«Missione compiuta E alla fine ho pianto Ma in Italia è più dura»
«Il fischio più difficile? Il rigore. E Dante non andava ammonito La finale di Champions non è complicata come una gara di A»
«È accaduto al termine della premiazione. Ero solo, guardavo lo stadio e lo spettacolo dei tifosi: applaudivano anche quelli del Borussia. La tensione si è sciolta e mi sono commosso». Lacrime di gioia per Nicola Rizzoli. Lacrime per una finale inseguita con tenacia negli ultimi anni. Lacrime per una gara in cui le decisioni arbitrali hanno avuto il loro peso. «Ero convinto di aver fatto bene, ma ho aspettato il giudizio di Pierluigi Collina. Se avessi sbagliato qualcosa, non m’avrebbe fatto sconti. Anzi, proprio perché italiano e cresciuto con lui, sarebbe stato ancora più duro. Così, quando è entrato nello spogliatoio, ho trattenuto il fiato. Mi ha guardato, un paio di secondi di silenzio. Non passavano mai. Poi la sentenza: "Bravo, bravi tutti. Adesso goditela, Nicola". Ed è iniziata la festa». Perché, nella Londra terra di conquista dei tedeschi prima e dei soli bavaresi dopo, c’era un pezzo d’Italia che girava a testa alta. Rizzoli più Rocchi e Tagliavento, gli assistenti Stefani e Faverani (e la riserva Cariolato) e il loro clan. Compagne, papà (di Rizzoli), mogli, colleghi arbitri (Romeo e Morganti) e amici: circa una ventina. Alloggiati distanti, con la squadra di Rizzoli nell’albergo che aveva ospitato la nazionale inglese diventata campione del mondo nel 1966. La finale positiva ha regalato al gruppo una domenica da ricordare.
Lacrime a fine partita. Ma, durante, ha mai avvertito la tensione?
«Al contrario, c’era una atmosfera tranquilla. I giocatori sono stati davvero bravi a collaborare e mi hanno permesso di stare ai margini, senza intervenire troppo. Ho fischiato solo 17 volte, davvero poche».
Spesso ha preferito concedere il vantaggio...
«Fermare un’azione è un peccato: il calcio è più bello se non è spezzettato. Non sempre un arbitro ha questa possibilità. In campo mi sono reso conto che si poteva fare».
In Serie A non sempre si può...
«È una questione di cultura. In Uefa, anche le nostre squadre si sintonizzano su modelli diversi, dove il rispetto dell’avversario è sacro. Un giocatore sa che il rosso potrebbe costargli diverse giornate di stop. E poi, proteste minime. Tutto è più semplice».
Non ci dirà che una finale Champions non è nulla rispetto alle complicazioni italiane?
«È così. Adesso lasci stare l’importanza della sfida. Sotto questo aspetto non ci sono paragoni, stessa cosa per la pressione mediatica. Eppure da un punto di vista tecnico in A si fa più fatica».
A Wembley ha preso decisioni importanti. La più difficile?
«Il rigore al Borussia. Visto alla tv è semplice. In campo, però, ero coperto. Lo stesso Reus non mi faceva vedere la palla. Ho capito la dinamica e fischiato. L’esperienza aiuta...».
Klopp, tecnico del Borussia, si è lamentato: voleva il secondo giallo per Dante...
«A me ha fatto i complimenti. Capisco comunque che si possa discutere. Il fallo non era volontario, non fermava un’azione importante e non c’era cattiveria. È stata una negligenza: per il regolamento non è previsto il giallo in casi simili.Un secondo cartellino si dà quando non ci sono dubbi. Col rigore l’ammonizione è automatica? Ma questa, mi perdoni, è una fesseria. Bisogna sempre valutare cosa si fischia. Ad esempio, su un cross a difesa schierata il tocco di braccio è penalty senza giallo...».
E le scintille tra Ribery e Lewandowski?
«Sì, potevo ammonirli. Poi ho visto che si erano subito chiariti. Quando accade, l’arbitro non deve esasperare gli animi. Nella ripresa queste condizioni erano svanite e Ribery ha avuto il giallo ».
C’è poi il primo gol del Bayern buono per centimetri...
«Merito di questo signore qui a fianco...». Rizzoli indica Faverani, lui sorride e spiega. «Ho rischiato, lo ammetto. Noi assistenti viviamo sempre sul filo. In quell’azione stavo seguendo Mandzukic: era in fuorigioco. Ribery dà invece a Robben: quando l’ho messo a fuoco era avanti di un metro, ma ho considerato la velocità della giocata e quella dell’olandese. Mi sono detto: "Se è irregolare lo è per centimetri" e non ho alzato la bandierina ».
Tutto questo in un secondo, Faverani?
«Certo, il fuorigioco è complicato da gestire. E dalla nuova stagione la regola diventerà ancora più ostica. Spesso leggo commenti tipo: "Come ha fatto a non vedere?". In tv è facile, dal vivo è un’altra cosa».
Vale anche per l’arbitro, vero Rizzoli?
«Se sono critiche costruttive ben vengano, l’impressione è che qualche volta si coprano altre mancanze».
Ritorniamo a Wembley: altri ricordi?
«Robben mi ha cercato dopo la gara per dirmi: "Questa finale te la sai meritata. E sei stato davvero bravo". Me la cavo a giocare e provo un po’ d’invidia per questi campioni. Proprio Robben con Schweinsteiger e Reus erano i miei preferiti della finale».
Traguardi per il futuro?
«Le 200 gare in A e il Mondiale in Brasile».
Sta infatti partendo per Rio con Rocchi...
«Sì, abbiamo il raduno Fifa».
Ne ha fatta di strada dalla prima partita...
«Vorrei incontrare quel dirigente che 25 anni fa mi disse: "Tu non puoi arbitrare, conosco gente importante all’Aia. Ti faccio smettere"...».
Fonte:
Francesco Ceniti per la Gazzetta dello Sport del 27/05/2013
