da AssistantRef il ven giu 17, 2011 6:28 pm
Il discorso sull'età è delicato e controverso, come più volte si è detto.
Nel passato, gli arbitri e assistenti internazionali italiani sono sempre stati mediamente più anziani rispetto ai colleghi europei: questo a causa della lunga gavetta che da noi è necessaria, più che in altri paesi, per arrivare al vertice, e poi anche a causa delle difficoltà dei nostri campionati anche di livello medio-basso, con quindi l'esigenza di avere a disposizione arbitri con una certa esperienza.
D'altra parte, l'ultima riforma delle NFOT, che può piacere o non piacere (purtroppo, per chi è al limite e si trova nel bel mezzo di questo ricambio, è più facile che i giudizi siano negativi), un effetto lo produrrà di sicuro: l'equiparazione anagrafica nella carriera di arbitri e assistenti (mentre prima gli assistenti top erano sempre stati mediamente più anziani dei pari-anno arbitri, perchè i limiti d'età erano più alti già dal livello regionale, e questo faceva sì che soprattutto gli ex arbitri CAN PRO dismessi potessero ambire alla qualifica da internazionale, proprio per l'età).
Attualmente, rispetto agli altri paesi europei più evoluti calcisticamente, non siamo messi male come età media degli arbitri FIFA: 37,7 da noi, più alta solo della Francia (37,1), ma nettamente più bassa di Inghilterra (38,1), Spagna (39,5) e Germania (40,2).
Siamo invece molto indietro, per i motivi detti prima, quanto all'età media degli assistenti internazionali: 40,6 da noi, contro i 34,4 della Germania, i 36,9 dell'Inghilterra, i 37,1 della Spagna e i 38,6 della Francia. Credo che questo dato sia destinato a migliorare per noi, con l'entrata a regime della riforma.
Detto questo, faccio due precisazioni doverose:
1) da un lato è positivo poter garantire ad un arbitro tanti anni da internazionale, e quindi magari più di un mondiale o di un europeo a disposizione; dall'altro lato, questa necessità non deve far sì che si rincorra la giovane età ad ogni costo, troncando in questo modo i sogni anche di chi magari è al limite, e si accontenterebbe di centrare anche solo un grande
appuntamento. Alla fine occorre, comunque, premiare solo chi se lo merita, pur garantendo, come condizioni di base, la possibilità di raggiungere il top con pochi anni di tessera.
2) per gli assistenti è più facile essere proiettati in grandi tornei internazionali anche al primo o secondo anno di qualifica FIFA (ricordo Griselli all'Olimpiade 2004 al primo anno, Stagnoli in finale ai Mondiali U20 2003 al primo anno, Mazzei ai Mondiali 1998 al secondo), questo anche perchè è la Federazione della tua nazione a designarti nelle Coppe Europee, e quindi a metterti in vetrina: tutto ciò ha consentito che anche colleghi non più giovanissimi come i tre citati, fin da subito, potessero arrivare ai massimi traguardi