Se la questione è difficile, lo è solo da un punto di vista.
Noi, infatti, non possiamo stabilire a priori se sia corretto o meno esprimere la propria confessione religiosa, in forme chiaramente non eccessive, su un campo da calcio; e non perché sia difficile, ma semplicemente perché è una decisione che non ci compete. Senza contare che, essendo un argomento molto personale, come la religione per l'appunto, ci saranno sempre contrasti e non possono esistere prove definitive o ragionamenti concreti che possano far sì che una tesi prevalga sull'altra. Nondimeno, se il fatto sembra strano, è solo per un motivo... ovvero quello, già citato, della mancanza di coerenza. Per questo sono sostanzialmente d'accordo con
tony: possiamo discutere quanto vogliamo dell'aspetto religioso e del suo rapporto con il calcio, ma come ho già anche espresso, non caveremo un ragno dal buco. Ciò che bisogna comprendere, invece... è quale linea stia adottando effettivamente la FIFA, e chiedersi il perché della differenza fra arbitri e calciatori.
Ricordo anche io, infatti, il caso delle iraniane sconfitte a tavolino perché volevano giocare con il velo; però, adesso a quest'arbitro è stato concesso di dirigere con un
cappello. Ora, è
probabile (non posso certamente sapere il perché delle loro scelte) che la FIFA abbia acconsentito a ciò seguendo il principio che già tempo addietro espressi
in questo topic: ovvero, un abbigliamento aggiuntivo rispetto a quello di base è negato ai calciatori perché, per assurdo (ma non è poi così improbabile o difficile), potrebbero trarne vantaggio durante il gioco, o comunque essere d'ostacolo per loro stessi o per gli altri calciatori (posto che l'oggetto di per sé non sia pericoloso, nel qual caso, religione o meno, andrebbe tolto per ovvie ragioni). Ma per un arbitro, seguendo questa logica che vista sotto un certo aspetto non è sbagliata, ciò è ininfluente, perché non può dargli alcun vantaggio (che vantaggio potrebbe dargli, visto che l'arbitro deve solo dirigere la gara?), e non si può parlare di "ostacolo" ai calciatori, perché essendo l'arbitro neutro, tanto ne sarebbero affetti — che poi, nella misura in cui un arbitro possa influire così tanto sul gioco... — gli uni quanto gli altri, in entrambe le squadre.
Adesso... questo non è un principio di verità, ma semplicemente vedo i fatti e cerco di darne una spiegazione logica: perché ritengo altamente
improbabile che la FIFA pecchi di incoerenza senza una motivazione o comunque una ratio per la quale agisce; e non dico nemmeno di condividere appieno una tale logica, perché, per quanto possa funzionare, non mi torna — e non mi va — che un religioso calciatore debba
tradire la propria fede, mentre un religioso arbitro possa scamparla. Per cui... giudizio non ne posso dare. Ma due cose posso dirle:
- La prima è che spero in una chiarificazione, non dico con un'apposita postilla in qualche Regolamento, ma almeno con una spiegazione che provenga da qualcuno di autorevole;
- E secondo, non indifferente, tenuto conto che sempre di fede si tratta, ovvero di qualcosa del tutto esterno al calcio... se si decide per una soluzione, che sia uguale per arbitri e calciatori, sia che si permetta, sia che si vieti. Perché fuori dal campo non c'è differenza fra arbitro e giocatore... e un credente non può dover o non dover rinunciare alla propria espressione soltanto per il proprio
status sul campo.
Almeno, la vedo così
