Si parla spesso di casi di volenza sugli arbitri e di come combattere questo fenomeno che è sempre più in crescita.
Le promesse di Nicchi di non mandare più arbitri nei campi in cui un arbitro veniva picchiato si son rivelate vane.
Allora proviamo a dire qualcosa noi su come fare in casi di violenza.
Al contrario di quel che vi vogliono fare credere, per adire vie legali non è necessaria l'autorizzazione del presidente nazionale.
La prova di questo è il lodo del Tribunale nazionale di Arbitrato per lo Sport (TNAS) del 21 Luglio 2010 promosso da Andrea Guerra, un giocatore FIGC che aveva querelato il suo presidente di società per diffamazione e atti di violenza nei suoi confronti.
La Giustizia Sportiva aveva comminato al Guerra 6 mesi di squalifica per violazione della clausola compromissoria (o "vincolo di giustizia"), ma il TNAS ha annullato la squalifica.
La motivazione è quella qui citata: “l’articolo 30, comma 2 dello Statuto della FIGC, che disciplina il «vincolo di giustizia», mantiene intatta la sua portata e validità nell’ambito dell’autonomia dell’ordinamento sportivo, riconosciuto e favorito dalla Repubblica, ma si infrange laddove impatta con la materia penale, e quindi con reati che, a prescindere dalla loro azionabilità per querela di parte o di ufficio, impongono l’intervento esclusivo del giudice ordinario”.
Questo è un grande passo avanti contro la violenza. Gli arbitri, quali tesserati FIGC e quindi soggetti alle stesse regole, non devono avere paura di denunciare chi li aggredisce.
E soprattutto, non hanno bisogno di alcuna autorizzazione, com'è giusto che sia.
Il testo completo del lodo TNAS è scaricabile dal sito del CONI: http://www.coni.it/images/pdf/arbitrati2010/422_A.pdf
