Volevano giocare con il velo: sconfitte a tavolino

Tutto ciò che fa discutere sul mondo arbitrale

Re: Volevano giocare con il velo: sconfitte a tavolino

Messaggioda gtrs il mer giu 08, 2011 2:50 am

Decisione n. 1
I calciatori non devono esibire sottomaglie che contengano slogan o pubblicità.
L’equipaggiamento di base obbligatorio non deve contenere alcuna espressione
politica, religiosa o personale.

Un calciatore che sollevi la propria maglia per esporre degli slogan o delle
pubblicità sarà sanzionato dagli organizzatori della competizione.
La squadra di un calciatore il cui equipaggiamento di base obbligatorio contenga
scritte o slogan politici, religiosi o personali sarà sanzionata dall’organizzatore
della competizione o dalla FIFA


Andiamo in campo a far rispettare il regolamento, o almeno ci proviamo.

DECISIONE GIUSTISSIMA
gtrs
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Re: Volevano giocare con il velo: sconfitte a tavolino

Messaggioda Alessandro il mer giu 08, 2011 5:09 am

W1llys il velo è un simbolo religioso solo per chi lo considera tale. Se io indossassi un velo e dicessi che mi serve solo per ripararmi dal sole o perchè mi sono appena fatto un trapianto di capelli alla Rooney e ho bisogno di coprire il capo così, mi impediresti di indossarlo?
Perchè d'inverno i giocatori possono indossare i guanti, e io non posso indossare un velo?
I simboli religiosi sono innumerevoli.
Ad esempio il n. 7 è un simbolo religioso (indica la perfezione). Dobbiamo impedire di indossare la maglia n.7?
E se un giocatore, in serie A, volesse indossare la maglia n. 33 (gli anni di cristo), o la n. 666, che rappresenta il diavolo?
Nel logo del parma, del milan, del bologna, e del novara calcio, c'è una croce, che può essere considerata un simbolo religioso, eppure il logo non viene vietato. Perchè?
Il giglio è un simbolo mariano, perciò cristiano, eppure compare sulle divise della fiorentina. Come mai?

Senza contare poi tutte le squadre che hanno nel loro stesso nome un riferimento religioso.
Ci sono centinaia di squdre che portano nomi di Santi, tantissime che hanno come nome Oratorio....
C'è una squadra chiamata REAL FONDO GESU, una chiamata SS. PIETRO E PAOLO, per non parlare di SANTA MARIA DEGLI ANGELI.
Non conosco la divisa ufficiale di queste squadre, ma se sulla propria maglia avessero il nome dela loro squadra scritto in evidenza, si impedirebbe alla squadra di scendere in campo?

Quanti giocatori poi abbiamo visto esternare la propria religione in campo? Ci sono un sacco di giocatori che si fanno il segno della croce prima di iniziare una partita. Dobbiamo ammonirli o segnalarli sul referto?
Abbiamo visto giocatori letteralmente pregare sul terreno di gioco (Adriano nell'inter, se non ricordo male). Perchè quello è consentito?

Visto che sono in vena di provocazioni, voglio esagerare. Se un giocatore avesse tatuato sul braccio il volto di Che Guevara, piuttosto che di Vasco Rossi, o di Gesù Cristo, dovremmo impedirgli di giocare?

A voi la parola...
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Re: Volevano giocare con il velo: sconfitte a tavolino

Messaggioda john wayne il mer giu 08, 2011 9:46 am

Oook ha scritto:
Il compromesso Lo scorso anno, d'agosto, si erano svolte le Olimpiadi giovanili a Singapore. Tra le discipline c'era anche il calcio femminile. Il problema del velo si era proposto anche in quel'occasione. Essendo vietata, dalla Fifa, l'esibizione di qualsiasi simbolo politico e religioso, anche il velo era "fuorilegge". Non erano mancate le polemiche, cone le giocatrici iraniane assolutamente non disposte a giocare con i capelli al vento. Dopo un mese di tira e molla si era trovato un compromesso: niente velo per le calciatrici, ma la possibilità di raccogliere i capelli sotto un cappellino.


