Quoto qui un messaggio scritto da gtrs nell'altra discussione per rispondergli:
Io lo vedo come un errore invece e ti spiego il perchè:
Parto dal presupposto che arbitrare sia un hobby, un piacere e non una necessità. Nessuno ti obbliga, quindi se vuoi andare in campo ti devi uniformare all'abbigliamento che è prescritto da regolamento, se fa contrasto con al religione devi scegliere cosa è più importante.
Dopo di ciò passo al caso pratico:quando faccio l appello ( arbitro anche il c5) io verifico che nessuno, eccetto il portiere, indossi pantaloni lunghi e/o calzamaglia sia che si tratti di campionato maschile che femminile. Se da regolamento non facciamo indossare la calzamaglia , anche se non giochiamo al coperto e fa freddo, per quale motivo dovremmo noi presentarci con la calzamaglia? Il vero razzismo è trattare calciatori e arbitri in modo diverso, o accettare che ad alcuni calciatrici ( magari mussulmane) sia concesso di indossare il pantalone lungo ed ad altre no. La religione è una scelta di vita, ma noi come possiamo verificare se uno è ateo/cattolico/ebreo/ musulmano.....non possiamo , possiamo solo trattare tutti allo stesso modo indipendentemente dalla religione , età , sesso..... quindi o si permette a tutti o si vieta a tutti
Non concordo. Tu parti dal presupposto che si debba fare una scelta tra arbitrare una partita o la religione. Anche se arbitrare è "solo" un hobby. Credo che ciò sia sbagliato a prescindere. Se qualcuno si sente nel diritto di voler praticare l'arbitraggio, ed è di una religione diversa, perché non può farlo? Deve essergli garantito, a mio modesto parere.
E tu ad un tratto scrivi proprio:
possiamo solo trattare tutti allo stesso modo indipendentemente dalla religione , età , sesso.....
Quindi, trattando tutti allo stesso modo, chi è musulmano o di un'altra religione, e deve per forza indossare un determinato abbigliamento, deve essere tagliato fuori a prescindere dall'arbitraggio? Insomma dalle tue parole mi sembrano venir fuori molte contraddizioni in termini.