da arbitro87 il mer ott 08, 2008 1:59 pm
Dall'Adige di oggi:
Dopo la stoltezza arrivano le scuse. Formali e pubbliche, in modo da lavare l'onta di quegli insulti a sfondo razzista che giovedì scorso avevano offeso l'arbitro Mohammed El Hadi a tal punto da indurlo a sospendere la partita tra San Rocco e Telve. Tutto origina quando il questore Giansante Tognarelli ha convocato lo sciagurato tifoso al posto di polizia di Rovereto per interrogarlo. Sul ritorno, il protagonista della pessima bravata si era confidato col presidente del club valsuganotto Delio Costa: «Vorrei conoscere l'arbitro di persona e chiedergli scusa - gli ha detto durante il viaggio -. Mi rendo conto di essere stato uno scemo». Costa stesso si è così fatto ambasciatore di questo desiderio, portandolo all'attenzione dei vertici del calcio regionale. Così ieri, alla sede della Figc di Trento, si sono trovati le alte cariche della federazione Ettore Pellizzari e Osvaldo Carbonari, il presidente del comitato regionale degli arbitri Denis Salati, i due presidenti delle squadre interessate alla vicenda, Paolo Marmo del San Rocco e lo stesso Costa del Telve, più l'arbitro insultato El Hadi e il suo insultatore, rimasto però in incognito. «Non volevamo esporlo al pubblico ludibrio, riteniamo che a porgere le scuse formali possa essere il presidente della società valsuganotta», hanno spiegato Pellizzari e Costa. Che si è assunto il compito di fare le scuse pubbliche all'arbitro. Per conferire solennità al momento, infatti, erano sono stati chiamati anche i giornalisti, che hanno potuto assistere alla stretta di mano tra il presidente-ambasciatore e El Hadi. A sgomberare il campo dal fastidioso sospetto che tali scuse potessero essere più frutto del calcolo in vista di una punizione meno severa per la società in sede di giustizia sportiva che l'effettivo pentimento per una enorme fesseria, ci ha pensato Pellizzari: «La giustizia sportiva farà il suo corso a prescindere da ciò che viene fatto in questa sede, solo sulla base del referto stilato dall'arbitro dopo aver sospeso la partita. Questa occasione per noi ha primariamente la valenza di dar risalto a un bel gesto, segnale di salute del mondo del calcio e l'esempio per i giovani che anche riconoscere di aver sbagliato è un valore. Fermo restando che nessuno vuol giustificare qualche comportamento sbagliato». Il primo a compiacersi e ad accettare quelle scuse tanto formali quanto - paradossalmente - invisibili è stato Mohammed. Il giovane arbitro di origini egiziane che vive a Rovereto da quasi vent'anni assieme ai genitori, frequenta il terzo anno della facoltà di lettere all'Università e dirige incontri di calcio da tre, ha preso atto del pentimento. «Lo accetto assolutamente. Ho incontrato prima l'uomo che giovedì mi aveva ripetutamente insultato e devo dire che ho apprezzato molto che sia sceso dalla Valsugana apposta per scusarsi. Non era facile, specie dopo tutto ciò che è stato detto in questi giorni. E comunque ammettere un errore è sempre una buona cosa», ha detto El Hadi. Sia Salati che Carbonari hanno sottolineato tale gesto. Salati con l'occhio dell'arbitro che vede formalmente riconosciuto il diritto alla dignità di una categoria che ogni domenica viene insultata a pieni polmoni, bene o male che faccia. Carbonari, con l'occhio federale che percepisce «il bisogno di una riflessione sul calcio come parte della società civile», e richiama gli affiliati «al rispetto delle regole e degli arbitri». Prima che il presidente del Telve Costa si sostituisse all'insultatore per i flash e le telecamere nel fare pubblica ammenda verso l'arbitro El Hadi, sia lui che Marmo, suo omologo alla guida del S. Rocco, hanno confermato la necessità che le società abbiano la responsabilità oggettiva di ciò che accade sugli spalti, oltre che in campo. Per evitare che questi luoghi siano considerati più la camera d'aria di sfogo di perdigiorno che aree di svago dove pulsano valori etici, sportivi e di educazione. In questo perfettamente in linea con le convinzioni del presidente provinciale della Figc Pellizzari. Dopo la stretta di mano, Mohammed ha spiegato la sua decisione di sospendere il match, giovedì. «In tre anni che arbitro, parole ne ho sentite molte. Però questa è stata la prima volta che ho ricevuto insulti razziali. Mi sono sentito isolato, senza nessuno che prendesse le mie difese. Ho sopportato per un po', poi - dopo aver riflettuto - ho deciso di sospendere la partita. Ma con queste scuse, lo ripeto, per me il caso è chiuso».