Arbitra con il velo, la novità di Chahida

Tutto ciò che fa discutere sul mondo arbitrale

Re: Arbitra con il velo, la novità di Chahida

Messaggioda tony il mar feb 18, 2014 11:23 pm

E' vero, non mi ricordavo che la questione era in corso di normalizzazione ai piani alti. messa così può stare.
Ci sedemmo dalla parte del torto, perché tutti gli altri posti erano occupati (B. Brecht)
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Re: Arbitra con il velo, la novità di Chahida

Messaggioda Ninni Cello il mar feb 18, 2014 11:45 pm

Grande Chahida, Congratulazioni!!!!
Benvenuta tra i nostri!!!
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Re: Arbitra con il velo, la novità di Chahida

Messaggioda Mark1974 il mer feb 19, 2014 9:36 am

Sarò all'antica, ma io non concordo.
La nostra divisa ufficiale non comprende il copricapo, che sia esso per religione o altro.
Credo che a livello generale si stia sbagliando a concedere l'impossibile a persone con culture diverse dalle nostre e ne stiamo pagando anche le conseguenze.
Liberissimo/a di credere alla religione che si voglia, ma quando arbitri una partita ufficiale FIGC a mio parere devi indossare la divisa ufficiale e basta.
Qui non si tratta di essere razzisti o meno ma di essere tutti uguali in un momento specifico in cui dobbiamo essere tutti uguali e cioè arbitri...cristiani, mussulmani o altro non ha importanza e soprattutto non gliene frega nulla a nessuno nel momento della partita.
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Re: Arbitra con il velo, la novità di Chahida

Messaggioda Francesco77 il mer feb 19, 2014 10:52 am

....ma con tutto il casino mediatica che sapevano avrebbe scatenato, come poi effettivamente è avvenuto, nessuno dei dirigenti della sezione poteva fornire a questa collega una divisa completa e aggiornata? Dico io, le hanno fatto mettere la maglia ciclamino della passata stagione con i calzettoni neri di ben tre stagioni fa se non vado errato.....che ci voleva visto che era anche una debuttante dell'ultimo corso a fornirle una divisa di quest'anno o perlomeno una tutta intera?
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Re: Arbitra con il velo, la novità di Chahida

Messaggioda Observer il mer feb 19, 2014 11:59 am

Effettivamente pure io ho notato che hanno fatto un packwork di diverse divise, tutte vecchissime. E non mi piace molto, avrei preferito una ciclamino completa, o una divisa di due anni fa completa. Questo perchè non sempre ci sono divise per tutti, e le Sezioni riciclano pure!

Tutto ciò premesso, sono un po' preoccupato per la deriva che questo thread sta prendendo. Perchè gli assertori della inopportunità secondo me non centrano il punto vero della questione. Che è sostanzialmente questo: che a noi piaccia o che a noi non piaccia, stiamo (tentando) di divenire una società multi-etnica. E questo non può non riverberarsi sul nostro modo basico di intendere la cultura. Nel senso che di fronte all'allargarsi del roster delle cose possibili noi possiamo fare due cose diverse:

1) aprirci alla modernità se lo riteniamo utile
2) difendere i nostri costumi affermando che sono giusti e puri e che rappresentano la nostra unicità.

Ora ... visto che tra gli assertori della seconda ipotesi vedo annoverarsi gentaccia come Borghezio e Gentilini ... io sono pregiudizialmente per la prima. Perchè credo e ritengo che l'influsso di una cultura su di noi non possa che essere benefico se il fenomeno si governa con equilibrio ed equità.

Per questo sono favorevole a che la nostra Collega possa essere a tutti gli effetti Arbitro ... perchè penso che a noi non tolga nulla ... ma che possa in astratto portarci qualcosa di meraviglioso. Ricchezza di vedute ... un nuovo modo di vedere le cose.

Ragazzi ... le contaminazioni etniche sono sempre avvenute. Sempre dai tempi di madre Eva. Bill De Blasio fa il sindaco di New York perchè i suoi genitori sono emigrati dall'Italia. Abbiamo colonizzato il Belgio, la Svizzera, l'Argentina. E nessuno ci ha cacciato da quei paesi perchè abbiamo iniziato a fare la salsa di pomodoro in cantina, o la pizza ad ogni angolo di strada. Oggi la pizza è uno degli alimenti più apprezzati del mondo (talmente apprezzato che i militari americani se la vogliono portare anche in guerra (notizia pubblicata dal Corriere oggi) perchè noi italiani lo abbiamo contaminato.

