Vorrei porre una questione che, a mio avviso, non riguarda soltanto il piano giudiziario, ma anche quello associativo e istituzionale.
Dalla stampa locale risulta che Francesco Di Censo sia stato rinviato a giudizio nell’ambito di un procedimento per reati fiscali e bancarotta. Naturalmente vale per lui, come per chiunque, la piena presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva. Nessuno, quindi, intende sostituirsi ai giudici o anticipare valutazioni che spettano solo alle sedi competenti.
Il punto, però, è un altro: l’AIA sapeva?
Di Censo non è un associato qualunque. Negli ultimi anni è stato presentato pubblicamente come coach e referente della formazione dirigenziale AIA, coinvolto in percorsi rivolti ai Presidenti di Sezione, ai Presidenti CRA/CPA e alla crescita della classe dirigente associativa. Successivamente, è stato anche indicato come Responsabile della Commissione di Studio per la Scuola e la Formazione Dirigenti.
Proprio per questo la domanda diventa inevitabile: al momento delle candidature, degli incarichi e delle manifestazioni di interesse interne, l’esistenza del procedimento era stata comunicata agli organi competenti dell’AIA?
La questione è ancora più delicata se si considera che i moduli di manifestazione di interesse per incarichi dirigenziali AIA prevedono dichiarazioni personali sul possesso dei requisiti e, soprattutto, sulla non conoscenza di carichi pendenti o procedimenti penali in corso. Se Di Censo era già a conoscenza della propria posizione, sarebbe importante capire se tale circostanza sia stata rappresentata correttamente e se l’Associazione sia stata messa nelle condizioni di valutare.
A margine, nella stessa vicenda giornalistica compare anche il nome di Laisa Del Ciotto, per la quale la stampa ha riportato una diversa posizione processuale. Non entro nel merito personale, ma il quadro complessivo pone un tema evidente di serenità, trasparenza e tutela dell’ambiente associativo.
Non si tratta di fare processi paralleli, né di alimentare polemiche personali. Si tratta di chiedere chiarezza su un punto semplice: l’AIA era formalmente a conoscenza della situazione di Di Censo prima di affidargli ruoli, incarichi o responsabilità formative?
Perché un conto è la responsabilità penale, che sarà eventualmente accertata nelle sedi giudiziarie. Altro conto è la responsabilità associativa, informativa e istituzionale, soprattutto quando si parla di figure chiamate a formare dirigenti e rappresentare modelli di leadership all’interno dell’Associazione.
Allego l’articolo di stampa affinché ciascuno possa leggere direttamente quanto riportato e valutare con equilibrio.

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