Di Censo rinviato a giudizio: l’AIA era stata informata?

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Di Censo rinviato a giudizio: l’AIA era stata informata?

Messaggioda vampiro69 il ven giu 26, 2026 7:15 pm

Vorrei porre una questione che, a mio avviso, non riguarda soltanto il piano giudiziario, ma anche quello associativo e istituzionale.

Dalla stampa locale risulta che Francesco Di Censo sia stato rinviato a giudizio nell’ambito di un procedimento per reati fiscali e bancarotta. Naturalmente vale per lui, come per chiunque, la piena presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva. Nessuno, quindi, intende sostituirsi ai giudici o anticipare valutazioni che spettano solo alle sedi competenti.

Il punto, però, è un altro: l’AIA sapeva?

Di Censo non è un associato qualunque. Negli ultimi anni è stato presentato pubblicamente come coach e referente della formazione dirigenziale AIA, coinvolto in percorsi rivolti ai Presidenti di Sezione, ai Presidenti CRA/CPA e alla crescita della classe dirigente associativa. Successivamente, è stato anche indicato come Responsabile della Commissione di Studio per la Scuola e la Formazione Dirigenti.

Proprio per questo la domanda diventa inevitabile: al momento delle candidature, degli incarichi e delle manifestazioni di interesse interne, l’esistenza del procedimento era stata comunicata agli organi competenti dell’AIA?

La questione è ancora più delicata se si considera che i moduli di manifestazione di interesse per incarichi dirigenziali AIA prevedono dichiarazioni personali sul possesso dei requisiti e, soprattutto, sulla non conoscenza di carichi pendenti o procedimenti penali in corso. Se Di Censo era già a conoscenza della propria posizione, sarebbe importante capire se tale circostanza sia stata rappresentata correttamente e se l’Associazione sia stata messa nelle condizioni di valutare.

A margine, nella stessa vicenda giornalistica compare anche il nome di Laisa Del Ciotto, per la quale la stampa ha riportato una diversa posizione processuale. Non entro nel merito personale, ma il quadro complessivo pone un tema evidente di serenità, trasparenza e tutela dell’ambiente associativo.

Non si tratta di fare processi paralleli, né di alimentare polemiche personali. Si tratta di chiedere chiarezza su un punto semplice: l’AIA era formalmente a conoscenza della situazione di Di Censo prima di affidargli ruoli, incarichi o responsabilità formative?

Perché un conto è la responsabilità penale, che sarà eventualmente accertata nelle sedi giudiziarie. Altro conto è la responsabilità associativa, informativa e istituzionale, soprattutto quando si parla di figure chiamate a formare dirigenti e rappresentare modelli di leadership all’interno dell’Associazione.

Allego l’articolo di stampa affinché ciascuno possa leggere direttamente quanto riportato e valutare con equilibrio.
Non hai i permessi necessari per visualizzare i file allegati in questo messaggio.
vampiro69
 
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Re: Di Censo rinviato a giudizio: l’AIA era stata informata?

Messaggioda eltorito90 il mar giu 30, 2026 10:16 pm

Il punto sollevato è corretto, ma secondo me bisogna andare oltre la semplice domanda: “l’AIA sapeva?”

Qui le domande sono almeno tre: Di Censo cosa ha dichiarato? L’AIA cosa ha verificato? Chi sapeva e ha eventualmente taciuto?

Perché se parliamo di un incarico normale, il tema è già serio. Ma se parliamo di un ruolo collegato alla formazione dei dirigenti AIA, quindi a una funzione fiduciaria, educativa e istituzionale, allora la questione diventa molto più delicata.

Non sto parlando della responsabilità penale, che verrà eventualmente accertata nelle sedi giudiziarie. La presunzione di innocenza vale per tutti. Ma la presunzione di innocenza non elimina il problema della trasparenza associativa, della correttezza delle autodichiarazioni e dell’opportunità di mantenere certi incarichi.

Il primo a dover chiarire, secondo me, è proprio Francesco Di Censo.

