La violenza da un omni-punto di vista.

Documentiamo qui tutti i casi di aggresioni agli arbitri di cui veniamo a conoscenza, perchè non passino inosservati.

La violenza da un omni-punto di vista.

Messaggioda malviboss il ven dic 05, 2014 8:22 pm

Mi è capitato di leggere questo articolo su FutsalMarche, noto portale marchigiano sul futsal regionale, e devo dire, che mi trova d'accordo su tutto, anche sui possibili interventi, mettendo di mezzo anche noi arbitri come male/cura del fenomeno, perché siamo ovviamente fallibili essendo umani.

Vi invito a leggerlo e dare qualche vostra impressione

Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani.

Mano a mano che cadendo passa da un piano all' altro il tizio per farsi coraggio si ripete: fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene.

Il problema non è la caduta, ma l'atterraggio.



Il tormentone dell’Odio, capolavoro di Kassovitz è un’eco sempre più insistente, che risuona come un inquietante monito per la nostra società, in caduta libera di idee e valori. Lo sport non è immune da tale declino, assai più reale e concreto delle leggende metropolitane, delle insulse paure o dei cervellotici complotti che impazzano nei social network.



I Comunicati Ufficiali riportano con sempre maggiore frequenza episodi penosi e deprimenti:

“Per aver permesso a fine gara ad un estraneo di entrare nel terreno di
gioco per insultare l'arbitro e per aver permesso a fine gara ad alcuni estranei di sostare nello spazio antistante gli spogliatoi per contestare l'operato dell'arbitro”;

“Per essere alcuni facinorosi a fine gara entrati nel terreno di gioco aggredendo calciatori e dirigenti della squadra ospite senza causare conseguenze fisiche”;

“Espulso per comportamento offensivo e minaccioso nei confronti dell'arbitro, a fine gara reiterava in tali atteggiamenti rendendosi necessario l'intervento di altri dirigenti per il suo definitivo allontanamento”;

“Espulso per somma di ammonizioni, al momento di allontanarsi insultava pesantemente l'arbitro”;

“Per essere entrato un proprio sostenitore a fine gara nel terreno di gioco e colpito, da prima con una gomitata e successivamente con un pugno, un calciatore della squadra avversaria, senza che lo stesso riportasse ulteriori conseguenze”.

“Al termine dell'incontro attendeva l'arbitro davanti al proprio spogliatoio strattonandolo un paio di volte, senza peraltro causare alcuna conseguenza, tentando di colpirlo con un pugno, non riuscendo nell'intento perchè prontamente allontanato da alcuni dirigenti”;

“Per aver alcuni propri facinorosi dapprima tentato di attingere con sputi un calciatore della squadra ospite e successivamente per aver insultato e minacciato l'arbitro”;

“Per aver colpito con diversi pugni al volto un calciatore della squadra avversaria procurandogli delle ferite che costringevano lo stesso ad abbandonare il terreno di gioco ed essere trasportato al Pronto Soccorso per le necessarie medicazioni”;

“Per essere entrato al termine della gara nello spogliatoio dell'arbitro, da prima per richiedere la non menzione nel referto arbitrale dell'espulsione di un proprio calciatore, successivamente, al diniego dell'arbitro, iniziava ad insultarlo e minacciarlo reiteratamente…..riusciva spintonando con violenza a schiacciare contro il muro sia l'arbitro che i due dirigenti che alla fine riuscivano ad allontanarlo portandolo fuori dallo spogliatoio”.



Questi sono solo brevi stralci di un settimanale diario dell’inciviltà, ricco di atteggiamenti irriguardosi, gravi offese, smodate proteste, pesanti minacce, condotte aggressive e gesti violenti. Le rimanenti pagine del C. U. sono ancora più desolanti poiché il calcio a 11 rimarca la sua centralità attraverso ripetute aggressioni agli arbitri, “innovative” minacce via social network e risse furibonde che talvolta approdano anche sui principali quotidiani.

Osservare le malsane abitudini altrui non reca alcun conforto al futsal, da sempre fiero della propria diversità e orgoglioso di giocare in impianti senza barriere, dove vige un clima più disteso e sportivo. Purtroppo anche nel calcio a 5 le norme di civile convivenza vengono calpestate con sempre maggiore frequenza da tifosi e tesserati.

