da flute90 il dom giu 24, 2012 3:45 pm
Vicenza. La rabbia covata per un anno è montata in sei minuti. Tanti ne sono passati dalla lettura della sentenza a quando l'omicida di suo fratello è passato accanto a Martina, nel corridoio al primo piano del tribunale. La giovane lo ha rincorso spiritata, urlandogli “assassino”. Polizia e carabinieri, che se lo aspettavano ed erano stati avvisati, hanno faticato a placcarla. Martina pareva un leone in gabbia, anche davanti a suo padre Piero, che ha cercato di calmarla.
Ma - e di minuti ne erano passati altri tre - non c'è riuscito perchè Martina, nel piazzale del tribunale, è corsa verso il giovane elettricista padovano, lanciandogli contro insulti e una bottiglietta d'acqua. Con lei, questa volta, anche il padre, stravolto. Mirco Vendramin, 23 anni, un anno fa ha distrutto la loro famiglia guidando contromano e ubriaco in tangenziale. Ieri è stato condannato a 3 anni e 8 mesi di galera, a mille euro di ammenda, a pagare loro intanto 445 mila euro di provvisionale subito esecutiva. La patente, per Mirco, resterà un ricordo: il giudice gliel'ha revocata, strappata di mano a vita.
Il processo per il dramma di Alex era atteso da molti. Un mese fa, durante la prima udienza, 60 amici della vittima avevano fatto tanto baccano in strada da convincere il giudice Stefano Furlani a prendere misure idonee: udienza in tribunale, e non negli uffici del gip, e presenza discreta di poliziotti in borghese e di carabinieri della procura e della stazione.
In aula, il pubblico ministero Barbara De Munari aveva chiesto 6 anni e mezzo; gli avv. Gaetano Crisafi e Domenico Musicco, parte civile per Piero e Martina Di Stefano, che si procedesse per omicidio volontario, non colposo, e 10 milioni di euro di danni (uno di provvisionale). La difesa dell'assassino, con l'avv. Fabio Pinelli, aveva replicato che la pena congrua era da fissare in due anni.
In tribunale ieri c'era anche lui, Vendramin, di Carmignano di Brenta. È venuto per dire due cose davanti al giudice: «Voglio chiedere scusa» e «Mi condanni alla pena che riterrà giusta. Io la accetterò».
Il clima che si respirava in aula era di forte tensione. In strada c'erano una quindicina di amici, con lo striscione “Giustizia per Alex e per Carla”. La mamma del giovane di 24 anni di Torri di Quartesolo si era tolta la vita l'indomani per il dolore. «Dopo due tragedie del genere qualunque reazione, anche spropositata, è umanamente comprensibile», ha ammesso l'avv. Crisafi.
Il giudice si è riservato un'ora e mezza. Alla lettura della sentenza la tensione si è acuita. Martina ha chiesto più volte se Vendramin sarebbe finito in carcere. La famiglia Di Stefano sapeva che per il legislatore l'omicidio colposo non è un reato così grave, ma per padre e figlia - lo hanno ribadito più volte - l'unica giustizia possibile era una pena esemplare.
Quando Vendramin le è passato a fianco Martina non ha capito più nulla. «Lurido maledetto, dovevi crepare tu. È una vergogna», gli ha detto fra l'altro.
Poco dopo Vendramin è uscito nel piazzale del tribunale. Ancora Martina: «Sei un assassino», cercando di agguantarlo. E quindi il padre, rincorrendo la macchina sulla quale era stato caricato in fretta e furia dalla polizia: «Sei un mostro». Non fosse stato per le forze dell'ordine e la vigilanza privata, il padovano sarebbe stato linciato.
L'aggressione si è fermata all'insulto qualche istante dopo con l'avvocato Fabio Pinelli, che è uscito dal tribunale con una collaboratrice. Martina e amici gli hanno urlato di tutto, superando qualunque limite. Il legale non ha risposto, nè commentato, nè si è girato, così come aveva fatto il giovane automobilista. «In tribunale non si era mai vista una scena del genere», hanno evidenziato i presenti.
Tutte le parti hanno parlato di un probabile ricorso in Appello, non appena il giudice avrà depositato le motivazioni della sentenza. Anche il pm - che aveva rifiutato il patteggiamento a due anni di reclusione, con pena sospesa - ha spiegato che valuterà in un secondo momento. In molti, ieri, hanno ricordato il recente caso di Trapani: un giovane automobilista aveva ucciso guidando ubriaco ad altissima velocità una mamma e due bambine. Il padre, sconvolto, si era tolto la vita. Per lui due anni, nessun giorno di carcere e un mare di polemiche.
Vendramin invece ha scontato qualche settimana ai domiciliari e, se la condanna sarà confermata, scatterà una forma di detenzione. Troppo poco per chi ha perso un figlio e una moglie, o un fratello e una mamma. Ma è quanto ha previsto, in Italia, il legislatore.
Fonte: ilgiornaledivicenza.it
P.s. Manuel (l'arbitro aggredito barbaramente) arbitra ancora, e con ancor più entusiasmo.