Un giocatore di 12 anni che prende a calci e pugni l’arbitro, e un dirigente (il padre) che in quei minuti concitati offende un collega della squadra avversaria. Dal giudice sportivo provinciale arriva una maxi squalifica di un anno e 9 mesi (fino al 31 dicembre 2015) per un esordiente del Gialloblù Campigo, e l’inibizione di tre settimane per il padre-dirigente (forse ha fatto troppo il papà).
Stando agli atti ufficiali, emerge che la partita Resana-Gialloblù del 29 marzo (girone E del torneo esordienti, vinta a tavolino dal Resana) «è stata sospesa al 16’ del terzo tempo a causa di violenza subita dall’arbitro ad opera di un giocatore del Gialloblù, che lo aggrediva prima con gravi insulti e denigrazioni, per poi passare alle vie di fatto, colpendolo con calci alla tibia e alla coscia e con pugni a livello del petto e in pieno volto, pur non provocandogli danni fisici e rilevanti dolori». «Alla vista del cartellino rosso- si legge - il giocatore colpiva il direttore di gara con un ulteriore calcio alla caviglia. Mentre i dirigenti del Resana si attivavano per proteggere l’arbitro, un dirigente del Gialloblù profferiva frasi irrispettose e blasfeme verso un dirigente della società locale e pertanto veniva allontanato dal campo».
Episodi cui purtroppo siamo abituati tra le squadre giovanili, ma raramente, per non dire mai, il protagonista ha avuto solo 12 anni. Nel Gialloblù, società con sede a Campigo, a parlare è il segretario Alberto Fusaro: «Premetto che sono al corrente dei fatti solo per ciò che è riportato nel comunicato, la vicenda sarà approfondita. Al di là che il giudice possa avere avuto la mano pesante, se a un giocatore viene inflitta una squalifica di 21 mesi vuol dire che c’è poco da difendere, anche se non bisogna sparare a zero su una ragazzo così giovane. Si cercherà inoltre di capire come hanno agito i nostri dirigenti in quel contesto: qualora non avessero avuto un comportamento etico e conforme alle regole, saranno presi provvedimenti nei loro confronti». «Qui non c’è nulla da difendere», ribadisce Fusaro, «bisogna far comprendere al ragazzo che ha sbagliato, permettendogli di far tesoro di questa esperienza negativa. Sono convinto che non è un problema legato solo al calcio. Se a 12 anni si hanno simili reazioni, significa che c’è un problema sociale, che coinvolge le famiglie e le scuole. Le società di calcio possono provare a risolverlo, ma hanno bisogno di aiuto».
Condanna da parte dell’assessore allo sport di Castelfranco, Stefano Marcon: «Da come mi viene descritto l’episodio, è un gesto da condannare sia quello del genitore, sia quello del ragazzo che, vista l’età, evidentemente non ha avuto gli insegnamenti giusti per lo sport. Bisogna interrogarsi sugli errori commessi, non è una reazione consona. Di più non posso dire, non conoscendo la dinamica nello specifico».
Fonte:
tribunatreviso.gelocal.it
