da R0nNie il lun mar 22, 2010 4:53 pm
In relazione agli incresciosi accadimenti occorsi in data odierna durante l’incontro di calcio Audax Salerno– Campigliano e nella qualità di presidente della Associazione sportiva che ha ospitato l'evento calcistico, avverto la responsabilità istituzionale oltre che l'esigenza personale di chiarire quanto segue.
L'episodio va, innanzitutto, circostanziato. L’incontro di calcio non si è svolto - come sottolineato da talune testate giornalistiche - in “periferia”, quasi a voler imputare la responsabilità di un fatto così riprovevole ad una "zona difficile", di per sè disagiata. Teatro degli eventi è stato, piuttosto, uno storico campo di calcio cittadino, rinnovato tra tante difficoltà e recentemente inaugurato dalla Federazione italiana Gioco Calcio. Federazione, quest'ultima, particolarmente sensibile alla funzione sociale, e più particolarmente educatica dello sport: una testimonianza è offerta dai corsi per dirigenti sportivi, organizzati annualmente e tesi non soltanto all’insegnamento delle regole del giuoco calcio, ma prima ancora all'educazione dei giovani, anche attraverso la promozione di uno stretto collegamento tra le variegate realtà sportive di una vasta provincia, come quella salernitana.
La reazione spropositata ed inaccettabile del calciatore del Campigliano è frutto (solo ad onor del vero, anche se gravità e la riprovevolezza della vicenda non si attenuano) non di un rigore negato, ma di una doppia ammonizione per proteste.
La puntualizzazione è significativa ed è ragione della reazione purtroppo non sufficientemente tempestiva di tutti i presenti: calciatori e dirigenti di entrambe le società hanno assistito con incredulità pietrificante alla rapida e schoccante sequenza di atti violenti.
L'autore dell'evento lesivo, proprio peché destinatario di un provvedimento arbitrale, era in quel momento il calciatore più vicino al direttore di gara. Nessuno - e ripeto nessuno - era nelle condizioni di poter salvaguardare nell'immediatezza dei fatti il giovane arbitro. L'atto di violenza si è consumato in pochi istanti: subito dopo aver ricevuto il provvedimento di espulsione, il calciatore si è avvicinato all’arbitro e gli ha indirizzato un pugno al volto. Il giovane fischietto è rovinato immediatamente a terra. Negli istanti che hanno diviso la rovinosa caduta dalla successiva aggressione, nessuno ha compreso l’insano gesto del calciatore. Io per primo ho creduto ad un malore, probabilmente imputabile alla calura della giornata. Soltanto dopo aver visto la seconda ondata di violenza, manifestatasi con calci al volto e alla schiena, ho avuto contezza dello scempio si stava perpetrando.
L’arbitro è stato prontamente soccorso dai massaggiatori e dai dirigenti di entrambe le società, mentre i calciatori del Campigliano hanno allontanato il loro compagno di squadra. Sul terreno di gioco sono intervenuti, su segnalazione di entrambe le dirigenze nonché del papà del giovane arbitro, l’ambulanza e ben tre pattuglie dei carabinieri.
Spontanea, immediata, energica la reazione di tutti i tesserati del Campigliano contro il compagno aggressore.
Nessuno ha ostacolato l’operato delle forze dell’ordine; lo stesso autore della violenza ha riconosciuto l’accaduto, fornendo le proprie generalità alle Autorità.
L’arbitro è stato trasportato presso il Nosocomio salernitano in ambulanza; ad accompagnarlo il padre ed un dirigente arbitrale.
Una volta esperite le pur necessarie incombenze di rito, io stesso, unitamente all'intera dirigenza dell’Audax Salerno, mi sono recato presso l’ospedale Ruggi D’Aragona per verificare le condizioni di salute della giovane direttore di gara e per rappresentargli la nostra solidarietà.
Una volta dimesso, l’arbitro è stato cordialmente e affettuosamente ospitato da un nostro dirigente, il quale, soltanto dopo essersi accertato delle buone condizioni del direttore di gara e del genitore che lo accompagnava, ha lasciato che questi ultimi ripartissero per il rientro a casa.
Resta la amara ed insopportabile gravità dell’episodio. Resta il rammarico per non essere riusciti ad intervenire in tempo utile. Tuttavia è proprio nelle tristi vicende, come quella occorsa oggi, che riaffiora l'altra faccia dello sport, quella buona: l’affettuosa solidarietà al giovane arbitro e al suo genitore, il rammarico e lo sdegno comune - di tutti, proprio di tutti - nei confronti dell’autore del fatto violento; la testimonianza - diretta, decisa, senza se e senza ma - che la civiltà sportiva è nella schiacciante, pregnante, assoluta maggioranza degli sportivi.
Un solo, sebbene gravissimo, fatto violento non può macchiare con la sua carica riprovevole decine e decine di sportivi autentici, presenti sullo stesso campo.
L’eccezione è il violento, non il calciofilo civile.
Questo è quanto scritto dal presidente della squadra ospitante...