Il punto sta in questo pezzo dell'articolo citato dal giornalista: il compromesso era stato trovato solo dal punto di vista teorico oppure lo era stato già attuato praticamente???
perchè nel primo caso si potrebbe parlare di un semplice comportamento scorretto dal punto di vista etico della fifa che ha prima proposto ed accettato un certo tipo di accordo per poi disattenderlo,ma nulla di più!possiamo parlare della opportunità o meno della scelta,ma nulla sarebbe da imputare alla fifa che dal punta di vista regolamentare è inattaccabile.nel secondo caso (cioè se le iraniane avevano già giocato gare ufficiali con il velo o quel tipo di cappellino)e suppongo la partita a quel punto sia stata considerata regolare,allora la cosa si fa più complicata perchè si è creato un precedente che non può essere non tenuto in considerazione in seguito...se quelle gare erano regolari non si può dire che questa nelle stesse condizioni non lo è.altrimenti erano irregolari anche quelle!quindi delle due l'una:o la fifa ha considerato regolari gare irregolari (quelle giocate a suo tempo) oppure ora ha considerato irregolare (ingiustamente)una gara che era del tutto irregolare!
Qualcuno sa qualcosa riguardo a quelle partite?

Ciò detto, dal mio punto di vista, in considerazione anche dell'accordo preso in precedenza le iraniane avrebbero potuto giocare,sul discorso del simbolo religioso ci sarebbe da discutere a lungo:secondo molti esperti della materia (io chiaramente non lo sono,ma parlo per quello che ho spesso sentito dire)il velo non sarebbe a tutti gli effetti un simbolo religioso - nel senso che non è esplicitamente prescritto ma è stato imposto a livello culturale in seguito sulla base di alcune interpretazioni, prendendo poi la connotazione religiosa.
A questo punto se escludessimo il velo dall'insieme dei simboli religiosi potremmo farlo rientrale nella casistica delle espressioni personali:ma cosa si intende personali?un tatuaggio in cui scrivo "bravo hitler" rientra in questa casistica?sarebbe da coprire? e se lo scrivessi in una lingua di una piccola popolazione dell'amazzonia che nessuno conosce?nessuno me lo farebbe coprire ma allo stesso modo avrei espresso una mia opinione personale
che poi,nessuna espressione politica e religiosa?miccoli ha il tatuaggio di che guevara sul polpaccio, lavezzi ha il viso di gesù cristo tatuato sul petto,non rientrano in questa casistica?
e se una squadra come sponsor scegliesse "Moschea Maometto - Via Tal dè Tali,31-Roma" oppure "Chiesa S.Paolo - VIa Tizio e Caio,12" sarebbe da considerare irregolare?e perchè,non essendovi nessun richiamo alla religione se non un semplice indirizzo?
Lei sarà pure nel giusto ma fondamentalmente...io me ne sbatto,me ne sono sbattuto sempre!
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Re: Volevano giocare con il velo: sconfitte a tavolino

Messaggioda zilidjan91 il mer giu 08, 2011 10:08 am

Visto che non è il primo episodio, che le regole non sempre sono giuste ma si devono far rispettare, come si fa a presentarsi e pretendere di giocare col velo dopo che te l'hanno vietato un anno fa????
Si può discutere sul "simbolo religioso" ma a me sta notizia sa di STRUMENTALIZZAZIONE per far pressione sulla FIFA.
Io non sò come farò a gennaio prossimo(-3°C) a dire ad un calciatore:"con lo scaldacollo non puoi giocare" ma la regola è quella, tanto mica ci va l'IFAB ad arbitrare, loro si riuniscono ogni 6 mesi e fanno nuove regole per non sentirsi inutili :roll: :grr
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Re: Volevano giocare con il velo: sconfitte a tavolino

