da Observer il mer ago 05, 2026 11:27 pm
io credo che l'apripista di questa cosa sia stato quel ragazzo mandato a casa dalla CAI anni orsono, che se ricordo bene era figlio di uno dei più noti cassazionisti di Roma!
Ai tempi già si prevedeva che scoperchiare questo vaso di Pandora, avrebbe portato guai inenarrabili.
Qui il problema è uno e uno solo: oggi come oggi l'Arbitro è un professionista molto ben retribuito. Ergo, un sacco di ragazzi impostano la propria vita, su questa che nasce come una passione sportiva, e che prosegue come una libera professione.
Ai tempi, si ricorreva per l'opacità nelle valutazioni.
Oggi, sinceramente non lo so, ma non penso che il leit motiv sia molto differente. Ho letto che Abisso ha chiamato in giudizio due colleghi, non ne conosco il motivo!
Quale che sia la motivazione, ha tutto il diritto di farlo. E se soccombe in giudizio, deve restare a fare il VAR per cui ha frequentato un corso, ed è stato giudicato idoneo.
La cosa divertente, è che se vince la causa, dovrà ridare indietro la liquidazione che l'AIA da un paio di stagioni elargisce.
Bisogna cambiare tutto, affinché nulla cambi!
(Giuseppe Tomasi di Lampedusa)