teo6791pr ha scritto:Noi citiamo sempre la squalifica a vita come deterrente,[...]
In America per certi reati è prevista la pena di morte,vale a dire "se ti becco ti ammazzo", dovrebbe essere un deterrente, invece non lo è. Spesso non è la sanzione che spaventa,il problema va ricercato "oltre" , coinvolgendo sempre di più le società all'interno dell'aia, creando la cultura dell'errore arbitrale e portandolo ai livelli dell'errore del calciatore.
Prendo spunto da queste tue poche parole per una riflessione semplice, come - a mio avviso - è abbastanza semplice anche il problema.
Già Beccaria, nel Settecento, scriveva che l'effetto deterrente di una pena risiede in due fattori: la severità e il grado di certezza con cui essa punisce le violazioni.
Il problema della giustizia penale è, a mio avviso, opposto a quello della giustizia sportiva; mi spiego.
Per mandare un ladro in carcere, bisogna innanzitutto acciuffarlo, poi processarlo e infine, trovare abbastanza elementi per giudicarlo colpevole oltre ogni ragionevole dubbio. In sostanza, un ladro ruba non perchè la pena sia troppo mite, ma perchè con buona probabilità non sarà mai condannato.
Nel caso della giustizia sportiva ci troviamo nel problema opposto: chi commette violenza viene visto dall'arbitro, segnalato sul referto, e condannato su questa base alle pene previste dal regolamento. In sostanza, un calciatore picchia l'arbitro nonostante sia certo di essere punito perchè le pene sono così lievi che probabilmente tornerà in campo dopo una sempre troppo breve squalifica.
Il problema della giustizia sportiva è CHIARAMENTE quello delle pene troppo miti per la violenza. L'introduzione della radiazione, d'ufficio, per qualsiasi tipo di agressione all'arbitro porterebbe definitivamente alla drastica diminuzione delle agressioni da parte di tesserati.
A ciò, a mio avviso, andrebbe aggiunta una procedura di risarcimento che garantisca risarcimenti economici a danno dei colpevoli e a favore delle vittime (gli arbitri) basandosi, questa volta, non sul referto ma sulle testimonianze, ad esempio della squadra avversaria, testimonianze che sarebbero determinanti in un procedimento di tipo civile (strada che l'AIA, al momento, intende non percorrere).
Altro problema è, invece, quello che riguarda le agressioni da parte del pubblico in cui si ritorna alla situazione iniziale: totale immunità dovuta alla confusione. In questo caso, a mio parere, andrebbe fatta leva sulla responsabilità oggettiva delle società attraverso un sistema di risarcimenti a danno delle stesse che, poi, andrebbero a rivalersi su elementi del pubblico mediante la giustizia ordinaria (=certezza di impunità, da cui conseguirebbe una maggior prevenzione da parte delle società stesse).