E’ stato brutalmente aggredito, prima a parole e poi a mani nude il giovane arbitro campobassano Sebastian Bruscino. L’aggressione, a quanto racconta l’associazione arbitri, sezione del Molise, porta la firma dei tifosi dell’Atletico Sessano. L’episodio è avvenuto a pochi giorni dal discusso arbitraggio di Bruscino in Atletico Sessano-Termoli, gara nella quale i padroni di casa protestarono per un gol con concesso e si videro sventolare due cartellini rossi, uno dei quali all’allenatore sessanese. E’ quindi da ricollegare a questo match, ma non certo per darne giustificazione, lo sconcertante episodio di violenza.
A riferirlo è il presidente dell’Aia Molise Marco Paolone. «Lo scorso sabato 30 ottobre il collega Sebastian Bruscino di ritorno nella propria dimora dopo aver diretto la gara del campionato Regionale di Promozione tra Domenica De Sisto e Kalena aveva deciso di fare una sosta presso il locale “La Vecchia Fornace” nei pressi del bivio di Cantalupo del Sannio. Dopo aver parcheggiato l’autovettura, il collega veniva subito riconosciuto da persone riconducibili alla società Atletico Sessano, le quali hanno iniziato ad urlare e ad aggredire verbalmente l’arbitro. Successivamente hanno circondato la sua auto impedendo la ripartenza aprendo gli sportelli della stessa. A quel punto uno di questi, dopo aver aperto con violenza l’auto afferrava con forza la giacca e la cravatta del collega e lo stringeva al collo. Contemporaneamente dall’altro lato dell’auto altre persone aprivano gli sportelli minacciando l’arbitro ed i suoi assistenti impedendo ad uno di loro di chiamare le Forze dell’Ordine strappandogli addirittura la camicia. Le minacce, gli insulti e i comportamenti violenti sono continuati fino a quando i colleghi sono riusciti a divincolarsi e a ripartire. L’automobile veniva in quel momento colpita da calci e pugni che arrecavano rilevanti danni. A questo punto la terna si recava prima presso la Stazione dei Carabinieri di Boiano per constatare i danni all’autovettura e successivamente al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Campobasso dove i sanitari li hanno visitati stabilendo i giorni di prognosi per ognuno di loro».
Dopo aver descritto l’aggressione, Paolone si lascia andare ad un amaro sfogo. «A questo punto il sottoscritto, in qualità di Presidente della Sezione di Campobasso, non può più tollerare tali comportamenti.
Nessuno può arrogarsi il diritto di aggredire, anche solo verbalmente, un ragazzo, un uomo di sport che la domenica si reca in un campo di calcio per dirigere una gara. Ancor più grave è il fatto che a distanza di una settimana dalla prima aggressione del collega, evitata solo per la presenza delle forze dell’ordine, ci si debba ritrovare a parlare nuovamente di violenza e sempre con gli stessi protagonisti, ovviamente in negativo. Gli arbitri vengono sistematicamente trattati come bestie, animali da maltrattare, offendere e calpestare. Il tutto in una Repubblica in cui la legislazione vigente punisce anche coloro che compiono tali atti contro gli esseri animali.
In questi giorni ci siamo posti alcuni elementari quesiti: che cosa sarebbe successo se l’arbitro impaurito fosse ripartito di corsa investendo qualcuno? E se, per sfuggire ai suoi aggressori, si fosse immesso sulla strada senza precauzioni con un possibile conseguente incidente? Deve necessariamente accadere l’imponderabile o il morto per far terminare tali comportamenti?
Ci si attendeva una forte condanna degli episodi sia da parte delle autorità competenti (non si è visto nulla di scritto) sia degli addetti ai lavori (pochi commenti e quasi tutti interno associazione).
Invece abbiamo dovuto assistere ad un miserevole tentativo di minimizzazione dell’accaduto. Si devono allontanare i violenti se vogliamo realmente fare e vivere lo sport. Deve vincere il senso di lealtà e giustizia. Tali comportamenti non possono essere “difendibili”. Non si può dire che quello che è successo è stata una “vendetta personale fatta in buona fede”. Dove c’è violenza non c’è mai buona fede. Bisogna ricordare a persone come queste, che l’educazione e il rispetto sono la base della vita sportiva. E prima di essere sportivi siamo uomini. Uomini dentro e fuori dal campo.
L’Associazione è sistematicamente danneggiata dalle ripetute violenze che i propri tesserati subiscono ogni anno e questo porta all’allontanamento di giovani che hanno una passione. Passione che ha sia chi scende in campo per giocare, sia chi scende in campo per arbitrare».
fonte:www.primonumero.it