Se ha presentato una manifestazione di interesse o una autodichiarazione per ottenere o mantenere incarichi AIA, deve dire chiaramente cosa ha dichiarato in quel documento. Ha indicato l’esistenza del procedimento? Ha comunicato di essere a conoscenza della propria posizione? Ha informato formalmente gli organi competenti dell’AIA?

Perché se nel modulo era richiesto di dichiarare di non avere carichi pendenti e di non essere a conoscenza di procedimenti penali in corso, allora il punto non è secondario. È centrale.

Se Di Censo era già formalmente a conoscenza della propria situazione e, nonostante ciò, avesse dichiarato il contrario o avesse omesso informazioni rilevanti, allora non saremmo più solo davanti a un problema di opportunità associativa. Saremmo davanti a una possibile dichiarazione non veritiera o mendace.

E in quel caso l’AIA non potrebbe limitarsi a dire “non sapevamo” o “aspettiamo il processo”. Dovrebbe acquisire l’autodichiarazione, verificare le date, confrontarle con gli atti disponibili e, se emergesse una dichiarazione falsa o incompleta su circostanze rilevanti, dovrebbe trasmettere tutto agli organi competenti e, ove ne ricorrano i presupposti, anche alla Procura della Repubblica per le valutazioni sulle eventuali false dichiarazioni.

Questa non è una vendetta personale. È il normale rispetto delle regole.

Perché se un associato qualunque firma un’autocertificazione falsa, viene giustamente chiamato a risponderne. Allora lo stesso principio deve valere anche per chi riceve incarichi nazionali, ruoli formativi o responsabilità dirigenziali.

Anzi, dovrebbe valere ancora di più.

E qui entra anche il tema economico. L’incarico era retribuito? Erano previsti compensi, gettoni, rimborsi o somme comunque significative? Si parla di cifre importanti, anche superiori ai 20.000 euro, naturalmente da verificare documentalmente. Ma proprio per questo serve chiarezza.

Perché se un incarico comportava un beneficio economico, allora la mancata comunicazione di una situazione rilevante — se confermata — diventerebbe ancora più grave. La domanda è legittima: possibile che non sia stato detto nulla per non perdere l’incarico e il relativo compenso? Possibile che si sia preferito mantenere la posizione, arrivare a fine stagione e incassare quanto previsto?

Non lo affermo come fatto certo. Ma è una domanda che oggi l’AIA ha il dovere di porsi e alla quale deve dare una risposta.

E non basta chiedere conto solo a Di Censo. Bisogna chiedere conto anche a chi ha promosso, sostenuto o coperto politicamente quel percorso.

Si dice che questa operazione sia stata fortemente riconducibile anche ad Affinito. Bene: Affinito sapeva?

Se sapeva, perché ha taciuto?

Se non sapeva, com’è possibile che non siano state fatte verifiche serie prima di affidare un incarico così delicato?

Lo stesso vale per il quadro complessivo in cui compare anche Laisa Del Ciotto, seppure con una posizione diversa secondo quanto riportato dalla stampa. Anche qui non si tratta di anticipare sentenze, ma di capire se certe situazioni fossero note nell’ambiente e se qualcuno abbia scelto di non affrontarle.

Perché il problema vero non è solo giudiziario. Il problema è di credibilità associativa.

L’AIA chiede agli arbitri, agli osservatori e ai dirigenti di essere corretti, trasparenti e rispettosi delle regole. Bene. Allora la stessa trasparenza deve essere pretesa anche ai vertici, soprattutto quando ci sono incarichi, ruoli fiduciari e possibili compensi.

Altrimenti il messaggio diventa devastante: alla base si chiedono disciplina e autocertificazioni corrette, mentre in alto si tollerano silenzi, zone grigie e incarichi mantenuti fino all’ultimo.

E permettetemi di aggiungere anche un altro elemento, che nella Sezione di Pescara molti ricordano: diversi anni fa ci fu anche la vicenda della lotteria con il famoso motorino che sarebbe sparito o comunque non sarebbe mai stato chiarito fino in fondo. Anche lì, al di là delle responsabilità personali, il tema era sempre lo stesso: trasparenza nella gestione, chiarezza verso gli associati e capacità di dare risposte.

