Se l’arbitro si chiama Rachid e fa l’Imam picchiare si può

Tutto ciò che fa discutere sul mondo arbitrale

Se l’arbitro si chiama Rachid e fa l’Imam picchiare si può

Messaggioda admin il gio feb 04, 2016 4:58 pm

«Al mio aggressore solo cinque mesi di squalifica, mentre a quello del mio collega tre anni e sei mesi. Forse perché io sono marocchino e musulmano e l’altro è un arbitro italiano?». Rachid El Messki, arbitro federale della sezione molisana, racconta – carte e verbali alla mano - l’aggressione subita lo scorso 8 novembre durante la partita tra Mirabello Calcio e Acli Calcio Campobasso. L’attuale Imam della moschea di Foggia, 32 anni, ha deciso di fare denuncia, e punta il dito anche contro l’osservatore degli arbitri che «prima della partita mi ha intimato di tagliare la barba. Perché farmi una lezione di vita? Io sono musulmano e nella mia religione la barba ha un significato ben preciso. E non devo giustificare la mia fede».



Da sempre, nel mondo del calcio, le cosiddette "giacchette nere" sono oggetto - da parte di tifosi ma anche di addetti ai lavori - di “apprezzamenti” di ogni tipo. Non c’è domenica e partita che agli arbitri non venga ricordato il mestiere della madre con una sfilza di “complimenti” di accompagnamento. Una prassi di normale volgarità che si nasconde dietro la sibillina e demagogica frase "sono cose da campo che nel campo rimangono". Spesso, purtroppo, dalle offese si passa alle mani. E se è difficile vedere arbitri picchiati nei principali campionati professionistici europei, non è affatto insolito assistere a immagini di violenza in quelli sudamericani o nei campionati dilettantistici regionali.

8 novembre 2015, campionato regionale di Prima Categoria del girone B. Allo stadio comunale di Mirabello Sannitico, si affrontano i padroni di casa del Mirabello Calcio e le Acli Calcio Campobasso. Siamo nei minuti finali con il risultato che vede in vantaggio la formazione di casa per due reti ad una. Il direttore di gara assegna cinque minuti di recupero. Cinque minuti nei quali succederà tutto. L’arbitro designato a dirigere la gara è il giovane Rachid El Messki. Rachid ha trentadue anni e vive a Casalnuovo Monterotaro, piccolo centro della Daunia in provincia di Foggia.
Arrivato dal Marrocco, Rachid si è laureato in ingegneria elettronica al Politecnico di Bari nell’aprile del 2015. Inoltre, è anche l’Imam di una delle mosche più grandi del Mezzogiorno italiano, quella di Foggia. Infine, Rachid, è anche arbitro federale di calcio a undici dal dicembre 2009 ed è iscritto alla sezione arbitrale di Campobasso.

Torniamo alla partita. Mancano pochi minuti alla fine e il giovane ingegnere concede cinque minuti di recupero. Al secondo minuto di recupero le Acli Campobasso pareggiano. L’arbitro convalida la marcatura e si scatena il putiferio. «Era esattamente il 47° minuto del secondo tempo. - racconta Rachid -. Le Acli pareggiano, io convalido il goal ma mentre mi appresto a segnare goal, marcatore e minuto sul mio taccuino; vengo raggiunto da sei giocatori del Mirabello che iniziano a protestare con veemenza». Incedere e tono minaccioso, tanto che presto si passa dalle parole ai fatti, cioè alle mani.

In particolare, il portiere della squadra locale, Antonio Mazzilli, «dapprima mi mette le mani sul petto spingendomi con forza, poi mi da una gomitata tra il collo e la mascella facendomi cadere a terra». Conferme in tal senso arrivano anche dal referto del Giudice Sportivo che così scrive: «il portiere Antonio Mazzilli (Mirabello Calcio) gli si avvicinava pericolosamente e, nella foga delle proprie proteste, lo spingeva al petto, lo urtava con il gomito tra la mandibola ed il collo e lo faceva cadere a terra, provocandogli forte dolore».

A seguito dell’aggressione e della relativa caduta, Rachid rimane stordito a terra per un minuto. Rialzatosi, decide di sospendere la gara e di accertare le sue condizioni fisiche al pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Campobasso. «Avevo giramenti di testa e ho avuto anche paura. Così, ho deciso di sospendere la gara perché non ero più in condizione di farla proseguire (il fattaccio è avvenuto al secondo dei cinque minuti di recupero, ndr). Mentre mi avviavo verso gli spogliatoi, accompagnato da Nicola Pietra, Diego Caiella, Michele De Vivo - rispettivamente accompagnatore, massaggiatore e allenatore del Mirabello -, venivo raggiunto e insultato con frasi offensive di ogni genere».

