01 pm

BlueLord ha scritto:Chiudo con un parere assolutamente personale, potresti trovare un ex internazionale nelle vesti di osservatore assolutamente incapace, mentre magari qualcuno che si è ritirato prima anche molto in basso molto più addentro il ruolo, ci sono anche tante variabili. Poi è chiaro che, di base, non è che un osservatore vada a fare il colloquio dopo la gara esordendo con frasi come "io sono meglio di te...". Io questa cosa non la vedo, così come l'età non dovrebbe porre vincolo, un osservatore potrebbe essere anche più giovane dell'arbitro che va a visionare (questo è raro, ma potrebbe accadere).


verissimo, accidenti se è vero. ma vi chiedete come mai non ci sono ex Arbitri di serie A o internazionali tra gli OA alla CAN adesso? Perchè lo ritengono un arretramento, una mancanza di rispetto, un depauperamento di uno status e uno spreco di capitale umano e tecnico.

Anche qua, per esperienza diretta, sapeste quanti considerano un'onta dover fare i quiz a Sportilia.

Uno dei riflessi più inaspettati della gestione Nicchi è rappresentata dal fatto che il professionismo ha portato un certo benessere economico. Uno status sociale, grana e viaggi pagati da mamma AIA.

Quando smettono, col cavolo che accettano di fare l'OA in serie A gli internazionali per diarie di circa 500 euro a gara. Vogliono il posto in commissione, o all'UEFA. E se possibile continuare a perpetuare uno status symbol fatto di lauti compensi.

Anche qua, conosco pochissime persone che si sono tenute il lavoro una volta conquistato il badge. Pochiiii ma proprio pochi. Perchè quando inizi a ingranare (di solito al terzo anno di CAN per questioni fiscali) inizi a girare in Jaguar, o in SUV. E poi è dura tornare con i piedi per terra se non ti sei pensato a una exit strategy una volta appeso il badge al chiodo.

Anche qua, potrei portare degli esempi di grandi uomini, grandi dirigenti di azienda che usavano le ferie per arbitrare e che a Agosto lavoravano. Perchè volevano a tutti i vosti tenersi il lavoro. Perchè il lavoro è la migliore exit strategy per tenere i piedi per terra.

E figurati se gente che guadagnava 200000 euro all'anno, accetta di andare a fare l'OA alla CAN.
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Re: Grisendi, il reggiano che dà le pagelle agli arbitri di

Messaggioda carloabbamondi il ven nov 06, 2020 4:13 pm

Veramente la diaria ( a gara e non a giorni di trasferta) è pari a 206 euro lordi.
Se si danno informazioni andrebbero date corrette ......
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Re: Grisendi, il reggiano che dà le pagelle agli arbitri di

Messaggioda OldRef il ven nov 06, 2020 4:33 pm

Observer ha scritto:...
Siamo fermi ed abbarbicati da un punto molto diverso ovvero: aver arbitrato nella categoria nella quqle sei impegnato, è un pre requisito necessario e sufficiente per svolgere questa funzione?
secondo me no.
secondo altri si.
chi ha ragione? onestamente non lo so. ma è bello confrontarsi su questo.

cecco25 ha scritto:...
Perchè credo che un osservatore, che ha calcato come arbitro, i campi di seconda categoria della regione, come fa ad andare a vedere un arbitro di serie C che sta arbitrando in un contesto totalmente differente con delle dinamiche totalmente differenti da affrontare?

Dissento con Cecco, concordo con Obs, a mio modesto parere è possibile che un Arbitro di terza categoria diventi un OA da palcoscenici nazionali.
Se cosi non fosse Sacchi avrebbe allenato al massimo il Fusignano in promozione invece che rivoluzionare il calcio con il suo Milan.
Nel mio piccolo il miglior OA che ho conosciuto, Commissario Speciale (il C.S. come si diceva ai miei tempi), era appunto un ex Arbitro sezionale che non aveva neppure diretto in regione a causa del suo carattere mite, ma aveva un occhio che non sbagliava sul sapere individuare il talento e/o per suggerire anche in ambito nazionale ad un DDG i punti sui quali lavorare per emergere.

Observer ha scritto:...
Uno dei riflessi più inaspettati della gestione Nicchi è rappresentata dal fatto che il professionismo ha portato un certo benessere economico. Uno status sociale, grana e viaggi pagati da mamma AIA.

Quando smettono, col cavolo che accettano di fare l'OA in serie A gli internazionali per diarie di circa 500 euro a gara. Vogliono il posto in commissione, o all'UEFA. E se possibile continuare a perpetuare uno status symbol fatto di lauti compensi.