Quando nel tempo si accumulano episodi percepiti come opachi, silenzi, versioni mai chiarite e incarichi assegnati senza spiegazioni convincenti, non si può più liquidare tutto come polemica personale.

Qui servono risposte precise.

L’AIA dovrebbe chiarire pubblicamente:

1. Di Censo ha firmato una manifestazione di interesse o un’autodichiarazione per l’incarico ricevuto?

2. In quella dichiarazione cosa ha scritto sui carichi pendenti e sui procedimenti penali?

3. Alla data della dichiarazione era già a conoscenza della propria posizione?

4. L’AIA ha verificato la veridicità dell’autocertificazione?

5. Chi ha proposto o sostenuto la nomina era informato?

6. Affinito era a conoscenza della situazione?

7. L’incarico era retribuito? Se sì, con quale importo complessivo?

8. Sono stati già liquidati compensi, gettoni o rimborsi?

9. Se l’autodichiarazione risultasse non veritiera, l’AIA intende trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica per le valutazioni sulle eventuali false dichiarazioni?

10. L’AIA intende fare chiarezza anche su precedenti episodi sezionali rimasti poco chiari, compresa la vicenda della lotteria e del motorino?

Queste non sono accuse. Sono domande di trasparenza.

Se Di Censo ha dichiarato tutto correttamente, lo dica e mostri che l’AIA era stata messa nelle condizioni di valutare.

Se l’AIA sapeva, spieghi perché ha ritenuto comunque opportuno affidare o mantenere l’incarico.

Se nessuno sapeva, allora il problema è la mancanza di controlli.

Se invece qualcuno sapeva e ha taciuto, allora il problema è ancora più grave.

In ogni caso, il silenzio non è più accettabile.

Perché un’Associazione che pretende rigore, lealtà e rispetto delle regole deve applicare questi principi prima di tutto a sé stessa. Soprattutto quando si parla di incarichi nazionali, formazione dei dirigenti, dichiarazioni personali e soldi.
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Re: Di Censo rinviato a giudizio: l’AIA era stata informata?

Messaggioda lahir il mer lug 01, 2026 9:47 pm

la cosa bella di questo topic è che non interessa a nessuno, ma a proprio nessuno dei forumisti (se non ai due neo iscritti, cui diamo un caloroso benvenuto :lol: )
Ultima modifica di lahir il mer lug 01, 2026 9:54 pm, modificato 1 volta in totale.
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Re: Di Censo rinviato a giudizio: l’AIA era stata informata?

Messaggioda capitano78 il mer lug 01, 2026 9:49 pm

interessa a tutti ma la disillusione e così grande che ormai sono finite le parole
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Re: Di Censo rinviato a giudizio: l’AIA era stata informata?

Messaggioda lahir il mer lug 01, 2026 9:57 pm

fidati, capitano78, se interessasse a tutti non avrebbero bisogno di creare nuovi profili utenti per postare le 10 domande di Repubblica... Se interessasse a tutti saremmo a 27 pagine, centinaia di messaggi, come negli altri topic. Dài, oggettivamente, è una notizia di cronaca locale (1219 visite e 0 commenti di veri forumisti).
lahir
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Re: Di Censo rinviato a giudizio: l’AIA era stata informata?

Messaggioda arrigo il gio lug 02, 2026 8:15 am

lahir ha scritto:fidati, capitano78, se interessasse a tutti non avrebbero bisogno di creare nuovi profili utenti per postare le 10 domande di Repubblica... Se interessasse a tutti saremmo a 27 pagine, centinaia di messaggi, come negli altri topic. Dài, oggettivamente, è una notizia di cronaca locale (1219 visite e 0 commenti di veri forumisti).