Dopo la doccia, Rachid continua ad avere mal di testa. Così, dopo aver parlato con l’osservatore degli arbitri, che ha assistito a tutta la partita, decide di andare in ospedale. I medici del nosocomio molisano lo dimettono con 10 giorni di prognosi. Dieci giorni che inducono il Giudice sportivo a decidere di «squalificare fino al 14/04/2016 il calciatore Mazzilli Antonio (Mirabello Calcio)». In totale, quindi, 5 mesi di squalifica.

Sin qui parrebbe tutto normale: un’aggressione subita, sospensione della partita e squalifica dell’aggressore. Appunto, parrebbe. Perché, già nell’immediato dopo partita, all’interno degli spogliatoi dello stadio comunale di Mirabello, l’osservatore degli arbitri «mi dice - racconta ancora Rachid - di avermi visto solo cadere a terra ma di non aver visto l’aggressione fisica. Eppure tutti i presenti hanno visto cosa è successo». Non finisce qua: «Prima della partita, lo stesso osservatore mi ha intimato di tagliare la barba. Scusate, ma l’osservatore era venuto a vedere la partita e il mio operato in campo oppure a farmi una lezione di vita e di stile? Io sono musulmano e nella mia religione la barba ha un significato ben preciso. E non devo giustificare con nessuno la mia fede».

Dal giorno dell’aggressione, l’otto novembre appunto, l’ingegnere marocchino ha a disposizione 90 giorni per querelare l’attentatore. «Ho deciso di farlo perché ritengo, e i fatti mi danno ragione, di aver subito non solo una violenza fisica ma anche una violenza morale». Nulla da eccepire, il problema risiede nel fatto che per rivolgersi al Tribunale, Rachid, ha bisogno del nulla osta della Commissione Disciplina degli Arbitri. La quale ha ricevuto parere positivo a procedere dal Comitato regionale arbitri e dal Presidente della Sezione arbitri di Campobasso, ma si esprimerà solo il prossimo 8 febbraio. Giorno nel quale, guarda caso, scadono i 90 giorni nei quali poter fare la denuncia.

«Mi è stato riferito che la mia pratica è stata comunicata solo un mese dopo aver subito l’aggressione, il 12 dicembre. Decisamente in ritardo. La Commissione disciplinare si riunisce solo una volta ogni due mesi e quel ritardo di comunicazione ha fatto slittare la discussione sul mio caso all’8 febbraio. Ultimo giorno disponibile per poter querelare il mio aggressore».

Ma, a prescindere dall’esito della Commissione e dal parere che l’organo federale darà, Rachid è intenzionato, comunque, a rivolgersi alla legge ordinaria per valere i suoi diritti. Anche se questo passo, nel caso di risposta negativa al suo caso, portasse ad una sanzione disciplinare. «Parto dal presupposto che sono stato aggredito con la divisa dell’arbitro, dalla Federazione perché dovrebbero dirmi di no? Inoltre, nel caso ci fosse un divieto a procedere da parte della Commissione, io querelerò lo stesso il mio aggressore e valuterò a questo punto, insieme al mio legale, se procedere anche nei confronti degli organi arbitrali. Rischio la sospensione e anche la radiazione con la concreta possibilità di non poter fare più l’arbitro. Ma per me ne vale la pena».

Anche perché la goccia che fa traboccare il vaso è un’altra. E’ il 6 gennaio 2016, si gioca la partita Real Roseto-San Marco La Catola, match che vale per il campionato di prima categoria regionale girone B. Dal referto del Giudice sportivo si legge: «Al 18° del secondo tempo, a seguito di una decisione tecnica dell’arbitro, il calciatore Stefano Patella (San Marco La Catola) calpestava con forza e violenza con il proprio piede sinistro il piede destro dell’arbitro, provocandogli forte dolore. A questo punto l’arbitro espelleva il Patella. Alla notifica del provvedimento disciplinare, il Patella reagiva in maniera spropositata tirando con violenza e rabbia un fortissimo schiaffo al viso dell’arbitro, provocandogli forte dolore, stordimento e forti giramenti di testa. Dopo poco, il Patella si avvicinava di nuovo all’arbitro e lo colpiva con un violento calcio allo stomaco, procurandogli forte dolore e sensazione di vomito».