Messaggioda w1llys il mer giu 08, 2011 10:17 am

Alessandro ha scritto:W1llys il velo è un simbolo religioso solo per chi lo considera tale. Se io indossassi un velo e dicessi che mi serve solo per ripararmi dal sole o perchè mi sono appena fatto un trapianto di capelli alla Rooney e ho bisogno di coprire il capo così, mi impediresti di indossarlo?
Perchè d'inverno i giocatori possono indossare i guanti, e io non posso indossare un velo?
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Ad esempio il n. 7 è un simbolo religioso (indica la perfezione). Dobbiamo impedire di indossare la maglia n.7?
E se un giocatore, in serie A, volesse indossare la maglia n. 33 (gli anni di cristo), o la n. 666, che rappresenta il diavolo?
Nel logo del parma, del milan, del bologna, e del novara calcio, c'è una croce, che può essere considerata un simbolo religioso, eppure il logo non viene vietato. Perchè?
Il giglio è un simbolo mariano, perciò cristiano, eppure compare sulle divise della fiorentina. Come mai?

Senza contare poi tutte le squadre che hanno nel loro stesso nome un riferimento religioso.
Ci sono centinaia di squdre che portano nomi di Santi, tantissime che hanno come nome Oratorio....
C'è una squadra chiamata REAL FONDO GESU, una chiamata SS. PIETRO E PAOLO, per non parlare di SANTA MARIA DEGLI ANGELI.
Non conosco la divisa ufficiale di queste squadre, ma se sulla propria maglia avessero il nome dela loro squadra scritto in evidenza, si impedirebbe alla squadra di scendere in campo?

Quanti giocatori poi abbiamo visto esternare la propria religione in campo? Ci sono un sacco di giocatori che si fanno il segno della croce prima di iniziare una partita. Dobbiamo ammonirli o segnalarli sul referto?
Abbiamo visto giocatori letteralmente pregare sul terreno di gioco (Adriano nell'inter, se non ricordo male). Perchè quello è consentito?

Visto che sono in vena di provocazioni, voglio esagerare. Se un giocatore avesse tatuato sul braccio il volto di Che Guevara, piuttosto che di Vasco Rossi, o di Gesù Cristo, dovremmo impedirgli di giocare?

A voi la parola...


Mi sembrano esempi un tantino tirati. Su cui si può discutere ma comunque senza un legame diretto con l'argomento in questione. Soprattutto perchè stiamo discutendo di un caso accaduto a livello INTERNAZIONALE e non LOCALE.
Le donne iraniane, in Iran, giocano con il velo e nessuno dice nulla perchè è consentito (anzi, diciamo meglio: E' IMPOSTO!).
Tutti gli altri mi paiono esempi poco o nulla calzanti (scusa la franchezza). Al di là di esempi estemporanei (il numero 666 sulla maglia è impossibile dato che è previsto che i numeri vadano da 1 a 99 per i campionati locali e da 1 a 23 ai mondiali), gli altri sono casi estremi.
Te la vedi il Real Fondo Gesù giocare una gara in Iran? Non arriverebbero nemmeno in albergo...
Ciò che voglio dire è che ci sono delle regole imposte che devono essere rispettate da tutti. Non è possibile giocare con un crocefisso di legno, senza distinzione di sesso, razza o nazionalità.
Io mi innervosisco terribilmente a vedere le Olimpiadi femminili con ragazze islamiche che corrono con i pantaloni lunghi in piena estate, la trovo una violenza inaccettabile. Non mi fa alcun effetto, al contrario, il ringraziamento al proprio Dio, credo che la libertà sia fondamentale. Ma siamo ben lontani dal fondamentalismo che impone costumi assurdi ad una sola categoria di persone, cioè le donne, trattate come schiave del sistema ed esseri inferiori sottomesse alle leggi coraniche ed agli uomini.
Per quanto concerne i simboli delle squadre non vedo il problema. Ci sono state nazionali ospitate in Italia di religione musulmana e gli inni (ispirati al Corano) sono stati regolarmente ascoltati prima delle gare.
Ma, ripeto, siamo completamente fuori argomento. Mi pare azzardato fare un paragone tra simboli religiosi ed un vero e proprio sopruso imposto dai fondamentalismi. Ma tu pensi veramente che le donne islamiche siano felici di passare la propria esistenza in questo modo, sempre coperte da veli, burka, vestiti lunghi e divieto di guardare negli occhi gli uomini? Ma che vita è?
Maior e longinquo reverentia (est) [Tacito, Annali, I, 47]
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Re: Volevano giocare con il velo: sconfitte a tavolino

Messaggioda tony il mer giu 08, 2011 10:39 am

Il problema è abbastanza complesso. Non voglio dare una risposta ma porre alcuni spunti.