Il fatto che "non interessi a nessuno" è di per sè triste: abbiamo perso la forza di indignarci e la volontà di affermare un principio .
Chiaro che se il nome fosse quello di un "vip" sarebbe più facile attrarre attenzione, ma stiamo pur parlando di una persona alla quale è stata affidata la chiave della formazione dei dirigenti di base e sulla quale è stato fatto un investimento economico e di fiducia.
Tanti anni fa mi dicevano che per fare l'arbitro devi essere al di sopra di ogni sospetto, un pò come la famosa "moglie di Cesare" che non doveva nemmeno essere sfiorata dal sospetto di un'azione disonorevole.
Evidentemente non è più così, prendiamone atto, ma non è cosa nè buona nè giusta.
arrigo
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Re: Di Censo rinviato a giudizio: l’AIA era stata informata?

Messaggioda referee15 il gio lug 02, 2026 9:38 am

C'è un po' di risposta in questo ChatGPT

eltorito90 ha scritto:Il punto sollevato è corretto, ma secondo me bisogna andare oltre la semplice domanda: “l’AIA sapeva?”

Qui le domande sono almeno tre: Di Censo cosa ha dichiarato? L’AIA cosa ha verificato? Chi sapeva e ha eventualmente taciuto?

Perché se parliamo di un incarico normale, il tema è già serio. Ma se parliamo di un ruolo collegato alla formazione dei dirigenti AIA, quindi a una funzione fiduciaria, educativa e istituzionale, allora la questione diventa molto più delicata.

Non sto parlando della responsabilità penale, che verrà eventualmente accertata nelle sedi giudiziarie. La presunzione di innocenza vale per tutti. Ma la presunzione di innocenza non elimina il problema della trasparenza associativa, della correttezza delle autodichiarazioni e dell’opportunità di mantenere certi incarichi.

Il primo a dover chiarire, secondo me, è proprio Francesco Di Censo.

Se ha presentato una manifestazione di interesse o una autodichiarazione per ottenere o mantenere incarichi AIA, deve dire chiaramente cosa ha dichiarato in quel documento. Ha indicato l’esistenza del procedimento? Ha comunicato di essere a conoscenza della propria posizione? Ha informato formalmente gli organi competenti dell’AIA?

Perché se nel modulo era richiesto di dichiarare di non avere carichi pendenti e di non essere a conoscenza di procedimenti penali in corso, allora il punto non è secondario. È centrale.

Se Di Censo era già formalmente a conoscenza della propria situazione e, nonostante ciò, avesse dichiarato il contrario o avesse omesso informazioni rilevanti, allora non saremmo più solo davanti a un problema di opportunità associativa. Saremmo davanti a una possibile dichiarazione non veritiera o mendace.

E in quel caso l’AIA non potrebbe limitarsi a dire “non sapevamo” o “aspettiamo il processo”. Dovrebbe acquisire l’autodichiarazione, verificare le date, confrontarle con gli atti disponibili e, se emergesse una dichiarazione falsa o incompleta su circostanze rilevanti, dovrebbe trasmettere tutto agli organi competenti e, ove ne ricorrano i presupposti, anche alla Procura della Repubblica per le valutazioni sulle eventuali false dichiarazioni.

Questa non è una vendetta personale. È il normale rispetto delle regole.

Perché se un associato qualunque firma un’autocertificazione falsa, viene giustamente chiamato a risponderne. Allora lo stesso principio deve valere anche per chi riceve incarichi nazionali, ruoli formativi o responsabilità dirigenziali.

Anzi, dovrebbe valere ancora di più.

E qui entra anche il tema economico. L’incarico era retribuito? Erano previsti compensi, gettoni, rimborsi o somme comunque significative? Si parla di cifre importanti, anche superiori ai 20.000 euro, naturalmente da verificare documentalmente. Ma proprio per questo serve chiarezza.

Perché se un incarico comportava un beneficio economico, allora la mancata comunicazione di una situazione rilevante — se confermata — diventerebbe ancora più grave. La domanda è legittima: possibile che non sia stato detto nulla per non perdere l’incarico e il relativo compenso? Possibile che si sia preferito mantenere la posizione, arrivare a fine stagione e incassare quanto previsto?