Altra aggressione verso un direttore di gara, la seconda in due mesi: partita sospesa e, come Rachid, anche questa "giacchetta nera" si reca al pronto soccorso per gli accertamenti del caso. Il responso dei medici è 8 giorni di prognosi. Però, la squalifica per il giocatore espulso è di quelle esemplari: tre anni e sei mesi lontano dai campi da calcio. Ed è proprio da questa decisione che scatta tutta la rabbia dell’Imam di Foggia. «Perché questa differenza di valutazione? Perché al mio aggressore solo cinque mesi e all’altro tre anni e mezzo? Eppure, stando ai referti medici il mio è più grave: dieci giorni contro otto. Perché questa discriminazione? Devo pensare che sia un problema di razza?».

Infine, entrambe le partite sono state sospese e assegnate a tavolino per tre a zero alla squadre avversarie dei giocatori puniti. Però, nelle cronache sportive dei media molisani del caso dell’arbitro marocchino non si è discusso. O meglio si è parlato di “partita rinviata”, cosa non vera. «E’ stato scritto e detto che la partita era stata rinviata, mentre è stata sospesa, come è stato riportato dal Giudice Sportivo. Perché questo silenzio nei miei confronti?»

Alessandro Corroppoli

fonte: primonumero.it
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Re: Se l’arbitro si chiama Rachid e fa l’Imam picchiare si p

Messaggioda strambox il gio feb 04, 2016 5:23 pm

Premessa: 3 mesi sono una presa in giro (se i fatti sono quelli descritti), e a mio avviso anche nel secondo caso tre anni e mezzo sono pochi.

Ho letto l'articolo e trovo molte stranezze:

1- l'OA dice all'AE di tagliarsi la barba PRIMA della gara? Questo presuppone che i due abbiano parlato prima della gara, è possibile?

2- un 32enne che arbitra la 1a categoria? Che io sappia oggi tutti i CRA già a 26 ti mandano a far l'AA...

3- punto cruciale: l'OA non è d'accordo con la versione dell'arbitro(?!), ha fatto supplemento di rapporto? Può aver influenzato la decisione del giudice sportivo?

4- l'intervista è stata autorizzata?
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Re: Se l’arbitro si chiama Rachid e fa l’Imam picchiare si p

Messaggioda Heisenberg il gio feb 04, 2016 6:08 pm

Non lo prescrive mica il medico di fare parte dell'aia.

L'essere arbitro prevede alcuni obblighi e sacrifici e tra questi quello di dare un'immagine pulita ed ordinata in campo, a prescindere dell'appartenenza religiosa, politica o culturale.
Bisogna radersi prima di andare in campo e gli ot hanno tutto il diritto di non designarti, come gli osservatori quello di segnalartelo come rilievo.

Ripeto, non è un obbligo fare l'arbitro.
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Re: Se l’arbitro si chiama Rachid e fa l’Imam picchiare si p

Messaggioda giacomo78 il gio feb 04, 2016 6:15 pm

Mio umile punto di vista:

1) da come è riportato dal giudice sportivo i due casi sono ben diversi,

- nel primo si parla di "nella foga delle proprie proteste, lo spingeva al petto, lo urtava con il gomito tra la mandibola ed il collo e lo faceva cadere a terra, provocandogli forte dolore"
- nel secondo invece "calpestava con forza e violenza con il proprio piede sinistro il piede destro dell’arbitro, provocandogli forte dolore. A questo punto l’arbitro espelleva il Patella. Alla notifica del provvedimento disciplinare, il Patella reagiva in maniera spropositata tirando con violenza e rabbia un fortissimo schiaffo al viso dell’arbitro, provocandogli forte dolore, stordimento e forti giramenti di testa. Dopo poco, il Patella si avvicinava di nuovo all’arbitro e lo colpiva con un violento calcio allo stomaco, procurandogli forte dolore e sensazione di vomito"

a parte un dettaglio maggiore nella stesura del referto, nel secondo caso personalmente ravvedo la volontà di fare del male, mentre nel primo, vuoi perchè non scritto bene, vuoi perchè il fatto in se è diverso, sembra quasi che nella concitazione sia sfuggito un colpo involontario

2) Un OA che entra nello spogliatoio PRIMA della partita per dire all'arbitro di tagliarsi la barba non l'ho mai visto in diversi lustri di tessera