Intanto il velo non fa parte dell'equipaggiamento base obbligatorio, per cui appendendosi alle parole del regolamento, per il velo varrebbe quanto la regola 4 prescrive per "altro equipaggiamento". E poi in questi casi, e lo dico se accade a livello locale, La squadra di un calciatore il cui equipaggiamento di base obbligatorio contenga scritte o slogan politici, religiosi o personali sarà sanzionata dall’organizzatore della competizione o dalla FIFA quindi non spetta all'arbitro agire in tal senso. Infatti ci ha messo il becco il commissario della FIFA.

In secondo luogo non sono ancora vietati segni di croce, v. Busacca, l'acqua benedetta del Trap ecc.
E' abbastanza ovvia la differenza tra la scritta "I belong to Jesus" che esibiva Kaka e la simbologia mistica della croce sullo stemma di Milano, del Giglio di Firenze e anche della maglia crociata dell'Inter, per non parlare della maglia n. 7: non tiriamo in mezzo Dan Brown. Il velo islamico si chiama in italiano corrente velo islamico perché è un simbolo religioso/culturale. Altrimenti lo chiameremmo velo mediorientale. Chi dice che non è un simbolo, lo ha mai chiamato "velo mediorientale"? La croce non mi risulta sia finita sullo stemma del Milan perché i fondatori volevano rendere omaggio a Cristo.

Ci sono cose che si possono e non si possono indossare:
Si possono indossare i guanti di lana? Gli occhiali di Davids? Il cappellino del portiere, la calzamaglia sotto i pantaloncini? Sì.
E l'orologio? O gli occhiali "normali"? No per motivi di sicurezza si devono togliere tutti gli ammenincoli, compreso il piccolo crocefisso attaccato al collo che non ha mai fatto male a nessuno.
Il velo in che categoria lo mettiamo?

C'è il problema della valenza del velo per queste ragazze. Noto che tra le donne islamiche c'è chi non lo porta, chi lo porta che copre anche il viso, ci saranno quelle che lo vestono per convinzione e altre per imposizione. Conoscendo l'Iran del XXI secolo non ho molti dubbi su dove far rientrare questo caso e conoscendo la FIFA non credo che il delegato FIFA sia arrivato lì bello bello e si sia trovato da solo a prendere una decisione spinosa all'interno di un problema più ampio. Potremmo organizzare a Teheran un'amichevole Iran-Italia con 11 avvenenti ragazze venute dall'ovest con gambe scoperte e capelli al vento più altre 3 con fischietto e bandierine?
Certo ci sono tante cose che non vanno in Iran, ma questa non è una battaglia che deve combattere la FIFA e se lo deve fare, non in questo modo. Insomma: il regolamento potrà anche apparire chiaro, ma una “decisione ufficiale” alla prossima assemblea IFAB potrebbe scapparci. Anche per rendere la vita meno complicata a noi arbitri di calcio femminile regionale.
Mi rimane un ultimo dubbio. Visto che lo sapevano anche loro che avrebbero rischiato di non giocare (v. john wayne), perché non si sono organizzate diversamente? Con il “cappellino” già acconsentito dalla FIFA ad esempio. Perché non sono state in grado di porre il problema prima di arrivare allo stadio, con il commissario FIFA di traverso?
Penso che la federazione iraniana abbia voluto sparare alto e abbia perso la posta. Chissà, magari un paio di mesi fa, in piena campagna elettorale per eleggere il re del calcio mondiale, qualche concessione avrebbero potuto ottenerla...
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Re: Volevano giocare con il velo: sconfitte a tavolino