Gli editorialisti di Futsalmarche ricevono numerose segnalazioni di appassionati e osservatori, sdegnati per il settimanale profluvio di sputi, insulti e minacce spesso non riportati nel Comunicato Ufficiale.



Ogni rovinosa caduta ha varie cause.

Anzitutto, si cade perché manca il senso del limite.

I deprecabili atteggiamenti rilevati sui campi sono alimentati da un clima sociale deteriorato, caratterizzato da una diffusa aggressività. Un sorpasso imperfetto, una mancata precedenza, un piccolo errore o un’innocua distrazione suscitano le smodate invettive di alcuni esagitati; cortesia e comprensione sono termini ormai desueti e ignoti ad individui delusi, che sfogano le proprie frustrazioni dietro una tastiera.

Lo sport aiuta a stemperare le tensioni ma non può divenire la valvola di sfogo per il malessere della vita quotidiana; al contrario dovrebbe aiutare ad affermare la parte migliore di sè, la creatività inespressa, la volontà di vivere e misurarsi lealmente con gli altri (evento sempre più difficile in una società poco meritocratica e cristallizzata).

Questi aspetti sono però ritenuti secondari da una minoritaria ma rumorosa corrente di pensiero che inculca da anni (con forti responsabilità dei media) l’assoluta preponderanza della cultura del risultato. Vincere è un obiettivo importante ma “non è la sola cosa che conta”, come recita un motto coniato per “machi” in crisi di identità e irrequieti adolescenti in cerca di certezze. In realtà nello sport è assolutamente centrale il “come si vince”.

La migliore testimonianza di ciò è offerta dalle vicissitudini del massimo campionato regionale di futsal, spesso preda di tigri di carta che hanno lasciato dietro di sé solo macerie e rimpianti. D’altro canto l’Ungheria degli anni ’50 (la mitica “Squadra d’oro”) e l’Olanda degli anni ’70 (la celebre “Arancia Meccanica”) sono assurte alla leggenda dl calcio senza aver mai vinto un mondiale; l’Italia del 1982 è un ricordo ancora vivido mentre la nazionale campione del mondo del 2006 sembra una sbiadita cartolina di un secolo fa.



Si cade perché mancano sanzioni adeguate per chi si spinge oltre le regole condivise.

Il proliferare degli episodi di violenza mette in discussione l’eccessiva e indiscriminata tolleranza delle autorità di controllo. Il problema investe profondamente un sistema sportivo nazionale incapace di riformarsi e di punire bari e scommettitori, dopati e maneggioni, violenti e speculatori.

Anche il futsal ha adottato una filosofia “del quieto vivere” che mescola le responsabilità in un grande calderone, confonde situazioni eterogenee e annulla le differenze: puoi prendere 3 turni per accese proteste e 6 giornate di squalifica per avere aggredito un arbitro; puoi ricevere 100 euro di multa per alcuni (deprecabili) insulti e qualche spicciolo in più per un’invasione di campo.

In questa sede non si vuole puntare l’indice su un caso specifico né mettere alla gogna qualcuno ma soltanto sollevare una riflessione globale. La Commissione Disciplinare tende a soddisfare le richieste di tutti, talvolta approfondendo blandamente le reali responsabilità, la recidività dei soggetti e la loro effettiva comprensione della gravità dei fatti.

Non può non destare imbarazzo una richiesta di riduzione della pena in considerazione della “non particolare gravità dell’accaduto” e poiché “alcune decisioni della giurisprudenza sportiva, in situazioni analoghe, avrebbero usato maggiore clemenza ed un più favorevole criterio di giudizio”. Tali affermazioni erano riferite al caso di un sostenitore entrato sul terreno di gioco e che aveva colpito un calciatore della squadra avversaria. In un altro caso la Società adduce la giustificazione che il giocatore “colpì sia pure solo di striscio l’avversario”.

Ma può un tifoso entrare in campo per colpire un giocatore? E’ questo un gesto non particolarmente grave? La gravità dell’atto dipende solamente dal danno prodotto o rileva anche l’intenzione del gesto? L’assenza di conseguenze fisiche (a volte legata al puro caso) può assolvere ogni tentativo di aggressione? Alcune decisioni errate costituiscono un precedente rilevante che impedisce la corretta valutazione di altri inqualificabili episodi?

L’assenza di criteri valutativi chiari e trasparenti desta forti perplessità, alimenta sospetti e crea pericolosi precedenti. Giudicare è un compito complesso, che richiede un metro certo e lineare.