Non lo affermo come fatto certo. Ma è una domanda che oggi l’AIA ha il dovere di porsi e alla quale deve dare una risposta.

E non basta chiedere conto solo a Di Censo. Bisogna chiedere conto anche a chi ha promosso, sostenuto o coperto politicamente quel percorso.

Si dice che questa operazione sia stata fortemente riconducibile anche ad Affinito. Bene: Affinito sapeva?

Se sapeva, perché ha taciuto?

Se non sapeva, com’è possibile che non siano state fatte verifiche serie prima di affidare un incarico così delicato?

Lo stesso vale per il quadro complessivo in cui compare anche Laisa Del Ciotto, seppure con una posizione diversa secondo quanto riportato dalla stampa. Anche qui non si tratta di anticipare sentenze, ma di capire se certe situazioni fossero note nell’ambiente e se qualcuno abbia scelto di non affrontarle.

Perché il problema vero non è solo giudiziario. Il problema è di credibilità associativa.

L’AIA chiede agli arbitri, agli osservatori e ai dirigenti di essere corretti, trasparenti e rispettosi delle regole. Bene. Allora la stessa trasparenza deve essere pretesa anche ai vertici, soprattutto quando ci sono incarichi, ruoli fiduciari e possibili compensi.

Altrimenti il messaggio diventa devastante: alla base si chiedono disciplina e autocertificazioni corrette, mentre in alto si tollerano silenzi, zone grigie e incarichi mantenuti fino all’ultimo.

E permettetemi di aggiungere anche un altro elemento, che nella Sezione di Pescara molti ricordano: diversi anni fa ci fu anche la vicenda della lotteria con il famoso motorino che sarebbe sparito o comunque non sarebbe mai stato chiarito fino in fondo. Anche lì, al di là delle responsabilità personali, il tema era sempre lo stesso: trasparenza nella gestione, chiarezza verso gli associati e capacità di dare risposte.

Quando nel tempo si accumulano episodi percepiti come opachi, silenzi, versioni mai chiarite e incarichi assegnati senza spiegazioni convincenti, non si può più liquidare tutto come polemica personale.

Qui servono risposte precise.

L’AIA dovrebbe chiarire pubblicamente:

1. Di Censo ha firmato una manifestazione di interesse o un’autodichiarazione per l’incarico ricevuto?

2. In quella dichiarazione cosa ha scritto sui carichi pendenti e sui procedimenti penali?

3. Alla data della dichiarazione era già a conoscenza della propria posizione?

4. L’AIA ha verificato la veridicità dell’autocertificazione?

5. Chi ha proposto o sostenuto la nomina era informato?

6. Affinito era a conoscenza della situazione?

7. L’incarico era retribuito? Se sì, con quale importo complessivo?

8. Sono stati già liquidati compensi, gettoni o rimborsi?

9. Se l’autodichiarazione risultasse non veritiera, l’AIA intende trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica per le valutazioni sulle eventuali false dichiarazioni?

10. L’AIA intende fare chiarezza anche su precedenti episodi sezionali rimasti poco chiari, compresa la vicenda della lotteria e del motorino?

Queste non sono accuse. Sono domande di trasparenza.

Se Di Censo ha dichiarato tutto correttamente, lo dica e mostri che l’AIA era stata messa nelle condizioni di valutare.

Se l’AIA sapeva, spieghi perché ha ritenuto comunque opportuno affidare o mantenere l’incarico.

Se nessuno sapeva, allora il problema è la mancanza di controlli.

Se invece qualcuno sapeva e ha taciuto, allora il problema è ancora più grave.

In ogni caso, il silenzio non è più accettabile.

Perché un’Associazione che pretende rigore, lealtà e rispetto delle regole deve applicare questi principi prima di tutto a sé stessa. Soprattutto quando si parla di incarichi nazionali, formazione dei dirigenti, dichiarazioni personali e soldi.
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Re: Di Censo rinviato a giudizio: l’AIA era stata informata?