Io non penso che un giorno andremo tutti in giro in calzamaglia, o indosseremo il velo. Ma vedete ... è già tanto difficile convivere con la paura della diversità. E' già talmente facile guardare ad un islamico immaginando che dietro quella lunga barba ci sia sempre e solo un terrorista. Se abbiamo la possibilità quindi di integrare una cultura alla pratica del nostro sport ... io mi chiedo: perchè no?

E' un passo di tolleranza e di integrazione. E serve anche a noi ... tantissimo ... per renderci conto che anche se si vestono in maniera che ad alcuni di noi potrebbe parere bizzarra ... o mangiano cose strane tipo il felafel ... o vestono come noi non vestiremmo ... in fondo tolte queste cose superficiali ... siamo tutti esseri umani. Con pari dignità e pari diritti.
Bisogna cambiare tutto, affinché nulla cambi!
(Giuseppe Tomasi di Lampedusa)
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Re: Arbitra con il velo, la novità di Chahida

Messaggioda Luca Marelli il mer feb 19, 2014 1:10 pm

Personalmente credo che i costumi ed il credo dei singoli vadano sempre rispettati. In questo caso la collega è scesa in campo semplicemente rispettando i dettami della sua religione. Non mi esprimo su questi costumi ma non vedo nulla di male nel consentire di presentarsi con un abbigliamento che non provoca alcun problema né estetico né di sicurezza per i calciatori. Al contrario credo che sia molto apprezzabile che proprio il mondo degli arbitri si apra alle varie culture, soprattutto in un paese che sta diventando velocemente multietnico e nel quale c'è assoluta necessità di normalizzare i rapporti tra le varie culture.

Un plauso alla giovane collega per la coerenza e per il coraggio. Ad maiora.
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Re: Arbitra con il velo, la novità di Chahida

Messaggioda AssistantRef il mer feb 19, 2014 1:45 pm

La tesi sulla società multiculturale mi trova d’accordo in generale, ma continuo a giudicare pericoloso se si vorrà estendere, senza limiti, la possibile commistione tra sport e religione (e quindi politica).
Ho sempre ritenuto sostenibile la posizione che FIFA e CIO hanno avuto per anni, di evitare qualsiasi riferimento a religione e politica (non a caso messe in correlazione) sui campi da gioco: il motivo è che lo sport deve unire le persone, sulla base di valori comuni come la lealtà, lo spirito di competizione e il rispetto delle regole.
L'apertura che hanno fatto FIFA e CIO (si può ricordare la la scelta che assunse il CIO nel 2012, a fronte della contrarietà della Federazione Internazionale Judo, di ammettere in gara una judoka saudita la cui Federazione di appartenenza imponeva il velo, pena il ritiro dall'Olimpiade) è per garantire che, in particolare, le donne di alcune regioni del mondo avessero accesso alla pratica sportiva, cosa che veniva impedito loro dai rispettivi precetti religiosi rigidamente intesi e da alcune prescrizioni del regolamento; questo comporta che, per non attuare discriminazioni al contrario, l'uso del copricapo venga genericamente ammesso (attendiamo comunque la decisione definitiva dell'IFAB) sia per gli uomini che per le donne.
Capisco lo sforzo, vista la delicatezza del problema, ma resto contrario all’idea di una possibile illimitata apertura alle insegne di carattere religioso/politico (connotazione che ha, in fin dei conti, anche la hijab islamica come manifestazione di appartenenza ad una fede religiosa) nel contesto sportivo, perchè troppi sono i rischi che partite di calcio diventino occasione per scontri con motivazioni non sportive (e quindi rischio per la sicurezza pubblica); senza dimenticare che le pressioni per le modifiche regolamentari che si stanno proponendo (sull’uso del copricapo) sono state esercitate dai rappresentanti di quelle stesse Federazioni che, nell’ambito delle competizioni sportive, attuano discriminazioni rifiutandosi, per esempio, di competere con paesi considerati religiosamente e politicamente nemici come lo Stato di Israele (non mi spingo poi a pensare che tipo di trattamento ci sarebbe in Iran se la Nazionale israeliana si schierasse in campo indossando la kippah).
Quindi posso concedere che FIFA e CIO abdichino ai loro storici capisaldi all’insegna della laicità, intesa come assoluta neutralità sui campi da gioco rispetto all’argomento religioso, in nome dell’uguaglianza sostanziale a favore delle donne a cui è imposto il velo per precetto religioso, le quali altrimenti non potrebbero avvicinarsi allo sport; ma un limite, anche all’esercizio della libertà religiosa, credo che in certi casi vada imposto, altrimenti verrebbero messi a rischio altri principi come la sicurezza pubblica e, in certi contesti, il pluralismo religioso quando questo non si sposa con la reciprocità.
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Re: Arbitra con il velo, la novità di Chahida

