gad ha scritto:Assolutamente non è così. Anche tra 6 pagine di discussione sono e sarò sempre pronto a dire e sostenere che lo sputo, il pugno o quello che più preferite sono atteggiamenti scorretti, che nulla hanno a che vedere col gioco del calcio e che meritano di essere condannati. Questo non vuol dire che bisogna però fare una giustizia da piazza dove solo chi urla di più, chi pubblica l'immagine più commovente, o chi si propone come paladino dell'associazione più degli altri debba necessariamente avere ragione: fare giustizia non è questo; non è adescare le folle per portarle dove più ci fa comodo. Fare giustizia è prendere il regolamento ed il codice in mano, vedere quello che dicono, comprendere quello che è la realtà dei fatti (dove con fatti si intendono i fatti e non le parole) e quello che è il suo contorno (età del calciatore e blablablalablabla) e sulla base di queste cose comminare una sanzione.
Infatti Gad. Qui un po' tutti non stiamo a pretendere chissacchè dai giudice sportivo nè a condannarli più di tanto. Ovvio che loro cercano di fare il loro lavoro, anche se dal nostro punto di vista, magari spesso, adottano le misure minime previste. Questo topic era stato aperto per discutere l'appropriatezza o meno della lettera di Piccioni. Ci si è un po' "allargati" ma forse era inevitabile. Il concetto è, e rimane, sempre lo stesso. Le sanzioni che oggi prevede il codice di giustizia sportivo, vista la dilagante esplosione di violenza che sembra non arrestarsi, nei confronti degli arbitri, é adeguato a reprimere ma soprattutto a scoraggiare tali violenti? Questo codice di giustizia sportiva è adeguato ai tempi? Un po' tutti crediamo di no! Quindi in quest'ottica va visto lo sfogo del presidente di Jesi. Poi si può disquisire sulla forma, però credo, nella sostanza, che un presidente di Sezione, che designa 15-18 enni e sente la responsabilità della sua funzione, debba avere il diritto di lamentarsi e di "protestare", soprattutto continuando a vedere l'assoluta noncuranza di chi invece dovrebbe alzare la voce e far prendere le giuste difese degli associati all'AIA. Ribadisco: quando ho iniziato ad arbitrare io non appena si toccava l'arbitro era "ritiro tessera" automatico. E le cose (non che non ci fossero gli episodi), mi sembra che andassero meglio. Può darsi anche che non erano i tempi di oggi con la comunicazione di massa che risalta tutto, e non può essere una giustificazione il fatto che il rispetto per l'arbitro era maggiore così come era maggiore nella società il rispetto in assoluto (per gli insegnanti, per i medici, ecc...che svolgono la loro funzione). Gli arbitri, in quanto chiamati a far rispettare le regole
di uno sport, a contendenti di una
competizione sportiva, devono essere rispettati a tutti i costi. Possono anche essere criticati e spronati a prepararsi al meglio al fine di commettere meno errori possibile, ma non possono essere assolutamente essere oggetto di violenze gratuite!