Messaggioda gtrs il mer giu 08, 2011 11:37 am

Scusate, ma non intendo tutta questa filosofia.
Il gioco del calcio ( mi rifiuto di scrivere giuoco) come tutti gli sport ha le sue regole, che piaccia o no. Nessuno ti obbliga a giocare, se vuoi giochi e rispetti le regole. Se adesso il regolamento vieta l espressione di simboli religiosi, ci si adegua o non si gioca. Come facciamo adegare i calciatori ( o dovremo) facendo togliere anche la FEDE , che molti dicono non è un anello :? , anche veli ,crocifissi,stelle di davide(dove è chiaramente visibile il suo significato) devon esser rimosse. Altrimenti se loro possono indossare il velo, dobbiamo tollerare anche scritte politiche etc etc in quanto anche quella è una fede.
Se si dice niente oltre all equipagg. di base + cose permesse( occhiali in plastica ad esempio) siamo tutti messi sullo stesso livello. Non si fanno discriminazioni. permettere a loro di indossare il velo sarebbe un ingiustizia verso gl altri, in quanto mancherebbe l uniformità.
e' PROIBITO, vuoi giocare li togli se no niente non entri sul terreno di gioco. Un po come dovremmo fare per anelli, collane, etc etc tutto cio oltre all equipaggiamento consentito va rimosso in quanto non serve( mi pare che il regolam lo spieghi così).
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Re: Volevano giocare con il velo: sconfitte a tavolino

Messaggioda ilgiuse il mer giu 08, 2011 11:49 am

w1llys ha scritto:
Alessandro ha scritto:...


Mi sembrano esempi un tantino tirati. Su cui si può discutere ma comunque senza un legame diretto con l'argomento in questione. Soprattutto perchè stiamo discutendo di un caso accaduto a livello INTERNAZIONALE e non LOCALE.
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Ciò che voglio dire è che ci sono delle regole imposte che devono essere rispettate da tutti. Non è possibile giocare con un crocefisso di legno, senza distinzione di sesso, razza o nazionalità.
Io mi innervosisco terribilmente a vedere le Olimpiadi femminili con ragazze islamiche che corrono con i pantaloni lunghi in piena estate, la trovo una violenza inaccettabile. Non mi fa alcun effetto, al contrario, il ringraziamento al proprio Dio, credo che la libertà sia fondamentale. Ma siamo ben lontani dal fondamentalismo che impone costumi assurdi ad una sola categoria di persone, cioè le donne, trattate come schiave del sistema ed esseri inferiori sottomesse alle leggi coraniche ed agli uomini.
Per quanto concerne i simboli delle squadre non vedo il problema. Ci sono state nazionali ospitate in Italia di religione musulmana e gli inni (ispirati al Corano) sono stati regolarmente ascoltati prima delle gare.
Ma, ripeto, siamo completamente fuori argomento. Mi pare azzardato fare un paragone tra simboli religiosi ed un vero e proprio sopruso imposto dai fondamentalismi. Ma tu pensi veramente che le donne islamiche siano felici di passare la propria esistenza in questo modo, sempre coperte da veli, burka, vestiti lunghi e divieto di guardare negli occhi gli uomini? Ma che vita è?


Poichè cambiare idea (a volte non sempre) è sintomo di intelligenza, cambio idea rispetto al mio primo commento e quoto willis
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Re: Volevano giocare con il velo: sconfitte a tavolino

Messaggioda Niccolo il mer giu 08, 2011 11:58 am

giusto così...la divisa prevede: scarpini, calzoni, maglia e parastinchi e basta!!!
le loro convinzioni, che siano culturali o religiose, se le tengono a casa...sono d'accordo con la decisione presa!!!
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Re: Volevano giocare con il velo: sconfitte a tavolino

Messaggioda javasup il mer giu 08, 2011 12:16 pm

Guanti, calzamaglie e cappelli allora?
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