Messaggioda Observer il gio lug 02, 2026 10:00 am

C'è un po' di risposta in questo ChatGPT


:lol: :lol: :lol: :lol: :lol:
sinceramente la questione mi appassiona poco.
per quanto ne so, un indagato può esserlo a propria insaputa, anzi spesso soprattutto nelle questione preliminari è così.
ovviamente un rinviato a giudizio, ha informazione di questo.
non ho elementi per esprimere una opinione che abbia un fondamento, leggo svogliatamente e prendo atto delle evoluzioni della cosa.
Bisogna cambiare tutto, affinché nulla cambi!
(Giuseppe Tomasi di Lampedusa)
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Re: Di Censo rinviato a giudizio: l’AIA era stata informata?

Messaggioda lahir il gio lug 02, 2026 11:40 am

arrigo ha scritto:Evidentemente non è più così, prendiamone atto, ma non è cosa nè buona nè giusta.


Arrigo, non c'è nulla di cui dolersi. E' una notizia locale, a bassissimo impatto mediatico, anche dal punto di vista associativo. Coi miei messaggi, in verità volevo che risaltasse una cosa: ogni tanto, nuovi utenti si iscrivono solo per postare notizie che hanno una rilevanza estremamente circoscritta, cercando di darne massimo risalto, quasi urlando allo scandalo (da un altra parte ricordo qualcosa circa alcune scaramucce verificatesi in Puglia).

Vampiro, utente iscritto solo per parlare di ciò, posta la notizia (se non erro aveva cercato di ficcarla in un'altra discussione), nessuno - a mio avviso giustamente - se la fila (nemmeno chi poi si è rammaricato dello scarso seguito), interviene allora un nuovo utente, che spara un papiro, in odore di AI. Personalmente, mi dolgo più di questo che per la notizia in sé.
lahir
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Re: Di Censo rinviato a giudizio: l’AIA era stata informata?

Messaggioda arrigo il gio lug 02, 2026 1:30 pm

lahir ha scritto:
arrigo ha scritto:Evidentemente non è più così, prendiamone atto, ma non è cosa nè buona nè giusta.


Arrigo, non c'è nulla di cui dolersi. E' una notizia locale, a bassissimo impatto mediatico, anche dal punto di vista associativo. Coi miei messaggi, in verità volevo che risaltasse una cosa: ogni tanto, nuovi utenti si iscrivono solo per postare notizie che hanno una rilevanza estremamente circoscritta, cercando di darne massimo risalto, quasi urlando allo scandalo (da un altra parte ricordo qualcosa circa alcune scaramucce verificatesi in Puglia).

Vampiro, utente iscritto solo per parlare di ciò, posta la notizia (se non erro aveva cercato di ficcarla in un'altra discussione), nessuno - a mio avviso giustamente - se la fila (nemmeno chi poi si è rammaricato dello scarso seguito), interviene allora un nuovo utente, che spara un papiro, in odore di AI. Personalmente, mi dolgo più di questo che per la notizia in sé.


Sono completamente d'accordo con te nel deplorare il metodo che passa attraverso utenti neo iscritti e lettere anonime (recapitate a tutte le sezioni).

Non sono invece d'accordo sul "bassissimo impatto dal punto di vista associativo": stiamo parlando della persona che ha la responsabilità di formare i dirigenti. Inoltre tutti quelli che ambiscono a un incarico regionale o nazionale hanno dovuto inviare una manifestazione di interesse. E' legittimo chiedersi se il soggetto in questione abbia dichiarato il falso ed è altrettanto legittimo chiedersi se chi lo ha nominato lo scorso anno fosse a conoscenza di una vicenda che, per quanto "locale", avrà conseguenze (chi ha chiesto il rito abbreviato è stato condannato).
Per chi non conosce Pescara, ricordo che "Il Centro" è un quotidiano serio e affidabile, il più letto in città. Si tratta quindi di notizie attendibili e non estratte da un qualsiasi notiziario on line
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