AIA2020 ha scritto:Tre candidature, una sola domanda: dov’è il cambiamento?
Nel giro di pochi giorni l’AIA si ritrova davanti a tre candidature. Tutti parlano di unità, serenità, credibilità, trasparenza e rinnovamento. Il risultato concreto, però, è un’Associazione ancora una volta divisa in gruppi contrapposti, guidati quasi interamente da persone che, con ruoli diversi, hanno già governato o condizionato la vita associativa negli ultimi anni.
Massini propone l’evoluzione nella continuità con il Comitato uscente. Pisacreta si presenta come alternativa, ma appartiene comunque da decenni alla classe dirigente nazionale. Pacifici ritorna dopo essere stato presidente e si allea con Trentalange, altro ex presidente, insieme ad Archinà, più volte componente nazionale.
Non è in discussione la storia arbitrale o la competenza personale di ciascuno. Ma se gli stessi protagonisti cambiano continuamente alleanze, ruoli e collocazione, mentre l’AIA continua a vivere crisi, elezioni anticipate e lacerazioni, è legittimo domandarsi quale sia il vero progetto e dove finisca, invece, la semplice riconquista delle posizioni di potere.
In un clima simile, a pagare il prezzo più alto sono inevitabilmente la base e le Sezioni. Mentre ai vertici si consumano scontri, ricomposizioni e improvvisi cambi di schieramento, gli associati continuano a operare sui campi affrontando difficoltà sempre maggiori e ricevendo troppo spesso risposte insufficienti. Anche la formazione arbitrale rischia di andare progressivamente alla deriva, priva di una visione stabile, uniforme e realmente orientata alla crescita tecnica. Se incarichi, programmi e indirizzi cambiano seguendo gli equilibri politici, diventa difficile costruire arbitri, assistenti e osservatori attraverso un percorso coerente e credibile.
L’AIA non ha bisogno dell’ennesimo elenco di parole rassicuranti, ma di impegni verificabili: criteri pubblici e motivati per le nomine; valorizzazione reale delle competenze, anche di chi non appartiene ai gruppi dominanti; limiti alle rotazioni infinite degli stessi dirigenti; separazione autentica tra attività tecnica e consenso elettorale; responsabilità politica per le decisioni assunte; rispetto per le Sezioni non soltanto durante la ricerca dei voti; un progetto nazionale serio e continuativo per la formazione tecnica.
Troppi associati vengono cercati alla vigilia delle elezioni e dimenticati il giorno successivo. Troppi curriculum restano invisibili, mentre incarichi e opportunità sembrano circolare sempre nello stesso perimetro. Troppi proclami sul merito si fermano davanti agli equilibri territoriali e alle appartenenze.
I candidati non ci dicano soltanto chi sono. Spieghino pubblicamente come nomineranno, con quali criteri, con quali controlli e attraverso quali strumenti impediranno che l’AIA resti una somma di correnti in lotta permanente. Spieghino anche come intendono restituire centralità alla formazione e fiducia a una base che non può essere ricordata soltanto nel momento del voto.
Tre candidature possono essere un segno di democrazia. Tre coalizioni composte dagli stessi protagonisti di ieri rischiano invece di essere soltanto l’ennesimo giro della stessa giostra.
Questa volta non servono promesse. Servono nomi, regole, scadenze e responsabilità.
Bell'editoriale, su che sitarello lo si trova?
Sei Spiezia sotto mentite spoglie?
Scherzi a parte, a parte lo stile un po' ingessato e cattedratico un intervento così sa più di editoriale, che si opinione.
Un caro saluto.
Ps: Min raccomando allenati a scrivere, tra poco serviranno almeno un po' di coccodrilli