3) Non è che il signor Imam ci sta marciando un pò su, cavalcando l'onda del buonismo italico, per fare un pò di foraggio per i tempi duri ?

ripeto: mia umile opinione
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Re: Se l’arbitro si chiama Rachid e fa l’Imam picchiare si p

Messaggioda gad il gio feb 04, 2016 6:16 pm

Allora andiamo con ordine.....
1) Prima o dopo la partita che sia (anche se prima mi sembra difficile) la barba in campo non si porta. E' scritto su tutte le disposizioni di tutti gli OT del mondo. Non è una questione religiosa: la barba in campo non si porta. E se la porti ti becchi le rimostranze dell'OA qualsiasi sia il motivo per cui tu abbia la barba lunga dal "mi sono dimenticato di farla" passando per il "a me piace" fino ad arrivare al "lo dicono le scritture".
2)La sanzione del giudice sportivo: più vado avanti con la carriera più leggo sentenze astruse dei vari giudici sportivi che una volta rispettati due o tre paletti si sbizzarriscono nell'irrogare le sanzioni più disparate indipendentemente dalla figura arbitrale. Che poi il giudice sportivo abbia agito per fare un torto ad un arbitro solo perchè ha letto un nome straniero sul rapporto lo vedo difficile.
3) Mi sembra che la cosa sia stata gonfiata un tantino. Al primo paragrafo l'OA è cattivo per la barba, al secondo il giudice sportivo perchè da una sanzione diversa, al terzo la sezione/commissione di disciplina (immagino che la competenza sia di quella nazionale), e al quarto i giornalisti. Mi rifiuto di credere ad una cospirazione che attraversa contemporaneamente 3 enti diversi (stampa, FIGC, AIA -impersonata a sua volta da 3 soggetti differenti-).
Un cartellino rosso è come l'esplosione di una bomba;il giallo l'accensione di un timer. Possiamo dare al pubblico 15 secondi di sorpresa o 15 minuti di suspence. -A. Hitchcok-
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Re: Se l’arbitro si chiama Rachid e fa l’Imam picchiare si p

Messaggioda pized85 il gio feb 04, 2016 6:22 pm

Ma avete visto la foto? Io ho la barba molto più lunga della sua...e in queste categorie dubito fortemente che ai giocatori interessi quanto è lunga la barba. Se poi un OT non designa per quello...dovrà spiegare agli organi superiori perché un arbitro abile e disponibile non venga fatto scendere in campo.

L'osservatore può rimarcarlo nel rapporto, ma certamente non deve influire sul giudizio della prestazione.

Il discorso è però un altro, ci sono 3 anni(TRE) anni di differenza tra le due aggressioni? A mio parere no, quindi una delle due è sbagliata.
Ultima modifica di pized85 il gio feb 04, 2016 6:23 pm, modificato 1 volta in totale.
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Re: Se l’arbitro si chiama Rachid e fa l’Imam picchiare si p

Messaggioda strambox il gio feb 04, 2016 6:23 pm

Con l'appunto del colloquio pre gara intendevo dire che ci sono dei punti dell'articolo poco chiari se non addirittura inventati...

giacomo78 ha scritto:3) Non è che il signor Imam ci sta marciando un pò su, cavalcando l'onda del buonismo italico, per fare un pò di foraggio per i tempi duri ?


Mi spieghi a quale "foraggio" ti riferisci? Già vedo i grandi ritorni di immagine per essere comparso su un quotidiano di provincia red_cat
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Re: Se l’arbitro si chiama Rachid e fa l’Imam picchiare si p

Messaggioda Observer il gio feb 04, 2016 7:23 pm

Heisenberg ha scritto:Non lo prescrive mica il medico di fare parte dell'aia.

L'essere arbitro prevede alcuni obblighi e sacrifici e tra questi quello di dare un'immagine pulita ed ordinata in campo, a prescindere dell'appartenenza religiosa, politica o culturale.
Bisogna radersi prima di andare in campo e gli ot hanno tutto il diritto di non designarti, come gli osservatori quello di segnalartelo come rilievo.

Ripeto, non è un obbligo fare l'arbitro.


Resta da dimostrare se portare la barba significa non "dare un'immagine pulita ed ordinata in campo"

E poi ... scusa ... dove sta scritto che un Arbitro non può portare la barba?

Nelle NFOT?

Nel regolamento AIA? Nel regolamento medico?

