Gare a porte chiuse se i genitori insultano i ragazzi

Documentiamo qui tutti i casi di aggresioni agli arbitri di cui veniamo a conoscenza, perchè non passino inosservati.

Gare a porte chiuse se i genitori insultano i ragazzi

Messaggioda Claudio90 il gio mag 22, 2008 3:50 pm

del 22/05/08, 15:24
Gare a porte chiuse se i genitori insultano i ragazzi di Fabio Amodio
Metti che un giocatore dilettante, di sedici anni, militante nella formazione del Lomello (provincia di Pavia), provocato da un giudizio “forte”, “colorito”, “reiterato” di una persona (probabilmente un genitore, una “mamma”) presente in tribuna durante una partita piuttosto agonistica del campionato provinciale di appartenenza abbia una reazione decisamente non adeguata e cada nella provocazione del pubblico. Metti che l’arbitro, di un anno più giovane del giocatore, quindicenne, in ragione della risposta all’insulto ricevuto dagli spalti, segue, com’è sacrosanto, il regolamento, estrae il cartellino rosso e lo invita a raggiungere gli spogliatoi. Metti, poi, che l’espulso, si lasci andare a una ulteriore reazione scomposta, dettata dalla rabbia, e colpisca con una testata il direttore di gara, fratturandogli il setto nasale. Ecco la cronaca dell’ennesimo gesto di violenza, perpetrata nei confronti di un arbitro nei “civili” campetti di periferia. E fin qui, ahinoi, la cosa non farebbe neppure notizia, vista la frequenza con cui i direttori di gara rischiano la propria incolumità fisica ogni week-end. Ma questa volta, l’epilogo della vicenda è stato quanto mai diverso rispetto alla consuetudine. Potrebbe, tranquillamente, essere d’esempio per altre realtà locali.
Il quotidiano di riferimento “La Provincia Pavese”, dopo aver letto una lettera indirizzata al suo direttore da parte del Presidente del Comitato Regionale Arbitri della Lombardia – nella quale si proponeva una profonda e attenta analisi dell’accaduto, dando spazio alle possibili soluzioni per cercare di porre un argine al problema – ha inteso organizzare un incontro fra l’arbitro, il giocatore “reo” del fatto, lo stesso Presidente del Cra Lombardia Roberto Del Bo ( di fatto l’imput dell’iniziativa è partita proprio dal Cra Lombardo ndr) e il vicepresidente del Lomello Calcio, società di appartenenza – come ricordato – del giovane calciatore.
Il confronto non aveva tanto l’idea di proporre una “pace demagogica” fra le parti, quanto di prendere spunto dall’episodio, quindi dallo scritto di Del Bo, per analizzare le cause che spingono i calciatori, anche in età molto giovane, a ricorrere alla violenza, in competizioni nelle quali l’interesse per la vittoria dovrebbe essere un dettaglio e non un traguardo esasperato. Un altare su cui sacrificare anche il proprio autocontrollo.
Detto, fatto.
Si sono incontrati, nel pomeriggio del 14 maggio, i ragazzi, il giornalista moderatore del forum, le due “autorità” sportive, Roberto Del Bo, quale massimo esponente dell’Aia Lombardia e il dirigente della formazione lomellina.
Ne è venuto fuori un confronto sincero, sano, leale. Partito con le scuse del giocatore, e una stretta di mano con l’arbitro, certo, ma proseguito con una disamina dei fatti, delle cause e delle conseguenze. Con una discussione improntata a trovare le modalità per evitare concretamente che si possano ripetersi gesti di follia sui campi di calcio.
“E’ diritto dei giocatori - spiega Del Bo - esprimere la propria passione su un terreno di gioco. Hanno diritto di vincere, di perdere, di sbagliare, di divertirsi. Hanno diritto di vivere la vita sportiva con sobrietà. Invece, le pressioni che, spesso, a partire dai genitori, si calano sui ragazzi sono deleterie. Distruggono lo spirito sportivo nella sua essenza. E’ la ricerca di un avvitamento sulla “gara” a tutti i costi. Anche l’arbitro, che spesso ha la stessa età dei calciatori, o poco ci manca, ha diritto di divertirsi. E di sbagliare. Non è una questione “tecnica”. E’ un percorso di formazione che anche i direttori di gara evidenziano nella pratica dello sport.”
“Io vorrei – prosegue il presidente del Cra Lombardia – che qualora un direttore di gara sbagliasse fosse aiutato da tecnici, dirigenti, allenatori. Tutti sbagliano. E allora perché non stare tutti dalla stessa parte della barricata e cercare di mantenere un clima sereno, civile, anche di confronto, ma improntato alla crescita reciproca? In fondo, lo sport non è anche metafora della vita? Si vince e si perde in virtù del merito. E quando si perde è comodo addossare la responsabilità a qualcun altro – l’arbitro nella fattispecie -, ma tutti dovrebbero avere l’onestà intellettuale di comprendere che ciascuno è sempre artefice del proprio destino”.
Poi, Del Bo, rilancia una proposta forte, già annunciata nella lettera alla Provincia Pavese che ha dato origine a questo “confronto pilota” nella redazione di un quotidiano: “Nei campionati giovanili, sarebbe interessante se, allorché si fosse in presenza di comportamenti scorretti da parte del pubblico, dei genitori, la società di casa facesse continuare la gara a porte chiuse. Sarebbe un segnale molto importante. E si contribuirebbe a creare una cultura diversa. Un clima differente”.
Già, la cultura, questo è – come sempre – il tema centrale. In fondo, dal punto di vista strettamente sportivo, da una finalissima mondiale a una partita di esordienti, la passione che impiegano i protagonisti del gioco è la stessa.
Il giovane calciatore, responsabile della testata all’arbitro, squalificato per oltre due anni, ha compreso perfettamente. Ha fatto pace con il direttore di gara. Probabilmente seguirà il consiglio di Roberto Del Bo di seguire un “corso arbitri”.
“E’ opportuno conoscere le difficoltà del mestiere - ha concluso il Presidente – sapere quanto sia complesso decidere in una frazione di secondo. Ma soprattutto è giusto toccare con mano quanta passione, quanta genuinità, quanto spirito di abnegazione ci sia negli arbitri. Anche questo è un buon modo per tentate di cambiare il calcio, rendendolo, finalmente uno sport e non una fucina di interessi. Uno sport con la “S” maiuscola. Dove si gioca, si compete, si tenta di porsi obiettivi ambiziosi. Ma nel rispetto, nella trasparenza, nella condivisione e nel rispetto delle regole”.
L’esperimento nella sede del quotidiano pavese, insomma, sembra aver dato frutti importanti. La riflessione continua, la discussione anche. Le proposte avanzate da Del Bo sembrano aver fatto breccia. Siamo a fine stagione. C’è il tempo di programmare la prossima. Con l’obiettivo che quello che inizia a settembre, sia il campionato della “svolta”. Una volta per tutte.

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Claudio90
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