Messaggioda giacomo78 il mer feb 19, 2014 3:07 pm

gtrs ha scritto:La religione è una scelta di vita, ma noi come possiamo verificare se uno è ateo/cattolico/ebreo/ mussulmano.....non possiamo , possiamo solo trattare tutti allo stesso modo indipendentemente dalla religione , età , sesso..... quindi o si permette a tutti o si vieta a tutti



d'acocrdissimo: il regolamento prevede un determinato abbigliamento, se si vuole fare il calciatore o l'arbitro bisogna adeguarsi, la motivazione religiosa (dicono che siamo noi italiani un popolo di bacchettoni cattolici!) non sta nè in cielo nè in terra. Io sono cattolico e porto al collo sempre una catenina con un crocifisso e al dito la fede.. per arbitrare me li tolgo.. perchè dovrei ? perchè è previsto per regolamento !!!

Ne voglio fare una questione religiosa ? sfido a trovare una sola persona nel mondo del calcio che difenderebbe il mio punto di vista..
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Re: Arbitra con il velo, la novità di Chahida

Messaggioda gadamer il mer feb 19, 2014 9:08 pm

I
o sono cattolico e porto al collo sempre una catenina con un crocifisso e al dito la fede.. per arbitrare me li tolgo.. perchè dovrei ? perchè è previsto per regolamento !!!


Punto primo: i precetti della tua religione te lo consentono, quindi per te nessun problema. Per altri può essere diverso.
Punto secondo: Il fatto che sia previsto dal regolamento è una semplice constatazione, come dire che oggi è mercoledì, ma non guarda se il regolamento è adeguato o meno a certi principi. Il problema è questo: può essere accettabile e condivisibile che il regolamento attuale possa subire delle modifiche o delle deroghe in virtù delle mutate istanze di una società multi culturale?
Si può rispondere con un sostanziale chissenefrega e con un: chi vuole arbitrare rinunci a vivere la sua (non esiste la religione, esistono “le” religioni) religione, ma con questo tipo di risposta ci si pone culturalmente ed eticamente sullo stesso piano (sia pure con un tasso di radicalità ben inferiore) dei paesi integralisti.
Questo pare vada bene per molti, personalmente la ritengo miopia pura a effetto boomerang, pur rispondendo, come accennavo nel post precedente a una sua logica.
Ed è sacrosanto avere più di una perplessità sopra una norma che potrebbe avere come deriva una sostanziale e anarchica libertà d’ingresso di abbigliamenti e simboli religiosi per l’apertura di scenari possibili e non tutti tranquillizzanti.
Per queste (e per altre ragioni che sarebbe troppo lungo analizzare) mi pare saggio diffidare dalle posizioni estreme: dall’oltranzismo regolamentare che sotto la veste di un’apparente equidistanza dalle posizioni religiose (dimenticando poi che nell’ordinamento alla religione cattolica sono concesse attenzioni diverse) mummifica uno status quo anacronistico, all’eccesso libertario col rischio reale paventato da AssitantRef di un’irruzione del fanatismo politico-religioso nel nostro mondo che di tutto ha bisogno tranne che nuove turbative.
Non si può, a mio avviso, ideologizzare più di tanto ma limitarsi ad adeguamenti ponderati (anche caso per caso, è il male minore).
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Re: Arbitra con il velo, la novità di Chahida

Messaggioda King il gio feb 20, 2014 2:03 am

Possiamo anche sottolineare come il velo sia simbolo della misoginia islamica?
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