Traducendo .... stai attento a quello che dici ... perché Luigi Agnolin ha arbitrato 2 anni in serie A con la barba, e la casacca di fuori. Ma forse sei troppo giovane per potertelo ricordare.

-- gio feb 04, 2016 7:26 pm --

pized85 ha scritto:Ma avete visto la foto? Io ho la barba molto più lunga della sua...e in queste categorie dubito fortemente che ai giocatori interessi quanto è lunga la barba. Se poi un OT non designa per quello...dovrà spiegare agli organi superiori perché un arbitro abile e disponibile non venga fatto scendere in campo.

L'osservatore può rimarcarlo nel rapporto, ma certamente non deve influire sul giudizio della prestazione.

Il discorso è però un altro, ci sono 3 anni(TRE) anni di differenza tra le due aggressioni? A mio parere no, quindi una delle due è sbagliata.


OOOOOO ......

Io ho arbitrato con la barba, con il pizzetto, e con i capelli lunghi stile Mirco dei Bee-hive (quello di kiss me licia).......

E nessuno si è mai permesso di dirmi ... di tagliarmi la barba ... in una gara di prima categoria?

Parafrasando altro utente ... se vi piace fare la vita di caserma ... aderite alla Legione Straniera. Nell'AIA NON STA SCRITTO DA NESSUNA PARTE che occorre rasarsi tutte le mattine prima della gara.

Giusto per essere chiari.....

-- gio feb 04, 2016 7:29 pm --

gad ha scritto:Allora andiamo con ordine.....
1) Prima o dopo la partita che sia (anche se prima mi sembra difficile) la barba in campo non si porta. E' scritto su tutte le disposizioni di tutti gli OT del mondo. Non è una questione religiosa: la barba in campo non si porta. E se la porti ti becchi le rimostranze dell'OA qualsiasi sia il motivo per cui tu abbia la barba lunga dal "mi sono dimenticato di farla" passando per il "a me piace" fino ad arrivare al "lo dicono le scritture".
2)La sanzione del giudice sportivo: più vado avanti con la carriera più leggo sentenze astruse dei vari giudici sportivi che una volta rispettati due o tre paletti si sbizzarriscono nell'irrogare le sanzioni più disparate indipendentemente dalla figura arbitrale. Che poi il giudice sportivo abbia agito per fare un torto ad un arbitro solo perchè ha letto un nome straniero sul rapporto lo vedo difficile.
3) Mi sembra che la cosa sia stata gonfiata un tantino. Al primo paragrafo l'OA è cattivo per la barba, al secondo il giudice sportivo perchè da una sanzione diversa, al terzo la sezione/commissione di disciplina (immagino che la competenza sia di quella nazionale), e al quarto i giornalisti. Mi rifiuto di credere ad una cospirazione che attraversa contemporaneamente 3 enti diversi (stampa, FIGC, AIA -impersonata a sua volta da 3 soggetti differenti-).



Guarda ... ad occhio e croce secondo me ci sono dei punti oscuri e che effettivamente non mi tornano. Mi sembrano pochi 3 mesi di squalifica per i fatti denunciati, come mi sembrano un po' troppi i 3 anni per l'altro fatto.

L'ombra di una discriminazione secondo me aleggia nell'aria.

Per questo se fossi nel Presidente, io manderei una bella ispezione tecnica al CRA in questione con l'ordine di appurare cosa succede e se sono stati lesi i diritti di un associato.
Bisogna cambiare tutto, affinché nulla cambi!
(Giuseppe Tomasi di Lampedusa)
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Re: Se l’arbitro si chiama Rachid e fa l’Imam picchiare si p

Messaggioda Heisenberg il gio feb 04, 2016 7:48 pm

Stiamo parlando chiaramente di regole non scritte.
Il regolamento non vieta nemmeno di arbitrare con i pantaloncini abbassati.. ti sembra questa una valida giustificazione per farlo?

Trovami un solo arbitro dalla serie D in su che oggi va in campo con la barba incolta
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Re: Se l’arbitro si chiama Rachid e fa l’Imam picchiare si p

Messaggioda malviboss il gio feb 04, 2016 7:53 pm

a me quella barba comunque (quella in foto intendo) non mi sembra incolta, semmai ben curata. Anche io arbitro con la barba, ed il mio OT ed il mio presidente di sezione (anch'egli arbitrava con la barba) mi hanno sempre detto : "tienila pure, ma curata".
Se per questo fatto stiamo a disquisire sulla barba stiamo freschi... Il problema è sui 3 mesi per quella aggressione.
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