da gadamer il lun ott 28, 2013 2:00 pm
E’ un tema molto delicato attorno al quale riflettere serve per evitare posizioni decise di condanna a prescindere o di minimizzazione del fenomeno (goliardia si dice un po’ avventatamente a mio parere). Ora se è vero come è vero che gli stadi non sono seminari e una certa tolleranza per le intemperanze verbali è necessaria per evitare un bacchettonismo fuori luogo, è pur vero che la libertà tout court d’insulto non può trovar cittadinanza sempre e comunque in nome della tolleranza riguardo al tifo.
Mi pare che si stia assistendo a un processo d’incancrenimento di quello che era lo sfottò, anche pesante, fisiologico in un ambiente “caldo” per sua natura.
E’ difficoltoso, molto difficoltoso, tracciare il confine oltre il quale lo sfottersi diventa insulto discriminante pericolosamente gemello del razzismo. Tuttavia quando si legge che durante un match partono cori volgari (nella volgarità nulla d’insolito o di sanzionabile) avversi a una città-tifoseria che nulla ha a che vedere con l’incontro, beh qualche spia rossa dovrebbe accendersi.
Dall’incontro-scontro verbale fra tifoserie presenti si sale (si scende) a un contenuto livido e rancoroso, all’offesa premeditata e non solo gratuita come sono le offese ma a una sistematica violenza verbale (per ora) che derubricare a goliardia appare superficiale e pertanto pericoloso.