
Il presidente federale non si ferma: dal 2026-27 gli arbitri di A e B diventano professionisti con una società indipendente solo partecipata dalla Figc. Stop alle logiche territoriali: selezione solo per competenze, stipendio fisso e Tfr. La riforma va in Consiglio federale ad aprile
Gravina non si ferma, il professionismo degli arbitri diventerà realtà. Dopo il tavolo tecnico della scorsa settimana, ieri il presidente Figc ha riunito gli arbitri, alla presenza del vicepresidente vicario dell’Aia Massini e del designatore Rocchi.
La riforma mette al centro il merito (stop alla rappresentanza territoriale) e vuole alzare il livello di una categoria in difficoltà: il modello è la Premier League inglese e la Pgmol (Professional Game Match Official Limited). E dunque: una società di diritto privata, partecipata al 100% dalla Figc, con tre membri indipendenti eletti dal CdA che a loro volta sceglieranno un direttore tecnico (ovvero un designatore) e un direttore generale.
Il professionismo riguarderà gli arbitri di serie A e B: quelli dalla terza serie in poi resteranno sotto l’Aia. La società avrà un budget iniziale di 20 milioni che arriveranno in larga parte dalla Figc.
L’obiettivo è partire già dal 2026-27. All’incontro mancava il n.1 dell’Aia, Antonio Zappi, inibito per 13 mesi. La riunione è stata giudicata positiva, il clima costruttivo. Rocchi ha posto l’accento su possibili problematiche legate alla gestione del gruppo, più importante invece l’intervento di Massini che ha chiesto una maggiore partecipazione sul controllo tecnico degli arbitri.
Ma questo non è punto che Gravina considera derogabile: la scelta del designatore spetterà ai membri della nuova società. Il numero dell’organico è da definire: i numeri attuali (40 arbitri, 66 assistenti 24 video match officer) potrebbero anche essere rivisti. Annualmente verrà stabilito un processo di promozione degli arbitri dal «vivaio» della serie C.
I direttori di gara, dopo un primo periodo, saranno inquadrati con un contratto di lavoro a tempo determinato (che includerà anche i diritti d’immagine, oggi trattati a parte), dunque con uno stipendio che prescinderà dal numero di gare effettivamente dirette. E a fine carriera sarà loro garantito un tfr. I tempi? La riforma andrà in Consiglio federale ad aprile.
fonte: corriere.it

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