Nel lungo periodo, l’assenza di sanzioni congrue alla gravità dei fatti può minare la stabilità del sistema. Una teoria sociologica nota come “Teoria delle finestre rotte” afferma che se in un quartiere viene rotta una finestra e nessuno ripara prontamente il danno, con ogni probabilità si assisterà ad altri atti vandalici dello stesso tipo e il numero delle finestre rotte nel quartiere aumenterà.



Si cade perché si ignora la direzione da seguire e si cammina senza una meta.

Le Autorità disciplinari possono intervenire solo ex post. Un ruolo ben più importante è svolto dalle altre componenti dell’universo futsalistico, chiamate a favorire la crescita culturale e morale dell’intero movimento regionale.

I direttori di gara dovrebbero mostrare un approccio più collaborativo, senza scadere in atteggiamenti autoritari, erroneamente scambiati per autorevolezza. Il difficile avvio di stagione della classe arbitrale ricorda che, soprattutto a livello dilettantistico, personalità e buon senso sono più importanti dei test atletici.

Le società dovrebbero imparare a valutare la qualità del gioco prodotto, l’atteggiamento e la crescita del gruppo, abbandonando il culto del risultato, divinità ingannevole spesso legata ai capricci del fato, all’estro di fenomenali singoli o a scelte furbe ma miopi.

I giocatori dovrebbero comportarsi da atleti e non da stanche comparse di sit-com di serie B. E’ ormai noioso e ripetitivo osservare esangui imitatori di Balotelli, impegnati in strane esultanze e atteggiamenti da star dei fotoromanzi, più attenti a sbeffeggiare i rivali o insultare il pubblico che alle vicende del campo.

Bisognerebbe arrestare la diffusione di atteggiamenti scorretti e intimidatori nei tornei giovanili, spesso infestati da genitori invadenti, maleducati ed egoisti. Il calcio “non è uno sport per signorine” ma nemmeno per trogloditi!



Qualcuno catalogherà queste riflessioni come uno sterile esercizio di moralismo. Proprio come è avvenuto negli ultimi 20 anni nell’economia e nella società italiana che ha prima negato, poi nascosto e infine mistificato un declino prolungato e significativo.

E’ invece giunto il momento di acquisire consapevolezza del problema e di capire che ogni episodio violento fa scendere il futsal un po’ più in basso.

Alcuni negano la caduta, sostenendo che questi episodi ci sono sempre stati. Risulta assai difficile dialogare con chi non comprende come agonismo, sfottò e grinta siano atteggiamenti ben diversi da minacce e violenze. La gran parte degli appassionati è però conscia del problema ma si comporta come un uomo in caduta libera che continua a ripetere “fin qui tutto bene, non si è fatto male nessuno”.

Un segnale indica che la misura è ormai colma. Leggere in un Comunicato Ufficiale di “professionisti della sicurezza che entrarono ed uscirono insieme ai tesserati della stessa squadra ospite” lascia interdetti e mostra nitidamente la caduta del nostro movimento.

Parliamo di impianti senza barriere e ci troviamo i vigilantes in panchina per una gara di Coppa Marche. Vogliamo favorire la partecipazione di giovani e famiglie ma al centro del campo c’è la security, nemmeno fossimo a Gotham City.

E’ ora di arrestare il declino e ritornare al futsal che da sempre sogniamo.



Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio.



fonte http://www.futsalmarche.it/rubriche/tra ... nel-futsal
malviboss
 
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Re: La violenza da un omni-punto di vista.

Messaggioda superpes il ven dic 05, 2014 10:39 pm

:clap: :clap: :clap:
Veramente da applaudire, condivido in toto, solo che anche questo resterà un grido nel deserto... Non ne usciremo più, bisogna avere la forza di reagire... A me non piace il disordine, ma uno sciopero ora più che mai sarebbe utile... nessun arbitro disponibile=nessuna partita giocata, poi forse capiranno i giocatori il valore di un arbitro e impareranno che rispettandolo faranno sì che una partita di calcio possa essere definita come essenza dello sport, come momento di piacere e divertimento, e non come guerra
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Re: La violenza da un omni-punto di vista.

Messaggioda kkk il sab dic 06, 2014 12:45 am

Atterraggio su un buon materasso fiaccandolo per una settimana: magari tutti potremmo rialzaci freschi, riposati e di nuovo pronti al volo.
kkk
 
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