LeaderSheep ha scritto:Il cuore del ragionamento (o della provocazione) smaschera un grande equivoco dei nostri tempi: l'idea che la democrazia, intesa come "voto a tutti", sia sempre e comunque la risposta migliore a ogni problema. Nello Stato è un diritto sacro, ma in un'associazione tecnica e piramidale come l'AIA rischia di diventare un boomerang micidiale.
Se domani mattina aprissimo le urne a migliaia di ragazzini, la prima conseguenza paradossale potrebbe essere proprio il rafforzamento di quei "feudi" che si vorrebbero abbattere. Un presidente di sezione che oggi deve faticare per orientare tre o quattro delegati regionali, domani si ritroverebbe a gestire un bacino di centinaia di voti fatti di giovanissimi che, legittimamente, non conoscono le dinamiche nazionale e si fidano ciecamente del loro leader locale. A quel punto, per vincere le elezioni non servirebbe più avere il progetto tecnico migliore, ma basterebbe fare asse con i presidenti delle sezioni più popolose.
Da qui potrebbe nascere una deriva populista: se la platea diventa di massa, la propaganda si adegua. Un candidato alla presidenza dell'AIA non parlerebbe più di riforme strutturali dei campionati o di formazione degli osservatori; parlerebbe alla pancia della base. Prometterebbe l'azzeramento delle quote associative, rimborsi spese gonfiati per tutti e magari corsie preferenziali per i corsi di qualificazione. Una specie di "voto di scambio" legalizzato che farebbe perdere di vista l'unica cosa che conta davvero: la qualità tecnica dell'arbitraggio. Senza contare il danno educativo: catapultare dei quindicenni dentro le dinamiche, spesso ciniche e spartitorie, delle correnti associative significa avvelenare il loro percorso di crescita prima ancora che abbiano imparato a fischiare un fuorigioco.
Ecco perché il modello di nomine ha una sua forza dirompente. Ha il sapore della meritocrazia aziendale: il Presidente della Federazione (come tra l'altro avviene in tutto il resto del mondo calcistico) sceglie il capo degli arbitri in base al curriculum e alla competenza, e questo risponde dei risultati direttamente alla Federazione.
Crollerebbe l'intero castello delle campagne elettorali, delle promesse sottobanco e dei favoritismi politici. I responsabili degli organi tecnici tornerebbero a fare quello per cui sono pagati: selezionare chi merita e dismettere chi non va, senza la paura di perdere i voti di quella o quell'altra regione per la rielezione successiva. E le sezioni sui territori ritroverebbero la loro purezza, tornando a essere palestre di vita e di tecnica anziché centri di raccolta voti.
Pur tuttavia, l'autonomia politica dell'AIA, per quanto spesso inefficiente, oggi fa comodo a molti perché funge da scudo protettivo: se gli arbitri sbagliano, la colpa è della loro associazione "indipendente", non della Federazione.
Forse e sottolineo FORSE la via d'uscita sta nel mezzo, in un modello che salvi il principio elettivo ma lo depuri dal populismo. Si potrebbe pensare a un sistema di "grandi elettori" dove a votare non è chiunque abbia una tessera in tasca, ma solo chi ha maturato una solida esperienza — ad esempio arbitri e osservatori con almeno dieci anni di anzianità o che abbiano operato stabilmente nelle categorie nazionali. In questo modo si manterrebbe l'indipendenza dalla FIGC, ma il voto resterebbe nelle mani di una platea matura, competente e decisamente meno influenzabile dai condizionamenti locali.
faccio presente che nelle altre associazioni, ovunque nel mondo, il gruppo degli ufficiali di gara non è mai una associaizone a se stante. ma un dipartimento interno alla federazione nazionale calcistica. da qui il problema, insormontabile.
se noi strutturiamo, unicum al mondo, una associazione nella associazione, con una propria natura giuridica, con autonomia amministrativa e gestionale, con entità interne a se stanti addirittura con propria natura giuridica (le sezioni come ASD) allora questa associazione deve uniformarsi ai principi ispiratori del CONI. Ovvero deve avere una propria democrazia interna, perchè questo prevedono tali principi.
Diverso sarebbe se gli ufficiali di gara fossero tesserati della FIGC. In tale frangente, parteciperebbero alla vita interna dell'Associazione come tesserati FIGC, e non AIA. Ed allora potrebbe stare in piedi il principio della nomina fiduciaria. Ovvero come avveniva prima della riforma del Notaio Salvatore Lombardo, la nomina del presidente dell'AIA da parte del presidente della FIGC.
Ma siamo noi a volere la nostra autonomia, e non possiamo a seconda degli interessi e/o delle convenienze, aderire ai principi ispiratori del CONI come ci fa più piacere.
Torniamo sempre al solito problema, ovvero che l'anomalia sistemica è che l'AIA sia una Associazione a se stante. Cosa che non ha eguali nelle federazioni sportive che conosco in giro per l'Europa e non solo.
Detto questo, che il suffragio universale porti a quello che dici è una asserzione che andrebbe dimostrata. Perchè se affermiamo la irresponsabilità di una fetta di elettorato, poi prestiamo il fianco in via ipotetica e filosofica a domandarci chi determina il grado di maturità?
Un 16enne è maturo?
Un Associato con 3 anni di tessera è maturo ancorchè minorenne?
Facciamo attenzione a tracciare un solco, perchè la storia dei meccanismi elettorali moderni ci racconta fragorosamente come spesso dietro a idee di principio vi sia solo un gioco di convenienze (scusate il lapsus n.d.r.). Come dimostra l'attualità moderna dove si cambia il meccanismo elettorale a ogni tornata, a seconda della convenienza e dei sondaggi.