Anche qua, conosco pochissime persone che si sono tenute il lavoro una volta conquistato il badge. Pochi ma proprio pochi. Perchè quando inizi a ingranare (di solito al terzo anno di CAN per questioni fiscali) inizi a girare in Jaguar, o in SUV. E poi è dura tornare con i piedi per terra se non ti sei pensato a una exit strategy una volta appeso il badge al chiodo.

Anche qua, potrei portare degli esempi di grandi uomini, grandi dirigenti di azienda che usavano le ferie per arbitrare e che a Agosto lavoravano. Perchè volevano a tutti i vosti tenersi il lavoro. Perchè il lavoro è la migliore exit strategy per tenere i piedi per terra.

E figurati se gente che guadagnava 200000 euro all'anno, accetta di andare a fare l'OA alla CAN.

Concordo, qualche caso di ex Arbitro "fallito" una volta tornato sulla terra lo si conosce.
A mio parere, come ho già avuto modo di osservare in passato, i soldi sono stati la vera rovina dell'Associazione, e da prima che arrivasse Nicchi. Chi arbitrava anche al top lo faceva fondamentalmente per passione mantenendo il proprio lavoro, questo aspetto dava obiettivamente piu’ libertà a discapito dei condizionamenti vari legati al mantenimento della pagnotta.
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Re: Grisendi, il reggiano che dà le pagelle agli arbitri di

Messaggioda RSM_Assistant il ven nov 06, 2020 6:10 pm

cecco25 ha scritto:Spero tu stia scherzando, perchè il tuo ultimo esempio non è condivisibile per niente, perchè in questo modo mi stai dicendo che può operare a cuore aperto anche uno non laureato o che non abbia studiato ma un minimo se ne intende o ha passione.


Non sto scherzando: ti sto esattamente ti sto dicendo che tutti possono fare tutto, a prescindere dal “pezzo di carta”, se hanno acquisito conoscenze e competenze tali da permetterglielo.
- Ligabue: era praticamente un analfabeta ma diventò un grande pittore………
- Eugenio Montale: premio Nobel, non aveva una laurea. Le sue poesie hanno segnato la storia letteraria italiana e non solo………
- Guglielmo Marconi: premio nobel, non si è mai diplomato né laureato. Se il mondo comunica è grazie a lui. Radio, tv, telefonini, navigatori satellitari, internet, grazie alla sua intuizione di sfruttare le onde elettromagnetiche per inviare segnali vocali………
- Jack Horner: paleontologo, non ha una laurea, tra l’altro consulente per i film della serie Jurassik park………
- Dean Kamen: non ha una laurea, ha costruito la prima pompa per l' insulina, una macchina per la dialisi che è grande quanto una 24 ore, una sedia a rotelle in grado di salire le scale. Persino il cuore del Vicepresidente degli Stati Uniti Dick Cheney è «alimentato» con una sorta di pacemaker inventato da lui………
- Le Corbusier: non ha una laurea, eppure è tra gli architetti più conosciuti al mondo ed è entrato nella storia dell’architettura………
- Mies van der Rohe: non aveva una laurea (e nessun altro titolo abilitativo) è entrato nei libri di storia dell'architettura………

e potrei continuare………

-- ven nov 06, 2020 8:25 pm --

MrSoul ha scritto:Ma infatti... Nell'antica Roma non esisteva il concetto di laurea come la intendiamo noi, ma ponti e acquedotti li progettava chi aveva le competenze per farlo, non certo contadini o pescivendoli.



Tutto vero e tutto giusto, va però detto che l’antica Roma, soprattutto nel periodo imperiale, attirò i maggiori architetti di tutto il mondo, ma aveva anche al proprio attivo le capacità edificative degli Etruschi, i primi ad usare gli archi, i ponti e gli acquedotti.
Il termine “Pontifex”, che fu usato e si usa ancora in senso religioso (e tra l’altro risale agli Etruschi), significava appunto “facitore di ponti”.
Nella Roma antica l'arte dei costruttori si tramandava da padre in figlio in una corporazione, con assoluto segreto all'esterno, e quindi si caro MrSoul è vero ciò che dici: non esisteva il concetto di laurea come la intendiamo noi, ed i ponti e acquedotti li progettava chi aveva le competenze per farlo, ma non esisteva proprio il concetto di studio vero e proprio e le competenze costruttive si acquisivano con una sorta di apprendistato sul campo.
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